Restauro di cinque rasoi lunati in bronzo condotto con gli allievi SAFS del PFP4.
Claudia Rizzitelli (Soprintendenza ABAP PI-LI)
Emanuela Paribeni (già Soprintendenza ABAP PI-LI)
I cinque rasoi, dalla forma lunata con corto manichetto, provengono dalla necropoli pisana di via Marche, indagata fra il 2005-2006 con la direzione scientifica di Emanuela Paribeni, afferente all’allora Soprintendenza Archeologia della Toscana. I risultati dell’indagine sono interamente pubblicati nel volume Pisa villanoviana. La necropoli di via Marche a cura di Simona Minozzi, Emanuela Paribeni, Claudia Rizzitelli (Pisa 2023) a cui si rimanda per ulteriori dettagli.
I rasoi rinvenuti, circoscrivibili fra i secoli IX e VIII a. C., sono riferiti a tombe a incinerazione, riconducibili al rituale funerario villanoviano. In particolare: T. 239, n. 3 (GR 14189_4); T. 183, n. 3 (GR 14189_2); T. 190, n. 6 (GR 14189_3); T. 177, n. 4 (GR 14189_1); T. 202, n. 4 (GR 14189_5).
Si tratta di attestazioni collegate a sepolture maschili quale segno distintivo di ruolo. Questi strumenti, oltre che per il taglio di capelli e barba, probabilmente erano adoperati anche per altri usi connessi alle attività quotidiane. Il rasoio della tomba 239 presenta tre fori sulla lama forse connessi ad un intervento di riparazione/rinforzo per contrastare l’uso prolungato dell’oggetto prima della deposizione.
In associazione a due dei reperti rinvenuti sono stati riconosciuti i resti di possibili custodie: materiale organico (forse cuoio o pelle) nel rasoio della tomba 190 e legno nel caso della tomba 202. In ciascuno di questi contesti è stato rinvenuto un anello di bronzo, non altrimenti attestato nelle tombe di via Marche, che potrebbe essere collegato alla necessità di appendere le custodie dei rasoi al fine di conservare e/o trasportare gli oggetti in sicurezza.
La presenza di tali utensili assume inoltre particolare interesse per la definizione del rituale funerario. In quattro casi sui cinque documentati i rasoi, non passati sul rogo, erano posati orizzontalmente sopra le ossa. Peculiare il caso della T. 190 dove sola la lama era posata sopra le ossa, mentre il manichetto staccato giaceva più in basso: potrebbe forse trattarsi di un raro caso di defunzionalizzazione intenzionale.
Alcuni rasoi presentano decorazione incisa di particolare interesse ai fini della determinazione della cronologia dei contesti funerari (tomba 239 e tomba 202).
Fusione in matrici mono/bivalve, martellatura della lama, incisione degli elementi decorativi.
In tutti e cinque rasoi la superficie mostra differenti strati di alterazione della lega di rame.
In alcuni esemplari la superficie risulta più compatta e meno degradata, in altri invece prevalgono le zone di maggiore mineralizzazione e fragilità della lega. In tutti, sebbene in misura diversa, sono stati riscontrati, al momento dell’arrivo in laboratorio, residui di terra dello scavo adesa al metallo.
Successivamente allo scavo archeologico tutti e cinque i rasoi sono stati interessati da un intervento conservativo, differenziato a seconda dei casi, presso il Centro di restauro dell’allora Soprintendenza Archeologica della Toscana (anno 2009).
Nella maggior parte dei casi è stata effettuata una leggera pulitura dalla terra di giacitura ed eseguito un trattamento di consolidamento con resina acrilica (Paraloid) o mediante polimero organico (Archeoconsolidante). Dove necessario sono stati realizzati incollaggi e velinature di supporto.
Per alcuni rasoi sono state effettuate indagini radiografie presso il Centro di Restauro dell’allora Soprintendenza Archeologica della Toscana (anno 2008).
Per il rasoio proveniente dalla tomba 190 è stato eseguito un campionamento finalizzato all’analisi della presunta sostanza organica mineralizzata, anche se la natura del materiale non è stata determinata con esattezza a causa della completa mineralizzazione del frammento e della sua intrinseca fragilità.
Si può comunque apprezzare dalla radiografia eseguita presso l’allora Soprintendenza Archeologica della Toscana la morfologia originaria di tale rivestimento, che risulta discretamente leggibile per aver appunto assorbito i prodotti di alterazioni di rame.
L’intervento, a seconda dei casi, è stato avviato con la rimozione della terra di scavo, ove ancora presente, e/o dei trattamenti superficiali inseriti nel precedente intervento. Sono state anche rimosse le vecchie velinature di supporto. Per lo svolgimento di queste azioni sono stati utilizzati metodi meccanici e/o chimici.
È stata eseguita, con l’ausilio del microscopio ottico, la ricerca degli attacchi per quasi tutti i reperti che presentavano parti o micro frammenti distaccati.
Le aree lacunose e strutturalmente deboli sono state rinforzate creando dei piccoli ponti e/o delle limitate integrazioni per assicurare la stabilità e il mantenimento in posizione dei numerosi frammenti presenti.
Per le integrazioni è stata impiegata resina epossidica pigmentata per ottenere un colore sottotono in modo da armonizzare la cromia delle superfici.
Grazie al rilievo tridimensionale digitale eseguito durante l’intervento di restauro sono stati stampati in resina appositi supporti sagomati per consentire il trasporto in sicurezza dei rasoi.
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