Il lampadario (polycandelon) bizantino in bronzo fuso e laminato è sospeso con una catena ad anelli collegati in tre punti a sostegno a croce greca in lamina di bronzo. È costituito da un cerchione in bronzo fuso con sei fori per accogliere le coppelle in vetro delle lampade a olio, oggi perdute. Inoltre presenta tre catene composte da maglie di filo piegato e modellato in lega di rame, collegate al raccordo della catena in bronzo fuso, ed infine una croce in lamina sagomata a martello e tagliata a scalpello in rame.
Lo stato di conservazione era buono, considerando che le tracce di terra di scavo e i punti localizzati di corrosione attiva non costituivano una possibile causa di progressivo degrado. Le catene di sostegno erano invece in mediocre stato di conservazione a causa della corrosione irreversibile del metallo.
Dall’osservazione del manufatto si può ipotizzare che esso sia stato sottoposto a un intervento di restauro eseguito mediante l’eliminazione della terra di scavo, la pulitura superficiale del metallo e l’inibizione della corrosione con un prodotto apposito, probabilmente benzotriazolo in soluzione alcolica.
L’intervento di restauro è stato finalizzato a una revisione conservativa. A tale scopo, è stata effettuata l’eliminazione delle tracce di terra di scavo adese in superficie, mediante pulitura meccanica con bisturi. coadiuvata dal passaggio di solventi per la rimozione delle polveri prodotte durante la pulitura meccanica. Le superfici sono state infine protette con un prodotto formulato appositamente per la conservazione dei bronzi, a base di cere e resine, con aggiunta di inibitore di corrosione del rame. Per allentare il carico di tensionamento delle catene, ormai prive delle loro caratteristiche originali di sollevamento del cerchione in bronzo fuso, è stato introdotto filo di nylon ad assolvere la funzione di scarico dei pesi.
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