Laura Benvestito (Biblioteca Nazionale Marciana), Raffaella Fontana, (CNR-INO), Roberto Bellucci (Imaging), Daniele Ciappi (Radiografia)
La miniatura raffigura il Dio Marte su una biga trainata da due cavalli rossi. La figura si staglia su un paesaggio arioso, con un prato verde scuro in primo piano, alberi, un elemento roccioso a destra e in lontananza una fortificazione. Gran parte dell’ambientazione della scena è occupata dal cielo azzurro che da ampio risalto alla figura del Dio.
La miniatura su pergamena faceva parte in origine del codice Silio Italico Lat. XII, 68 (451bis), miniato da Zanobi Strozzi verso la metà del XV secolo e conservato alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia. La pagina con altre 6 dello stesso artista, fu tagliata e asportata dal codice, per poi essere incollata alla fine del XVIII secolo su una tavoletta lignea. Sul verso della tavoletta, in alto direttamente sul legno è apposta una scritta a penna e inchiostro nero con riportato “opera Di Attavante Celebre Miniatore del 1450. Descritta a… da Giorgio Vasari nel suo Libro delle vite dei Pittori, alla vita di Frà Giovanni, a carta 271….di Bologna 3…di Manolissi 1661”.
La tecnica pittorica è tempera magra con uso di foglia d’oro sulla cornice perimetrale e lumeggiature con oro a conchiglia sull’armatura di Marte e nei finimenti del cavallo e della biga.
Molto particolareggiata e preziosa, la miniatura è stata eseguita con una ricca tavolozza di pigmenti come Lapislazzuli, Bianco di piombo, Nero di vite, Cinabro, Malachite, Terra verde e Verde rame, Lacca rossa, Terra d’ombra naturale, Terra di Siena bruciata e Ocra gialla.
La miniatura a piena pagina è interamente incollata ad una tavoletta lignea, che presenta nella parte superiore e inferiore due listelli di noce. Questo tipo di montaggio, purtroppo frequente in epoche remote, oltre a nascondere il verso e le caratteristiche del supporto primario, ha favorito il danneggiamento dell’opera: il listello inferiore infatti, probabilmente per un danno meccanico, si era parzialmente staccato, trascinando parte della pergamena e provocando una vistosa rottura lungo quasi tutto il bordo della miniatura.
Tale danno risulta già presente nella documentazione fotografica degli anni 60’ del secolo scorso: un dissesto per ora fermo ma destinato ad aggravarsi se il delicato equilibrio attuale dovesse risentire di qualche modifica fisica o termo-igrometrica.
La lunga esposizione senza alcuna protezione e un intervento di restauro effettuato in epoca imprecisata, avevano causato altri danni: la miniatura era infatti coperta da numerosi depositi di deiezioni di mosche che in varie parti avevano strappato il colore e da innumerevoli ritocchi pittorici alterati, eseguiti in particolar modo sul cielo a coprire sia le deiezioni sia le mancanze di colore originario. Le integrazioni cromatiche nel cielo risultavano particolarmente riconoscibili con l’impiego di luce radente, grazie alla differente riflettanza rispetto alla cromia originaria, caratterizzata dalla marcata granulometria del pigmento originale usato (lapislazzuli).
La superficie pittorica era inoltre compromessa da una stesura filmogena bianco-grigiastra, che ha determinato la perdita parziale di brillantezza dei colori e un totale appiattimento dei valori cromatici e dalla presenza di grumi di materiale giallo bruno di consistenza rigida, sempre di natura proteica, che avevano causato, contraendosi, micro perdite di colore.
In epoca imprecisata, la miniatura era stata oggetto di un intervento di restauro a carico del film pittorico, atto a consolidarlo e ad eliminare l’effetto maculato provocato dalle macchioline brune delle deiezioni di mosche. Le integrazioni cromatiche, a base di bianco di zinco e indaco, oggi alterate, erano state eseguite sia sopra le deiezioni non rimosse, sia in corrispondenza di micro mancanze di colore provocate da precedenti e maldestri tentativi di asportazione delle stesse. Oltre a ciò l’intera superficie era stata ricoperta da una stesura disomogenea di natura proteica che ha ingrigito e irrigidito sia il film pittorico che il supporto membranaceo.
Indagini multispettrali nel Visibile, nell’UV e nell’Infrarosso, Radiografia, Profilometria, Spettroscopia di Riflettanza, XRF Mapping.
Considerando il perfetto ancoraggio della miniatura alla tavoletta lignea, è stato escluso lo stacco totale dell’opera dal supporto: il restauro si è indirizzato invece verso un intervento più puntuale sia sulla pergamena che sul film pittorico. Dopo una serie di indagini non invasive, finalizzate all’analisi della tecnica pittorica del Pesellino e allo studio dei processi di degrado in corso, l’intervento sulla miniatura ha comportato lo stacco della parte lesionata, il suo restauro e riposizionamento sulla tavoletta lignea, nonché una delicatissima pulitura della superficie dipinta allo stereomicroscopio, per eliminare il disturbo visivo dei depositi superficiali di varie sostanze e dei ritocchi pittorici del precedente restauro.
Queste in sintesi le fasi dell’intervento conservativo:
A questa fase è seguito l’intervento sul film pittorico che è consistito in una pulitura puntuale allo stereomicroscopio delle deiezioni di mosche e dei ritocchi pittorici alterati, operando con differenti metodi e materiali a seconda del tipo di materia da assottigliare o da rimuovere.
La prima operazione ha comportato la rimozione puntuale delle deiezioni a bisturi con micro applicazione di Nanorestore Gel® -CSGI e Gel PVA/Borace, materiali selezionati in base alla resistenza e allo spessore dei residui da rimuovere,
Stessa metodologia è stata usata per la rimozione dei ritocchi a tempera nella porzione del cielo.
Anche l’assottigliamento del materiale proteico applicato in modo disomogeneo sulla superficie, si è svolto in maniera puntuale, tenendo conto dell’affinità con il legante proteico originario e quindi del conseguente rischio di solubilizzazione della pellicola pittorica, impiegando l’azione combinata e graduale di un gel siliconico emulsionante, rimosso a secco e mediante lavaggio idoneo. Nel rispetto della peculiarità della tecnica originaria non è stato steso un film protettivo.
L’intervento conservativo ha permesso di consolidare la struttura, eliminare il disturbo visivo creato dai danni presenti e di restituire una corretta lettura dell’opera, valorizzandone la preziosità dei materiali e della tecnica artistica.
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