Nel 1627, Don Camillo Barbavara riceve dal Tesoriere Don Vincenzo Inguardiola la commissione di un prezioso reliquiario per custodire la reliquia dei capelli della Vergine, da conservare presso la Chiesa Madre Collegiata di Piazza Armerina. Figura atipica di sacerdote e orafo, attivo a Piazza Armerina e Palermo, dove fu rettore della chiesa di San Matteo (nella quale venne sepolto nel 1662, anno della morte), Don Barbavara emerge nella prima metà del XVII secolo come uno dei più abili smaltatori siciliani. Il Reliquiario di Piazza Armerina sembra essere, allo stato attuale, la prima opera a lui ascrivibile, a cui seguono, nella stessa Cattedrale di Piazza Armerina, la Manta della Madonna del Vessillo e, nella Cattedrale di Palermo, un prezioso Calice e una Mitra.
Il piccolo e prezioso reliquiario si compone di due parti principali: il piede e il fusto sono realizzati in argento dorato, fuso e tornito, originariamente arricchiti da applicazioni in oro smaltato, ormai in gran parte scomparse; la parte superiore, il ricettacolo architettonico, è largamente costituito da elementi in oro smaltato con vari colori, realizzati sia in lamina che per fusione. La reliquia è contenuta all’interno di una teca sfaccettata in cristallo di rocca.
Ab istanti morte ereptus D. D. Vinc. Inguardiola
L’opera, da sempre impiegata nella liturgia religiosa, si presentava compromessa nella sua integrità da molteplici fratture, deformazioni e schiacciamenti, oltre alle numerose lacune dovute alla perdita di elementi decorativi. La situazione più grave era certamente quella che interessava la cupoletta apicale, sfondata forse a seguito di un urto, con rottura e deformazione del metallo e perdita di smalto. A seguito dei danni meccanici, si sono verificate cadute di porzioni di smaltatura anche su altri elementi. Sporco generico e depositi cerosi erano presenti su tutte le superfici.
Per poter procedere in modo efficace e sicuro, l’opera è stata sottoposta a parziale smontaggio, nella misura in cui questa operazione fosse realizzabile senza arrecare danni. Le operazioni di pulitura, finalizzate alla rimozione dei prodotti di deposito e di degrado, sono state condotte contestualmente a quelle di consolidamento degli smalti, in più punti a rischio caduta. Sono state eseguite limitate azioni di ripristino formale, specialmente nella cupoletta apicale, gravemente schiacciata, tramite azioni meccaniche, condotte con estrema cautela, vista la presenza degli smalti. Ciò ha comunque consentito di recuperare una maggiore volumetria e migliori punti di contatto tra le linee di rottura. I consolidamenti sono stati eseguiti, in parte, tramite saldatura a mezzo laser e, laddove non possibile, tramite incollaggi con idonee resine.
DI NATALE M. C., Gioielli di Sicilia, Palermo, Flaccovio, 2000, pp. 129-156.
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