L’intervento è stato attuato nell’ambito di un accordo di collaborazione sottoscritto nel maggio del 2022 fra la Fondazione Franzoni (Direttore can. C. Paolocci), la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Genova e la provincia di La Spezia (Soprintendenti M. Salvitti e C. Bartolini) e l’Opificio delle Pietre Dure (Soprintendenti M. Ciatti e E. Daffra) con l’obbiettivo di acquisire nuovi dati di conoscenza per la definizione di un progetto organico finalizzato al restauro e alla valorizzazione di Grotta Pavese. Per la Soprintendenza i lavori di coordinamento e messa in sicurezza sono stati condotti da F. Passano (Rup), C. Arcolao (D.L.), A. Mairani e P. Parodi (D.O.)
Università di Genova, Dipartimento di Architettura e Design: relazione ed elaborati tecnici; rilievo geometrico e fotogrammetrico; elaborati grafici.
Istituto di Scienze, Tecnologia e Sostenibilità per lo Sviluppo dei Materiali Ceramici (CNR-ISSMC), Michele Macchiarola: studio per la messa a punto delle malte di restauro
Alle attività sul campo hanno preso parte per un breve periodo gli studenti della Scuola di Alta Formazione e di Studio del PFP 1 (IV anno): C. Borrelli, L. Castellucci, A. Filippi, G. Uraghi.
Si ringraziano per il contribuito allo sviluppo del progetto: F. Boggero, L. Magnani, M. Mozzo, M. Stucchi.
La costruzione della Grotta, commissionata dal savonese Camillo Pavese in concomitanza del suo matrimonio con Maria Doria (1594), non solo suggella l’unione fra le due famiglie, attraverso la scelta dei soggetti rappresentati nelle composizioni polimateriche, ma anche rappresenta una ragionata ostentazione di prestigio sociale ed economico immediatamente percepibile dalla ricchezza e varietà dei materiali utilizzati.
Queste caratteristiche, che meritarono la definizione dell’architetto tedesco Joseph Fürttenbach di «grotta più nobile ed elegante che si possa vedere in tutta Italia», fanno di Grotta Pavese uno degli esempi più rappresentativi di questo tipo di attestazioni ampiamente diffuse tra il XVI e il XVII secolo nelle ville della nobiltà genovese collocate fuori le mura della città.
La costruzione, attualmente avulsa dal contesto paesaggistico antico, fu realizzata completamente fuori terra con mattoni pieni, inserita in una terrazza che delimitava il lato nord del giardino all’italiana della villa. La facciata con prospetto a tre fornici è decorata con cariatidi femminili, protomi leonine e femminili. Il vasto ambiente interno si sviluppa con un atrio d’ingresso tripartito da cui si accede ad un altro vano a pianta ottogonale, delimitato da pilastri e coperto da un’imponente cupola. Lo spazio è delimitato da una grande vasca anulare in cui scorre ancora l’acqua; aldilà di questa si aprono sei piccole nicchie, un tempo adornate da statue, alternate a nicchie di più ampie dimensioni che ospitavano sculture polimateriche di cui sono ancora visibili i resti.
Tutta la zona che si sviluppa intorno alla vasca è completamente rivestita con speleotemi di varie forme e dimensioni (stalattiti, stalagmiti ed altre concrezioni calcaree) applicati in grande quantità sulle pareti e sul soffitto in modo da simulare un ambiente cavernoso naturale che contrasta con la decorazione della parte centrale completamente rivestita da ricchi mosaici polimaterici.
La prematura scomparsa di Camillo Pavese, seguita dalla morte precoce del suo unico erede, condizionarono i destini della Grotta, probabilmente rimasta in uso solo per pochi decenni. Dalle cronache dei contemporanei risulta evidente l’interesse e lo stupore suscitato in ospiti e viaggiatori di alto rango. Fra i fatti legati a questo luogo è ben noto l’evento organizzato nel 1607 con “musica alla spiaggia e banchettini privati, ma lauti alla fontana Pavese, con l’intervento di belle ninfe” in occasione della permanenza a Genova di Vincenzo Gonzaga, duca di Mantova.
