David Speranzi (relatore)
Il Laudario di Santo Spirito, acquisito dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze nel 1809, costituisce la più ricca raccolta di iniziali miniate tra gli esemplari coevi prodotti a Firenze e tramanda antichi testi musicati italiani: 98 laudi monodiche in volgare italiano e un sequenziario latino parziale. Il Laudario è stato realizzato per la Compagnia di laudesi di Santo Spirito, istituzione laica religiosa fondata alla fine del XIII secolo nella chiesa agostiniana di Santo Spirito. La datazione del manoscritto si basa sugli elementi stilistici presenti nelle 102 miniature e sulla presenza di una rappresentazione del beato Agostino Novello, morto nel 1309 e raffigurato senza aureola, elemento iconografico che compare alcuni decenni dopo la sua morte.
I miniatori, denominati dalla critica Maestro del Laudario e Secondo Maestro del Laudario, probabilmente affiancati da collaboratori, operarono entrambi a inizio Trecento fondendo stilemi duecenteschi con le novità stilistiche da poco introdotte da Giotto.
Il codice è formato da 153 carte suddivise in 18 quaternioni, 1 ternione, 2 binioni.
Il testo è redatto con inchiostro bruno, la musica con notazione quadrata su tetragramma rosso. Le miniature, realizzate a partire da disegni preparatori a punta di piombo e inchiostro, sono ricavate entro spazi contenenti note manoscritte d’attesa.
La legatura su assi lignee in pieno cuoio decorato a secco presenta borchie metalliche e fermagli di chiusura. Al centro del piatto anteriore è fissato un medaglione metallico protetto da un disco semitrasparente che include un tondo in seta blu dipinto con una colomba dello Spirito Santo. L’elenco dei beni in possesso della congregazione cita un laudario coperto di tela azzurra portando a supporre che la seta dipinta provenga dalla precedente legatura del codice. Sono frutto del restauro novecentesco la cucitura a punto pieno su quattro nervi in traccia con due ‘finti’ capitelli, le assi lignee e il dorso staccato con tre ‘false’ doppie nervature.
La legatura novecentesca si presentava in pessimo stato di conservazione a causa della mediocre qualità dei materiali impiegati e del sistema di ancoraggio a cartella.
Nervi e filo di cucitura risultavano spezzati in corrispondenza della cerniera con conseguente distacco del piatto anteriore e del primo fascicolo del volume. Erano presenti estese lacune e lacerazioni alla piega dei bifogli e l’indorsatura limitava l’apertura del volume. Le miniature sono gravate dalla peculiare disadesione delle dorature, completamente cadute nel 22% dei casi. Fenomeni di distacco si registrano anche sulle campiture bianche, mentre le stesure blu presentano decoesione e segni di trasporto. Si suppone che i danni possano essere occorsi tra l’ultima metà del Trecento e il Quattrocento in occasione di una delle alluvioni che ha interessato il quartiere di Santo Spirito o dell’incendio della Basilica nel 1471.
Tutte le carte del manoscritto sono state in passato sottoposte all’asportazione dei margini, a volte con perdita totale o parziale delle miniature. Sui risarcimenti in pergamena di riuso sono state riportate, imitando lo stile originale, le parti di testo e di musica andate perdute. Sono presenti risarcimenti in velo di Lione.
Diverse serie di numerazioni delle pagine e di fori di cucitura testimoniano ulteriori interventi susseguitisi nel tempo. Dopo l’ingresso in Biblioteca, è documentato il restauro eseguito nel 1921 da Gustavo Bifoli che ha previsto la nuova cucitura del volume, la sostituzione delle assi lignee e degli elementi metallici, l’introduzione di cuoio nuovo sui rimbocchi e sul dorso, mantenendo il cuoio antico in corrispondenza dei piatti.
