Progetto per la ricollocazione dell’opera nella chiesa dell’Immacolata: Lisa di Marco (Tipo Studio); Meccanismo di sollevamento: Fabio Righi (EFFERRE)
Il Crocifisso giunse nei depositi del Museo Nazionale del Bargello in epoca imprecisata, probabilmente a causa delle soppressioni ottocentesche dei conventi, ed è citato con il numero 15 nel Catalogo descrittivo degli oggetti d’arte. Sculture lignee del R. Museo Nazionale del Bargello, redatto nel 1917; la sua vicenda è documentata in diverse registrazioni, conservate nel museo nazionale.
L’opera fu concessa in deposito temporaneo alla chiesa di San Martino a Montughi nel marzo 1929 dalla Regia Soprintendenza all’Arte Medievale e Moderna della Toscana, per volontà dell’allora Ministero competente e verbale delle RR. Gallerie fiorentine, per essere esposta sopra l’altare principale, dove rimase fino al 1936, data in cui la scultura venne ancora una volta trasferita presso la nuova parrocchia dell’Immacolata e San Martino.
Il Crocifisso giunse nei depositi del Museo Nazionale del Bargello in epoca imprecisata, probabilmente a causa delle soppressioni ottocentesche dei conventi, ed è citato con il numero 15 nel Catalogo descrittivo degli oggetti d’arte. Sculture lignee del R. Museo Nazionale del Bargello, redatto nel 1917; la sua vicenda è documentata in diverse registrazioni, conservate nel museo nazionale.
L’opera fu concessa in deposito temporaneo alla chiesa di San Martino a Montughi nel marzo 1929 dalla Regia Soprintendenza all’Arte Medievale e Moderna della Toscana, per volontà dell’allora Ministero competente e verbale delle RR. Gallerie fiorentine, per essere esposta sopra l’altare principale, dove rimase fino al 1936, data in cui la scultura venne ancora una volta trasferita presso la nuova parrocchia dell’Immacolata e San Martino.
Benché il Crocifisso conservi la policromia originale, quasi eccezionalmente priva di ridipinture totali della superficie, la qualità e la tonalità del colore erano difficilmente valutabili per i depositi di materiali estranei all’opera.
Di particolare rilievo era la perdita di adesione tra il braccio sinistro e la relativa spalla, risultante quindi mobile. Inoltre, erano presenti fessurazioni del legno, sia sul volto del Cristo sia sul retro, causate dalle naturali contrazioni del tronco pieno in corrispondenza delle variazioni termo-igrometriche, e fori di sfarfallamento per via di pregresse infestazioni di insetti xilofagi.
Il Crocifisso è stato restaurato dalla ditta Fedeli tra il 2001 e il 2002.
Nonostante non vi siano ulteriori testimonianze di precedenti restauri, sulla scultura sono stati sicuramente eseguiti vari interventi conservativi, vista la presenza di una vecchia patinatura (a noi giunta parzialmente rimossa, ma documentata da varie fonti), ridipinture e ritocchi applicati in tempi e con metodi differenti.
Il progetto di restauro ha previsto analisi morfologiche al microscopio ottico per la caratterizzazione dei pigmenti e del legante, indagini per l’identificazione della specie legnosa e indagini radiografiche per lo studio della tecnica di costruzione e l’intervento strutturale.
L’opera è stata disinfestata tramite anossia, protratta per cinque settimane per garantire l’eliminazione degli insetti in tutti gli stadi di crescita. Successivamente la pellicola pittorica è stata messa in sicurezza tramite il fissaggio puntuale dei sollevamenti e dei micro-sollevamenti di colore e preparazione. Per quanto riguarda l’intervento di pulitura, dopo aver eseguito i test preliminari (metodo Wolbers-Cremonesi, metodo Stavroudis), sono stati messi a punto differenti sistemi, a seconda della natura del materiale da rimuovere e del grado di bagnabilità della superficie pittorica, vista la presenza di un cretto aperto e di numerose lacune.
L’intervento strutturale ha riguardato la chiusura degli spacchi radiali con legno di balsa, sia a scopo conservativo sia estetico, e l’incollaggio del braccio destro. Per intervenire correttamente abbiamo deciso di staccare totalmente il braccio dalla sede dell’incastro, analizzando la radiografia e assicurandoci che non vi fossero perni lignei o chiodi ad impedirne lo smontaggio. Una volta staccato, abbiamo constatato che il ritiro del legno nelle due parti contrarie (sede della forcella in corrispondenza della spalla destra del Cristo e il tenone nella parte finale del braccio), aveva deformato le due facce dell’incastro, originariamente combacianti, motivo per il quale l’incollaggio aveva ceduto. Per non riempire lo spazio vuoto con una resina sintetica, soprattutto vista l’integrità della struttura originale, abbiamo rettificato il tenone incollandovi una soletta della stessa specie lignea dell’originale e lavorando a scalpello fino alla perfetta ricongiunzione tra i pezzi. Una volta ritornato in posizione ottimale, il braccio è stato incollato con colla forte come in origine.
Le lacune, le micro-lacune, le fessurazioni chiuse con il legno e la craquelure eccessivamente evidente sono state stuccate con gesso e colla animale e integrate pittoricamente con colori ad acquerello, scelti per brillantezza e facile reversibilità.
C. Acidini Luchinat, M. Gregori, A. Paolucci (a cura di), Maestri e botteghe. Pittura a Firenze alla fine del Quattrocento. Catalogo della mostra, Firenze, 16 ottobre 1992-10 gennaio 1993, Silvana Editoriale, Milano, 1992, pp. 268-269;
B. Santi, Giuliano da Maiano e Neri di Bicci: due botteghe quattrocentesche in collaborazione, in Giuliano e la bottega dei da Maiano. Atti del Convegno Internazionale di Studi, Fiesole, 13-15 giugno 1991, a cura di Daniela Lamberini, Marcello Lotti, Roberto Lunardi, Octavo, Firenze, 1994, pp. 369-370;
B. Santi, Don Romualdo da Candeli, scultore camaldolese del Quattrocento, in Vocazione artistica dei religiosi, numero speciale di “Arte cristiana”, LXXXII, 764-765, settembre-dicembre 1994, pp. 365-370;
C. Donato, Dal colle al piano. La Parrocchia dell’Immacolata e San Martino a Montughi, Edizioni della Parrocchia a Montughi, Firenze, 1996, pp.187-189;
M. Burresi, Sacre Passioni. Scultura lignea a Pisa dal XII al XV secolo. Catalogo della mostra, Pisa, Museo Nazionale di San Matteo, 8 novembre 2000-8 aprile 2001, 24 Ore Cultura, 2000, p. 231;
B. Santi, Un diario, un pittore, un monaco: Neri di Bicci e Don Romualdo, in Fece di scoltura di legname e colorì a cura di Alfredo Bellandi, Giunti, Firenze, 2016, pp. 88-101;
Scheda OA ICCD;
Catalogo descrittivo degli oggetti d’arte. Sculture lignee del R. Museo Nazionale del Bargello, n. 15, 1917.
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