Probabilmente destinato alla corsia maschile dello Spedale di Santa Fina, esso rimase in quella collocazione fino agli anni settanta del Novecento quando, a seguito di lavori alla struttura, venne trasferito nell’adiacente abitazione delle suore.
Scomparso e dimenticato, nel 1994 è stato oggetto di una vera e propria riscoperta, seguita dal deposito presso i Musei Civici di San Gimignano.
Nella primavera del 2010 è stato infine collocato presso la Pinacoteca.
La figura di Cristo è ricavata dall’intaglio a tutto tondo in un blocco di legno, al quale sono stati aggiunti ulteriori elementi lignei per completare il modellato al difuori del massimo ingombro del tronco. Questa è svuotata dal retro per eliminare il midollo e richiusa con due inserti lignei di forma ovale. Il primo, più lungo, parte dalle spalle per arrivare fino quasi alla vita, chiudendo la schiena, mentre il secondo parte dal punto vita e comprende le natiche.
Prima di richiuderlo è stato inserito sul retro un occhiello metallico che funge da aggancio alla croce.
Le braccia sono assemblate al resto del corpo tramite incastri a mezza pialla, con forma a coda di rondine, nascosti su entrambi i lati da due inserti lignei.
Il perizoma è realizzato con tela gessata applicata sopra al modellato del corpo nudo.
L’intaglio ligneo è stato rifinito nel modellato e preparato al colore con una stesura di gesso molto sottile. La policromia è anch’essa sottile e dall’aspetto compatto e lucido.
L’opera è stata visionata dal personale addetto del Settore restauro Sculture lignee policrome dell’Opificio delle Pietre Dure in occasione della richiesta di prestito per l’esposizione alla mostra Verrocchio, maestro di Leonardo, inaugurata l’8 marzo 2019.
Col sopralluogo è stata confermata la presenza di un’apertura di tipo strutturale sulla guancia destra, già segnalata dal funzionario restauratore della SABAP di Siena, che ha destato preoccupazione potendo provocare il distacco di parte della testa, in quanto corrispondente alla commettitura di un elemento aggiunto in fase di lavorazione per ricavare la parte più aggettante.
L’apertura, già documentata durante il precedente restauro, era stata richiusa con uno stucco a cera. Dalle vecchie immagini e dalla caduta della stuccatura abbiamo potuto notare un lieve aumento dimensionale dovuto, probabilmente, al ritiro del legno in relazione alle variazioni termoigrometriche repentine e ad un UR al di sotto dei valori idonei.
Tale fenomeno ha richiesto l’osservazione dell’opera e la misurazione delle variazioni dimensionali.
Inoltre, erano presenti alcuni sollevamenti di policromia e preparazione, attribuibili alle variazioni climatiche sopradette, e piccole cadute di colore in corrispondenza delle integrazioni pittoriche del precedente restauro.
Il Crocifisso è stato restaurato nel 2003-2004 dalla restauratrice Barbara Schleicher.
L’intervento aveva interessato la rimozione delle ridipinture e il risanamento sia del supporto ligneo sia del perizoma in stoffa. Lo spacco sul volto del Cristo era stato chiuso con un impasto a base di gesso e cera pigmentata e le lacune dello strato pittorico integrate pittoricamente previa stuccatura con gesso e colla.
Per valutare le dimensioni dell’apertura sul volto del Cristo è stata eseguita una radiografia che, purtroppo, non è stata esaustiva. Per monitorare eventuali variazioni dimensionali sono state, quindi, effettuate due campagne di rilievo 3D, con un passo di campionamento pari a 0,12 mm utilizzando uno scanner a luce strutturata, a distanza di circa un anno tra loro: nella prima acquisizione sono state riprese 86 range map, mentre nella seconda 84.
Dal processing dei dati sono stati generati due modelli 3D che hanno permesso di stabilire se vi fossero state, nei mesi tra le due misurazioni, delle variazioni di forma dell’opera con particolare attenzione all’apertura oggetto delle indagini.
L’intervento è stato di tipo conservativo, mirando alla messa in sicurezza dell’opera tramite la fermatura puntuale dei sollevamenti di colore e l’integrazione pittorica delle micro-lacune, presenti principalmente nelle aree interessate dal vecchio restauro.
Di particolare interesse è stato il monitoraggio delle variazioni dimensionali dell’apertura presente sul volto, effettuando due campagne di rilievo 3D a distanza di circa un anno tra loro.
Per stimare e visualizzare le discrepanze tra i due modelli 3D generati, è stata calcolata la distanza tra le due superfici e codificata in valori RGB che possono essere memorizzati come attributo colore nei vertici del modello, permettendo di esaminare visivamente eventuali differenze.
I dati ottenuti hanno documentato che non ci sono state variazioni apprezzabili nell’intervallo di misura dello strumento utilizzato.
Una volta completata la misurazione, l’apertura è stata richiusa con cera pigmentata, sia a scopo estetico sia conservativo.
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