Il reperto, realizzato con la tecnica dello sprang a formare una rete di rombi, è stato affaldato; sul verso si può scorgere un nodo (altezza cm 0,5 x larghezza cm 0,4), che probabilmente teneva insieme delle estremità, come si vede da confronti con esemplari analoghi. Le terminazioni dei filati che si dipartono dal nodo sono ben inserite all’interno dell’armatura affaldata per cui non si possono scorgere.
Sul recto si intravedono due frammenti di nastro aureo che sembrano non pertinenti al reperto.
La singola maglia misura circa 1-1,5 mm in senso longitudinale.
Il manufatto si trovava disposto all’interno di una scatola in legno (cm 12 x 8,2 x 1,8 di altezza) con bordi rialzati, rivestita di velluto blu, in cattive condizioni conservative, chiuso completamente in un incarto verdastro probabilmente precedente.
Per quanto riguarda la conservazione delle fibre, in parte sono schiacciate. Su di esse si scorgono tracce rossastre, ed alcune presentano delle piccole concrezioni di colore bruno-nero attaccate in alcuni punti.
Sollevando leggermente i lembi del reperto, si possono scorgere decine di frammenti di filato in oro, dato che il reperto stesso tende a sbriciolarsi.
Sono diffusi sull’intera superficie piccoli filati bianchi e neri, ben inseriti tra le maglie che, in seguito alle analisi, sono stati confermati essere ovatta di poliestere. Inoltre sono stati rilevati elementi simili al carbone e a piccoli legnetti.
Sprang
Mediocre.
Il manufatto, apparentemente in discrete condizioni, ad un’analisi più accurata è risultato versare in precarie condizioni ovvero non era integro, e molte parti sono risultate tra loro decoese. Alcune fibre sono schiacciate, altre in migliori condizioni conservative. Sono risultate essere presenti nell’intreccio moltissime minuscole fibre di ovatta di poliestere bianche e nere. Inoltre, una volta spostato dal suo contenitore in legno con ripiano di velluto blu, e quindi capovolto su melinex, è emerso che la parte in contatto con il velluto era colma di ife fungine.
La scatola presentava i bordi scollati dal pianetto in legno; il rivestimento in velluto era completamente colmo di ife fungine, minuscoli detriti divaria natura, particelle in oro distaccate dal manufatto. Il colore del velluto era in parte scolorito dall’azione, si presume, della luce.
Il reticulum è stato spostato dal pianetto e posto in un contenitore provvisorio realizzato con un vassoio di carton plume dotato anche di lati, senza svolgerlo.
È stata eseguita la microaspirazione per rimuovere sia i filati di ovatta, sia degli elementi non pertinenti alla reticella di colore scuro dalle sembianze simili a carbone e a piccoli legnetti, sia sul fronte che nella parte retrostante che presentava spore di muffa. Molte delle fibre in oro presenti sotto al reperto sono state micro-aspirate e riposte in apposito contenitore in plastica.
Sono stati fortunosamente individuati e poi prelevati all’interno delle fibre in oro lacerti di fibra organica (visibili solo sotto microscopio stereoscopico), campionati e disposti in appositi contenitori porta-campioni per essere eventualmente analizzati.
Per quanto riguarda il pianetto in velluto, è stata condotta una microaspirazione puntuale sia sulla base in legno che sulla superficie in velluto, rimuovendo ogni residuo, e suddividendo, per quanto possibile, le spore di muffa dai residui di particelle in oro. Tali frammenti sono stati collocati in un contenitore in plastica circolare che è stato poi inserito nella scatola di conservazione, come descritto in seguito.
I lati del contenitore originario, una volta rimossa con un panno la polvere superficiale, sono stati tra loro rincollati e disposti attorno alla sua base di legno, sulla quale è stato poi ricollocato il velluto.
Il contenitore di legno è stato riconsegnato avvolto in carta velina non acida con tutti gli altri contenitori da gioielleria che custodivano gli altri reperti inseriti in un’unica scatola di cartone.
Conferenza “Tra effimero e durevole. I tessili aurei del Museo Archeologico Nazionale di Napoli: restauro, indagini scientifiche e prospettive di ricerca” 22 aprile 2026 presso Opificio delle Pietre Dure, sede di via Alfani, 78, Firenze
https://opificiodellepietredure.cultura.gov.it/event/tra-effimero-e-durevole-i-tessili-aurei-del-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-restauro-indagini-scientifiche-e-prospettive-di-ricerca/
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