Intervento effettuato presso il Settore restauro Bronzi e armi antiche, condotto nell’ambito di una tesi della Scuola di Alta Formazione e di Studio (AA. 2023 – 2024): Lo scudo da “pompa” del Capitano Francesco Bernardo, proveniente dal Museo Civico Medievale di Bologna e sei manopole dal Museo delle Armi “Luigi Marzoli” di Brescia: tecnica e restauro. Laureato: Gabriele Peco; relatore coordinatore: Annalena Brini; relatori: Alessandro Ervas, Marco Merlo, Mark Gregory D’Apuzzo, Silvia Innocenti.
Le indagini diagnostiche sono state eseguite in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto Nazionale di Ottica, nell’ambito di una sinergia interdisciplinare tra competenze scientifiche e conservazione dei beni culturali.
Forma ovale con parte superiore leggermente abbassata e lieve convessità trasversale. Orlo stondato, ulteriormente rimarcato dalla presenza di ribattini con testa rialzata per il fissaggio dell’imbottitura interna, ora perduta. Apparato iconografico della decorazione di stampo marziale: nella parte perimetrale è caratterizzato da figure allegoriche giacenti alternate a trionfi d’arme e musicali; in quella centrale alternanza tra le quattro Virtù Cardinali (IVSTITIA, TEMPERANTIA, PRVDENTIA e FORTITVDO), alternate a figure antropomorfe, decorazioni fitomorfe, trionfi d’armi e musicali. Al centro, stemma araldico della famiglia Bernardo incorniciato dall’iscrizione: “· PVPVLVS · VNIVERSVS · AGRI · BERGOMENSIS ·”. Le porzioni prive di figure o altri elementi sono decorate con fitto intreccio di racemi dorati.
Forgiatura a caldo e ulteriore lavorazione a freddo. Decorazione realizzata a cesello, incisione a bulino e punzonatura con successiva anneritura, doratura e argentatura a foglia.
Mediocre: sull’intero oggetto erano presenti resti di vecchi protettivi che, virando di colore a causa del passaggio dal tempo, avevano alterato l’originale cromia del manufatto. La targa era inoltre caratterizzata dalla presenza di fenomeni di corrosione della lega di entità variabile, in alcuni casi causa di danni irreversibili, in altri di difficoltà di lettura del manufatto, in particolar modo dell’apparato iconografico.
Sul retro sono presenti frammenti di tessuto e cuoio, resti della fodera e dell’imbracciatura originale.
Erano inoltre riscontrabili depositi superficiali incoerenti e schizzi di vernice, nonché due fori quadrati (sulla parte sommitale e in quella inferiore), verosimilmente realizzati a fini espositivi.
Manutenzioni periodiche con stesura di sostanze protettive e parziali puliture con spazzole metalliche e abrasivi.
L’intervento è stato preceduto da una accurata analisi autoptica e da documentazione fotografica sia in luce visibile che in Fluorescenza UV, seguiti dall’esecuzione di numerosi test di pulitura con diverse modalità, sia chimiche che meccaniche e fisiche.
Il restauro è stato caratterizzato da quattro fasi principali:
Sezione successiva
