Restauro promosso dall’Associazione Bancaria Italiana (ABI)
Il Gonfalone è realizzato in seta rossa dipinta. Rappresenta i quattro santi protettori che offrono la città dell’Aquila al Cristo risorto, per intercessione della Vergine Maria.
Fu realizzato in seguito al dono del precedente Gonfalone di città alla Basilica di San Pietro in Roma, in occasione del giubileo del 1575. Ritrae al centro della scena la rappresentazione della città dell’Aquila, come distesa sopra un manto sorretto dai quattro protettori della città: San Massimo, San Pietro Celestino, San Bernardino e Sant’Eutizio. Nella parte superiore ritrae Cristo Risorto secondo l’iconografia di Michelangelo per la chiesa di Santa Minerva a Roma, in piedi fra la Vergine e un angelo inginocchiati. Nella parte inferiore dell’opera racchiusi nelle cinque drappelle sono raffigurati: due vescovi, sant’Antonio da Padova, San Francesco di Assisi e San Giovanni da Capestrano.
Il supporto in seta rossa è un cannellato senso trama composto da tre pezze verticali cucite tra di loro con una filza. La frangia che decora il perimetro è realizzata in seta con due colorazioni alternate. Sul davanti lungo i bordi sono presenti decorazioni fitomorfe realizzate con foglia oro su missione oleosa. La pittura, realizzata ad olio direttamente sul tessuto, è stata impostata su di un disegno preparatorio piuttosto dettagliato, documentato dalle indagini in IR B/N ma anche rilevabile in trasparenza dalle stesure pittoriche, in osservazione a luce diretta.
L’intera superficie del manufatto era caratterizzata da numerose lacune e perdite di elementi tessili e, di conseguenza, di materiale pittorico. Il supporto originario presentava un infragilimento della fibra. In luce radente era visibile l’estrema deformazione del tessuto originario. Tra il tessuto poliestere (Stabiltex) applicato durante il precedente restauro del 1985 e il supporto originario erano presenti numerosi distacchi, concentrati soprattutto lungo i bordi delle lacune già esistenti. Per quanto riguarda la superficie pittorica, essa conservava una buona adesione al supporto in seta, ma molti interventi di integrazioni pittoriche eseguiti nel precedente restauro risultavano alterati cromaticamente.
Tra il 1983 e il 1985 fu eseguito un restauro con la direzione dell’Istituto Centrale del Restauro di Roma. In quell’occasione l’opera fu separata dalla tela di rifodero applicata in un restauro ancora precedente. Tale fodera era costituita da una tela di lino applicata con colla pasta direttamente sul retro del supporto in seta. In seguito, al retro dell’opera fu fatto aderire un nuovo supporto costituito da pezze di Stabiltex trattate con Mowilith, ottenendo l’adesione tra la seta e il tessuto poliestere con la riattivazione a caldo della resina vinilica. In occasione di questo restauro fu applicata a cucito nella parte superiore del retro, una fodera in tinta con il colore del tessuto originario per compensare otticamente le numerose parti della seta ormai mancanti.
Diagnostica per immagini per la conoscenza di aspetti della tecnica esecutiva e dello stato di conservazione
Micro-prelievi per il riconoscimento delle tecniche e dei materiali (del supporto e pittorici)
Le principali sfide nell’intervento hanno riguardato l’intrinseca fragilità dei materiali costitutivi e le sue grandi dimensioni, che hanno reso ogni movimentazione estremamente delicata e da progettare nei minimi dettagli.
L’opera è stata documentata, studiata e mappata nei dettagli. L’accurata campagna diagnostica ha confermato l’intrinseca interazione e fragilità dei materiali costitutivi e la necessità di un intervento conservativo. Come prima fase è stata approntata la pulitura, consistita nell’aspirazione graduale e controllata dei depositi incoerenti su tutta la superficie e, a seguito di test, e la pulitura della policromia. La seconda fase dell’intervento si prefiggeva il consolidamento e la riadesione dei sollevamenti tessili. L’operazione, complessa e articolata, è stata preceduta da una serie di test preliminari che hanno dimostrato l’impossibilità di riattivare nuovamente l’adesivo utilizzato nel precedente restauro dell’ICR, e si è arricchita della sperimentazione di nuovi materiali adesivi, testati con prove di resistenza a trazione.
I buoni risultati della sperimentazione hanno permesso di utilizzare materiali per la conservazione in linea con quelli adoperati negli anni Ottanta, e in grado di non causare ulteriori stress alla fragile seta del supporto e degli strati pittorici. La fodera esistente è stata rimossa dalla cucitura del Gonfalone per non causare ulteriori aggravi alla struttura originaria, trattata per la pulitura e preparata per un nuovo sistema di connessione alla testata dell’opera attraverso nastri in velcro, mantenendo così la sua funzione di chiusura ottica delle lacune, in previsione di una futura esposizione del Gonfalone, che dovrà però prevedere una collocazione non più in verticale ma su di un piano inclinato appositamente studiato per non causare ulteriori accelerazioni al degrado dei materiali costitutivi.
Sezione successiva