Le analisi diagnostiche sono state volte a caratterizzare gli inchiostri per datare gli interventi subiti dal codice ed hanno rivelato differenze nella tecnica esecutiva dei miniatori. Le indagini hanno previsto la combinazione di differenti tecniche non invasive, a partire dalle tecniche ottiche di analisi multispettrale Vis-NIR e microprofilometria conoscopica; fino alle indagini puntuali, principalmente spettroscopia XRF per l’identificazione di sostanze inorganiche presenti nei pigmenti, integrata poi con spettroscopia RAMAN e micro-RAMAN, per accertare la presenza di eventuali componenti organiche. Le misure sono state corredate da macrofotografie allo stereomicroscopio e da misure granulometriche. I materiali utilizzati per la riscrittura dei testi risultano affini a quelli originali (punta di piombo per la rigatura, vermiglione per i tetragrammi, inchiostri ferro-gallici per le riscritture), a supporto dell’ipotesi che il danneggiamento del codice ed il suo ripristino non siano occorsi a grande distanza dal momento della realizzazione del manoscritto.
Previo smontaggio e dry cleaning, sono stati mantenuti i restauri antichi significativi per la storia del codice, rimuovendo esclusivamente quelli che ne mettevano a rischio la conservazione. Le lacune, gli strappi e i restauri alla piega dei bifogli sono stati reintegrati con carte coreane. La nuova cucitura è stata eseguita mantenendo i fori esistenti, con doppio passaggio di filo testa-piede e piede-testa su quattro doppi nervi in spago di canapa, interponendo un mantice in carta giapponese e brachette cucite in carta giapponese a protezione delle pieghe interne dei fascicoli. I nuovi capitelli sono stati realizzati con struttura primaria su anima in spago e decorazione a spina di pesce con fili di lino. L’indorsatura è stata eseguita con tasselli di carta giapponese e tasselli di cuoio naturale. Il dorso novecentesco è stato rimosso a secco e il cuoio dei piatti, gravato da red rot, è stato sottoposto a trattamento di riconcia con soluzione di alcossidi di alluminio in White Spirit applicata a pennello. Per l’incartonatura delle assi sono stati praticati nuovi fori e scanalature per l’ancoraggio di nervi e capitelli. Il nuovo dorso ‘attaccato’ è stato ricavato da pelle di capra liscia conciata al vegetale, tinta in anilina, portata a tono con acrilici miscelati a Funorano e rifinita con vernice applicata ad aerografo. Il medaglione centrale della coperta è stato smontato, pulito a secco e consolidato. Il rimontaggio ha previsto la sostituzione dei chiodi novecenteschi in ferro con chiodi in ottone e l’inserimento di una protezione in Melinex® sagomato. L’intervento ha incluso un progetto pilota per l’adesione dei distacchi delle miniature di cui è stata testata l’efficacia con termografia IR su una delle miniature del codice. Il confronto compiuto tra 4 fissativi ha portato alla selezione di Funori in acqua deionizzata applicato a pennello sotto stereomicroscopio, previa applicazione di alcol etilico per migliorarne la penetrazione. Previ test di sfregamento condotti sotto microscopio con swab di cotone, il consolidamento delle campiture che ne necessitavano, è stato effettuato mediante vaporizzazione di Funorano.
• Bibliografia completa nella scheda di catalogo “Banco Rari 18” online su
• L. Bellandi, Analisi multianalitica mediante tecniche non invasive di un manoscritto del XIV secolo, tesi di Laurea Magistrale, Università degli Studi di Firenze, a.a. 2022-23.
• G. Chelazzi Dini, Miniatori toscani e miniatori umbri: il caso del Laudario B.R. 18 della Biblioteca Nazionale di Firenze, “Prospettiva”, 19, 1979, pp .14-35.
• G. Mori, Il restauro di un codice miniato trecentesco. Il Laudario di Santo Spirito alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, tesi di laurea, Scuola di Alta Formazione dell’OPD, a.a. 2022-23.
• G. Mori, Il restauro di un codice miniato trecentesco. Il Laudario di Santo Spirito alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, in “OPD restauro”, n. 36 (2024), pp. 168-173.
• B. Wilson, N. Barbieri, Indagine sul Laudario fiorentino (Firenze, Biblioteca Nazionale, ms. Banco Rari 18), “Rivista Italiana di Musicologia”, 31, 1996, pp. 243-280.
Dialogo sopra il restauro: due tesi per un restauro e prospettive di ricerca;
FloReMus – VISITA MUSICALE: Il manoscritto Banco Rari 18/L’Homme Armé Consort, Laudi e Laudesi nel Trecento fiorentino, 19 settembre 2025, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
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