Grotta artificiale con rivestimento in mosaico polimaterico e concrezioni calcaree ad imitazione di grotte di origine naturale. Gli elementi costituenti il mosaico sono allettati su strati di malta di consistenza e colore variabile. Gli speleotemi della parte rustica sono fissati alla struttura portante fili e perni metallici di dimensioni variabili fissati con l’ausilio di malta.
La destinazione del complesso architettonico ad istituto religioso nel corso del XVIII secolo ha in parte protetto il delicato equilibrio di Grotta Pavese ed evitato le pesanti manomissioni subite, viceversa, da altri simili complessi genovesi.
Nonostante gli inevitabili segni del tempo e alcuni interventi pregressi non particolarmente felici – fra cui la parziale demolizione negli anni Trenta del secolo scorso della grande nicchia opposta all’ingresso autorizzata per consentire la costruzione di una grande arteria stradale (l’attuale via Cantore) – Grotta Pavese mantiene ancora ben leggibile la magnificenza dell’impianto originario.
Le principali cause di degrado, attribuibili a fattori diversi, sono riconducibili al disuso e alle sfavorevoli condizioni ambientali che hanno influito sulla comparsa di varie forme di alterazione.
La superficie del mosaico polimaterico è interessata da numerose lacune di varia estensione dovute alla caduta di singole tessere o, purtroppo, a più estese porzioni di rivestimento. Il fenomeno risulta diversificato in base alla natura dei materiali costitutivi e/o alla posizione all’interno nella Grotta che influisce in maniera significativa sul livello di tenuta degli strati di rivestimento.
Nella zona più vicina all’ingresso i pilastri e la controfacciata mostrano un avanzato stato di degrado, da attribuirsi principalmente alla risalita capillare dell’acqua e alla presenza di sali solubili che hanno favorito il processo di disgregazione degli strati di malta con conseguente distacco degli elementi di rivestimento; in alcuni punti la perdita è di tale entità da rendere visibile la muratura sottostante.
Altre evidenti lacune sono visibili nella volta dell’atrio e nella zona della cupola centrale e del tamburo dovute, anche in questo caso, al processo di disgregazione delle malte di sottofondo, già verosimilmente compromesse, e interessate da ripetute e prolungate infiltrazioni d’acqua provenienti dalla terrazza soprastante.
Le superfici della parte rustica presentano numerose mancanze sulle pareti e sul soffitto del corridoio anulare dove, nel corso del tempo, molti speleotemi si sono spezzati spontaneamente anche a causa dell’avanzato degrado dei perni e delle armature metalliche di sostegno. Alcune delle parti distaccate sono state rinvenute nella vasca sottostante.
Dall’esame delle superfici della Grotta risultano chiaramente percepibili segni di restauri pregressi, finalizzati all’integrazione delle lacune e al contenimento tramite stuccature e/o fermature della caduta degli elementi del polimaterico. Di tali interventi, assegnabili a mani diverse, non sempre è stato possibile determinare in maniera precisa il periodo di realizzazione.
Alcuni potrebbero essere piuttosto antichi, altri invece potrebbero essere ipoteticamente collocabili a poco dopo il 1933, anno a cui risale un documento dell’Ufficio per i monumenti della Liguria afferente all’allora Soprintendenza all’arte medievale e moderna, nel quale si mette in evidenza il degrado della Grotta e si invita l’allora direttore dell’Istituto delle Madri Pie Franzoniane a predisporre un piano di restauri per l’intero ambiente.
Ai primi anni duemila risalgono invece alcuni diffusi interventi di stuccature e consolidamenti, oltre che alcune prove di integrazione delle gocce in maiolica, dei cristalli di calcite spatica e delle tessere rosse in pasta vitrea, realizzate con malta incisa, modellata e/o dipinta riconoscibili soprattutto nella volta dell’atrio della Grotta.
