Il nucleo di vasi proviene dal Museo Guanacci di Volterra, dove sono stati a lungo conservati in deposito.I vasi provengono tutti dalle necropoli ellenistiche di Volterra e sono ascrivibili a diverse produzioni etrusche databili tra la seconda metà del IV e l’inizio del III sec. a.C.:
In Etruria, la ceramica «di Malacena» di origine volterrana, deve il nome dalla località in cui fu rinvenuta la Tomba dei Calini Sepus ricca di vasi di questo tipo. E’ caratterizzata dall’eccellenza tecnica degli impasti e della vernice nero-bluastra lucida ad imitazione dei procedimenti e delle forme del vasellame metallico, oltre alle decorazioni che consistono in rilievi applicati, prese anch’esse in prestito dalla tradizione metallica.
La ceramica estrusca a figure rosse deriva dalla contemporanea ceramica attica a figure rosse, largamente esportata in Etruria. In vari centri etruschi si sviluppò dalla seconda metà del V e per tutto il IV sec. a.C. una produzione locale di vasi con figure rosse risparmiate su fondo nero, che raggiunse un alto livello di qualità tecnica e artistica, sviluppando caratteri stilistici propri, introducendo anche nuove forme.
Il bùcchero è una tipica ceramica etrusca, dove la caratteristica più evidente è la colorazione completamente nera che veniva ottenuta mediante una cottura in ambiente “riducente” (ottenuto con l’inserimento di sotanze fumogene), per cui l’ossido ferrico di color rosso contenuto nell’argilla si tramuta in ossido ferroso di colore nero.
I vasi presentavano un cospicuo deposito di polvere e alcune concrezioni terrose e calcaree, residue della giacitura nel terreno.
Gran parte degli oggetti gli oggetti non sono integri, ma si presentano fratturati in numerosi frammenti, come la kylix a figure rosse, l’oinochoe e un cratere a calice. Tutti erano stati oggetto di un precedente intervento di restauro, oggi non più funzionale né alla stabilità dei frammenti né a una presentazione estetica volta a valorizzare il manufatto.
Quasi tutti i vasi erano stati ricomposti mediante incollaggio con adesivi di origine animale e integrazioni materiche del tutto sommarie in gesso bianco dipinto di colore rosso (nelle ceramiche a figure rosse) e di colore nero (nelle ceramiche a vernice nera).
Tutti i vasi sono stati sottoposti alla pulitura delle superfici e allo smontaggio dei vecchi restauri, agevolato dall’impiego di colla animale facilmente reversibile in acqua calda.
Il nuovo incollaggio è stato realizzato con adesivo a base di elastomeri fluorurati e le ricostruzioni materiche sono state effettuate con gesso alabastrino. Dove è stato possibile ricavare con certezza le forme delle anse e delle decorazioni a stampiglia sulla base delle porzioni
integre, è stata effettuata la riproduzione delle parti mancanti per restituire unitarietà ai manufatti.
Trattandosi di vasi di elevato pregio artistico da esporre in un contesto museale, è stato eseguito su tutte le parti integrate un ritocco pittorico a puntinato che, a differenza del neutro color argilla più frequentemente adoperato per le ricostruzioni di vasi antichi, consente di ottenere un risultato esteticamente apprezzabile, che evita passaggi violenti per il colpo d’occhio, e permette al contempo di distinguere bene le parti integrate.
Infine, tutte le integrazioni sono state verniciate con una stesura di Regal varnish mat, a protezione del ritocco pittorico.
Una selezione dei vasi sono stati esposti alla mostra “Farsi forma. Il restauro di cinque vasi etruschi del Museo archeologico Mario Guarnacci di Volterra”, del ciclo Caring for Art – Restauri in mostra, presso il Museo dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, dal 17/03//2026 al 30/05/2026.
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