L’intervento – realizzato presso il Settore restauro Bronzi e armi antiche – è stato condotto nell’ambito di una tesi della Scuola di Alta Formazione e di Studio (AA. 2020 – 2021): Frammenti di statuaria bronzea di età romana. Studio, restauro e aspetti tecnologici. Laureato: Giovanni Rotondi; relatore coordinatore: Annalena Brini; relatori: Roberto Bonaiuti, Francesco Cantini, Anna Patera, Monica Salvini.
Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e per le province di Pistoia e Prato: Monica Salvini, Arianna Vernillo; Università degli Studi di Firenze, Dipartimento di Scienze della Terra: Simonetta Monechi; Dipartimento di Fisica: Francesco Cantini; Università degli Studi di Pisa, Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale: Francesca Modugno; Università degli Studi di Siena, Dipartimento di Scienze della Terra: Marco Giamello, Sonia Mugnaini, Andrea Scala; Istituto di Fisica Applicata Nello Carrara del Consiglio Nazionale delle Ricerche – CNR-IFAC: Francesco Grazzi; Science and Technology Facilities Council (STFC) – Rutherford Appleton Laboratory – ISIS Neutron and Muon Source, Didcot, UK A. Scherillo, A. Fedrigo; Dipartimento di Ricerca del Deutsches Bergbau-Museum Bochum, Germania M. Bode
Hanno inoltre contribuito allo sviluppo del progetto: Barbara Arbeid, Stella Battaglia, Gemma Bechini, Gabriella Capecchi, Paolo Liverani, Mario Iozzo, Maria Emilia Masci, Pasquino Pallecchi, Gabriella Poggesi, Laura Speranza
Il gruppo, molto eterogeneo, è composto da parti anatomiche umane (tre frammenti di braccia, uno di gamba, uno di piede), parti riconducibili a figure equine (due porzioni di criniera e tre di fianco), sezioni di panneggi diversi (undici elementi) e frammenti di lastra/e con cornici modanate (sette elementi). Si tratta di un complesso di estremo interesse archeologico sia per l’eterogeneità e la qualità dell’insieme, sia per la singolarità delle circostanze relative al recupero, poco note e, in parte, discordanti.
I reperti furono consegnati nel 2011 all’allora Soprintendenza Archeologica della Toscana Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale, Nucleo di Firenze, senza indicazioni sicure di provenienza, tranne un generico riferimento alla zona dei Renai nel Comune di Signa (FI).
Dalla stessa area provengono probabilmente i due frammenti scultorei in bronzo esposti al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, recuperati molti decenni addietro, il cui legame con alcuni dei pezzi recentemente restaurati sembra essere ormai appurato.
Subito dopo la consegna dei frammenti appena restaurati fu vagliata l’ipotesi di una possibile appartenenza ad un unico gruppo statuario, circostanza successivamente rettificata in base ai dati acquisiti durante l’intervento di restauro che evidenziano l’eterogeneità dei pezzi non riconducibili ad un insieme omogeneo.
La completa assenza di dati di contesto ha comportato la perdita di dati fondamentali per la storia e l’inquadramento stilistico-tipologico dei bronzi che soltanto in parte sono stati colmati dalle indagini scientifiche condotte durante l’intervento di restauro e dagli studi ancora in corso.
Restano ancora da chiarire le cause che hanno determinato un tale accumulo di bronzi. Alcuni inequivocabili segni di danneggiamenti volontari e di defunzionalizzazione sembrano indirizzare verso l’ipotesi di materiale selezionato in antico in vista di un possibile riutilizzo del bronzo.
Fra i reperti di maggiore rilevanza per qualità artistica e condizioni di conservazione si segnalano: cinque pezzi in bronzo dorato relativi probabilmente a monumenti equestri; due frammenti di elevatissima fattura non congruenti fra loro ma appartenenti quasi sicuramente allo stesso cavaliere; un avambraccio e mano sinistra con anello senatorio; un braccio maschile piegato.
Nell’ambito di un percorso condiviso con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e per le province di Pistoia e Prato i frammenti sono stati oggetto di una esposizione temporanea presso il Mulino di Gonfienti (PO) dal titolo “Dilacerata Signa”. Frammenti di statuaria romana in bronzo dai Renai di Signa, inaugurata il 24 settembre 2022, a cui è seguita la Giornata di studi Dal frammento all’intero: i bronzi dei “Renai di Signa”. Restauri e indagini sulla statuaria antica in bronzo dorato (23 maggio 2023).
Fusione a cera persa cava, saldatura, cesellatura, doratura a foglia.
