Giovanni Fetti, Madonna col Bambino, detta La Bentornata, 1382-1385. Basilica di San Lorenzo, Firenze

  • : Intervento di restauro
  • Stato attività: concluso

Dati

Informazioni sull’attività

Informazioni sull’opera

Informazioni storico-descrittive

Informazioni storico descrittive:

Il Kreytemberg attribuisce la scultura a Giovanni Fetti, che fino al 1382 fu capomastro per le decorazioni all’Opera del Duomo.

Le sculture di quest’ultima presentano, secondo lo studioso, affinità stilistiche con la Bentornata soprattutto evidenti nella solida impostazione delle figure e nell’energico modellato. Stretti rapporti esistono con le figure sulla porta dei Canonici del duomo fiorentino per il taglio dei volti e per la resa dei corpi definiti dal Venturi “che sembrano avere il corpo chiuso in gabbi di vimini”. Nonostante il giudizio negativo del Venturi la statua in esame è di alta qualità ed è riferibile agli anni successivi al 1382 quando lo scultore si appresta a lavorare alla loggia dei Lanzi (cfr. la somiglianza con il volto della “Fortitudo”). Il Parronchi propone una suggestiva ipotesi su questa scultura: essa sarebbe la copia di una più antica Madonna (attribuita dallo studioso al maestro della Santa Cecilia) che venne dispersa e sostituita con la presente a cui la popolazione attribuì il nome di “Bentornata”. Dalla scheda compilata dalla Pilati risulta che la statua era stata donata nel sec. XVI all’attuale cappella dalla famiglia Benini e che nel 1822 fu trasferita nella Sagrestia Nuova per essere riportata nel 1855 da Leopoldo II nell’originaria collocazione, da qui il nome di “Bentornata” [scheda ICCD 5106040].

 

Tecnica esecutiva:

Lo studio della tecnica esecutiva è stato accompagnato da una vasta campagna di indagini diagnostiche, che ha permesso di avvalorare alcune ipotesi sul modus operandi dell’artista. Il peso dell’opera e la presenza di diversi spacchi radiali, larghi fino a 6 mm, suggerivano l’impiego di un tronco pieno, non scavato internamente. Ciò è stato confermato dalla tomografica computerizzata, la quale ha evidenziato, inoltre, la presenza di parti aggiunte, alcune di restauro: la mano sinistra del Bambino, il seno destro della Madonna, parte dell’avambraccio e della sua mano sinistra.

L’analisi allo stereomicroscopio e al SEM hanno evidenziato l’uso di legno di pero.

Le indagini XRF e le sezioni stratigrafiche hanno permesso di individuare la composizione e la successione degli strati pittorici. È emerso che, su una preparazione a base di gesso e colla animale, gli incarnati originali sono costituiti da una stesura pittorica a base di bianco di piombo e vermiglione; il manto blu della Madonna presenta una stesura di azzurrite, seguita da un’altra di blu oltremare (quest’ultima presente in residui), mentre il suo rivestimento interno è realizzato con una stesura pittorica verde, a base di malachite e verderame trasparente su una lamina d’argento; le parti dorate sono realizzate con doratura probabilmente a missione oleosa su bolo rosso. L’abito rosso della Madonna presenta una stratigrafia più complessa: sulla preparazione è visibile una probabile missione oleosa, su cui è stata adesa una foglia d’argento; su questa, è stata applicata una stesura a base di lacca rossa. Sono presenti, poi, alcuni residui di decorazione di foglia d’oro, seguiti da una doppia stesura della stessa lacca. L’aspetto lucido della superficie e la tipologia di cretto fanno supporre l’impiego di una tempera grassa.

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