Restauro finanziato dalla Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze.
Con i suoi due metri e trenta centimetri di altezza, quest’opera è una rara testimonianza rinascimentale della scultura in terracotta. La collocazione originaria era nella cappella del Battista nella navata della SS. Annunziata, dove le faceva da sfondo un affresco attribuito a Giovanni di Franco che raffigurava un paesaggio alberato con la colomba dello Spirito Santo in volo. Nel 1668 il Battista e l’affresco vennero coperti dall’Assunzione di Pietro Perugino e la scultura, non sufficientemente apprezzata, venne smurata e spostata altrove all’interno della chiesa.
L’opera fondamentalmente si compone di due grandi blocchi uno sopra l’altro: il busto e le gambe. La testa, le braccia e le gambe sono state foggiate con l’argilla separatamente e poi assemblate. L’interno è stato svuotato quando l’argilla aveva raggiunto la cosiddetta “consistenza cuoio” per far sì che durante l’asciugatura non si creassero tensioni da ritiro fessurazioni che ne avrebbero sicuramente provocato la rottura durante la fase di cottura.
Il Battista aveva in origine una policromia realizzata a freddo su una preparazione a base di calce: il mantello era rosso con il risvolto verde, la pelliccia di cammello ocra, mentre sugli incarnati non sono state trovate tracce di colore.
L’opera è stata concessa in prestito dal Fondo Edifici di Culto per la mostra “Beato Angelico” tenutasi a Palazzo Strozzi dal 26 settembre 2025 al 25 gennaio 2026. In questa occasione il settore di restauro dei materiali ceramici dell’Opificio, chiamato a valutare lo stato conservativo del bene, ha messo in evidenza le criticità legate al tipo di supporto dell’opera. Si tratta di un imponente pannello verticale in plexiglass, senza base, collegato alla scultura mediante una struttura in acciaio inox. Nelle intenzioni dei progettisti, sul pannello si scaricano i pesi della porzione superiore della scultura, le cui gambe restano così sgravate da carichi trasmessi. Il sistema potenzialmente funziona finché l’opera resta sul piano espositivo, ma al momento della movimentazione risulta dannoso, mancando un collegamento tra il pannello e la base della scultura.
La scultura è stata oggetto di restauro da parte dell’Opificio delle Pietre Dure nel 1999, quando si trovava in uno stato frammentario. L’intervento strutturale è stato progettato ed eseguito in collaborazione con il laboratorio di restauro di bronzi e armi antiche.
Al momento stiamo studiando la scultura dal punto di vista statico, per capire se conviene eliminare completamente l’attuale struttura di sostegno oppure mantenerla integrandola con una base. L’opera, comprensiva della struttura di sostegno in acciaio e plexiglass, e del pancale in legno su cui è appoggiata in laboratorio, pesa complessivamente 512 kg.
Catalogo della mostra “Beato Angelico” a cura di Carl Brandon Strehlke, pp.356-357.
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