Molti dei frammenti mostrano deformazioni e fessurazioni di vario tipo: alcune dovute probabilmente al lungo periodo di giacitura, altre invece sembrano riconducibili a intenzionali interventi di distruzione e defunzionalizzazione, di cui non è possibile stabilire il periodo in cui si sono verificati. Sono presenti inoltre graffi e abrasioni, da riferirsi plausibilmente a danneggiamenti avvenuti dopo il rinvenimento, oltre ad evidenti segni di tagli recenti.
La superficie era ricoperta da materiali di deposito sia coerenti che incoerenti, alcuni dei quali particolarmente tenaci, dovuti alle alterazioni della lega e alla giacitura.
I frammenti pertinenti a statue equestri sono caratterizzati dalla presenza di doratura messa in evidenza dopo il restauro. L’eccezionale conservazione è probabilmente dovuta proprio al peculiare ambiente di giacitura, che ha permesso una migliore conservazione dei bronzi a discapito del materiale ferroso che doveva trovarsi vicino ai reperti.
L’intervento di studio e restauro è stato accompagnato da molteplici indagini scientifiche, svolte in collaborazione con università e centri di ricerca italiani ed esteri, che hanno permesso di ottenere importanti informazioni sulle leghe costitutive, sulle alterazioni dei materiali e sulle patine superficiali, dal cui esame sono scaturite anche alcune ipotesi sul possibile luogo di rinvenimento. Le analisi effettuate sulle concrezioni superficiali dei frammenti hanno indicato una compatibilità con sedimenti alluvionali riconducibili ad un ambiente fluviale o lacustre, dato non in disaccordo con l’ipotesi di una eventuale provenienza dalla zona dei Renai. Resti di questa alterazione superficiale sono stati riscontrati anche su uno di due frammenti di statuaria bronzea conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, recuperati parecchi anni prima e per i quali risulta una presunta provenienza dalla zona dei Renai nel comune di Signa.
Per la caratterizzazione delle leghe metalliche sono stati analizzati micro-campioni in forma di trucioli o di frammenti mediante la spettrometria di fluorescenza a raggi X (XRF con micro-prelievo), la microscopia elettronica a scansione con microsonda X (SEM-EDX), la spettrometria di massa a plasma accoppiato induttivamente (ICP-MS). A queste tecniche è stata affiancata una tecnica non invasiva come la diffrazione neutronica in tempo di volo (ToF-ND). A corredo di queste analisi è stato anche condotto, su alcuni campioni, uno studio microstrutturale della lega mediante metallografia.
Per quanto riguarda invece l’analisi delle patine e dei depositi superficiali, lo studio è stato effettuato mediante osservazione al microscopio ottico di campioni in sezione, spettroscopia Raman e spettroscopia infrarossa in trasformata di Fourier (FT-IR) e analisi SEM-EDX.
Sono stati infine prelevati campioni di terra di giacitura per lo studio delle terre di fusione e di giacitura per indagini ottiche ed analisi di diffrattometria X (XRD); è stata inoltre condotta un’analisi micropaleontologica a seguito del rinvenimento di micro e nanofossili.
Primo obiettivo del restauro è stato quello di comprendere le eventuali associazioni fra i frammenti nel tentativo di circoscrivere gli originari monumenti e/o gruppi scultorei di pertinenza. In alcuni casi è stato possibile individuare una relazione sicura data dalla corrispondenza di margini combacianti fra i frammenti, in altri casi l’appartenenza al medesimo tipo scultoreo è apparsa plausibile in base a possibili affinità stilistiche, alla rispondenza delle reciproche proporzioni e/o alla presenza di analoghi dettagli tecnologici (doratura, tasselli, riparazioni, giunzioni ecc.). Restano infine alcuni pezzi isolati di più difficile interpretazione.
Durante la fase della pulitura delle superfici sono stati rimossi materiali di varia natura, come spesse concrezioni e patine di alterazione, che impedivano la piena leggibilità delle superfici, ricoprendo in alcuni casi estese aree di doratura in ottimo stato di conservazione.
Per i frammenti con resti di doratura è stato scelto un sistema di pulitura con ablazione laser combinata con l’utilizzo di altri formulati. Nell’occasione del restauro è stato anche messo a punto un innovativo sistema operativo, sviluppato a partire da una metodica sperimentata in studi precedenti. Anche per la protezione finale la superficie dei reperti è stata trattata in maniera diversa, a seconda del tipo di finitura originaria, considerando anche le buone condizioni conservative e la futura collocazione in ambienti con microclima controllato.
La possibilità di poter ispezionare in maniera analitica anche le superfici interne ha offerto l’opportunità di approfondire lo studio tecnologico, mettendo in evidenza dettagli relativi al processo esecutivo.
Sezione successiva