La terrazza soprastante la Grotta, già interessata da un intervento di impermeabilizzazione condotto nel 1998-1999, è stata oggetto di un recentissimo provvedimento d’urgenza realizzato grazie al finanziamento MiC assegnato alla Soprintendenza MET-GE con l’obiettivo di monitorare lo stato di conservazione della copertura ed eseguire un intervento mirato all’eliminazione dei fattori di degrado e alla protezione provvisionale delle superfici maggiormente esposte.
Nell’ambito del progetto sono state programmate numerose indagini scientifiche con lo scopo di acquisire nuovi dati di conoscenza su interventi pregressi e materiali costitutivi, nonché di supportare i protocolli operativi relativamente a prove di pulitura e di consolidamento. Al momento dell’avvio delle attività risultavano disponibili solo poche analisi eseguite in contesti diversi e riferiti perlopiù all’insieme delle grotte genovesi.
I primi risultati emersi dallo studio recente hanno permesso di ricavare informazioni fondamentali circa la composizione dei materiali costitutivi (soprattutto malte e tessere vitree) e l’individuazione delle principali cause di degrado. Tali informazioni potranno indirizzare il futuro progetto di restauro.
Una parte delle indagini è stata dedicata al degrado biologico, responsabile di vari tipi di colonizzazione in alcune aree della Grotta, al fine di individuare i principali bioinquinanti e prevedere strategie di rimozione e di prevenzione della crescita in un ambiente caratterizzato dalla presenza di acqua e di elevata umidità relativa, come confermato dai risultati del monitoraggio termoigrometrico, effettuato tramite rilevatori sistemati in diversi punti all’interno della grotta con oltre sei mesi di acquisizioni giornaliere. Attraverso la lettura dei dati registrati è stato anche possibile appurare l’andamento dei fenomeni di escursione dei parametri termoigrometrici.
L’accordo sottoscritto nel 2022 ha previsto lo svolgimento di numerose attività quali studi sui materiali costitutivi, mappature degli interventi pregressi e del degrado, definizione di protocolli di intervento per la pulitura e il consolidamento delle superfici, oltre che le indagini diagnostiche già illustrate.
Durante le settimane dedicate all’attività sul campo sono state eseguite numerose prove di pulitura su alcuni pilastri precedentemente individuati per lo sviluppo del progetto pilota. L’eterogeneità dei materiali caratterizzanti il mosaico ha reso più complessa la fase delle scelte operative, che ha previsto soluzioni diversificate a seconda dei materiali e del loro stato di conservazione. In alcuni casi si è reso necessario eseguire interventi preliminari di fermatura e messa in sicurezza.
Sono anche state realizzate alcune prove di consolidamento con prodotti diversi con l’obiettivo di verificarne la compatibilità con i materiali storici e l’efficacia in relazione alle particolari condizioni microclimatiche della Grotta.
Restano ancora da affrontare le questioni relative all’impostazione dell’intervento per la parta rustica, che sarà oggetto di un futuro approfondimento, e al tema dell’integrazione delle lacune in merito al quale la Soprintendenza sta procedendo con la nomina di un Comitato Tecnico Scientifico specificamente individuato.
La scelta della metodologia operativa si presenta particolarmente complessa anche a causa della grande eterogeneità dei materiali costitutivi e della spiccata tridimensionalità dell’insieme.
In merito alla compatibilità dei materiali sono state eseguite in laboratorio e in situ alcune prove sperimentali sulla base delle ricette messe a punto dal CNR-ISTEC per la definizione di malte d’intervento del tutto compatibili con i materiali storici e con una porosità tale da poter svolgere una funzione traspirante per la fuoriuscita dell’umidità e dei sali presenti nelle murature.
Le attività condotte durante l’intervento pilota rappresentano un avanzamento significativo delle conoscenze e una solida base per lo sviluppo di strategie di conservazione e tutela a medio e lungo termine di questo eccezionale patrimonio.
Su Grotta Pavese:
Sull’intervento, sull’insieme delle indagini diagnostiche effettuate e sui principali dati emersi:
Sui materiali e sulle tecniche esecutive:
Sulle prime riflessioni relative al trattamento delle lacune:
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