Roberto Bellucci (già Opificio delle Pietre Dure; associato CNR-INO, Consiglio Nazionale delle ricerche – Istituto Nazionale di Ottica);
Raffaella Fontana, Marco Barucci, Alice Del Fovo, Enrico Pampaloni, Marco Raffaelli, Jana Striova; (CNR-INO, Consiglio Nazionale delle ricerche – Istituto Nazionale di Ottica);
Chiara Ruberto, Pier Andrea Mando e Francesco Taccetti (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare & Dipartimento di Fisica, Università di Firenze);
Francesco Grazzi (CNR-IFAC, Consiglio Nazionale delle ricerche – Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara”);
Isetta Tosini (già Laboratorio Scientifico dell’Opificio delle Pietre Dure).
il disegno raffigura sul recto un paesaggio a penna, con in alto a sinistra, parzialmente incompleta, l’intestazione autografa “Dì di s[an]ta Maria della neve / addj 5 daghossto1473», tracciata con la tipica grafia sinistrorsa e speculare, rispetto all’andamento dell’alfabeto latino, propria di Leonardo; e in basso a destra, sempre a penna, la scritta «Leonardo», probabilmente più tarda. Sull’angolo inferiore sinistro è ancora visibile parte del timbro circolare della collezione degli Uffizi, risalente ad un vecchio montaggio del disegno su un cartoncino scuro (rimosso in data imprecisata); lo stesso timbro è stato poi apposto vicino all’angolo destro, in basso.
Sul verso (molto meno noto agli studiosi) sono disegnati uno studio di paesaggio e vari schizzi di figure, eseguiti con tecniche diverse. In alto una scritta a carattere notarile, sempre ad inchiostro, tracciata da sinistra verso destra, secondo l’uso corrente.
Il disegno sul recto è eseguito a penna, con un inchiostro ferro-gallico bruno chiaro e un inchiostro più scuro (sempre ferro-gallico ma con una maggiore quantità di potassio, rame e nerofumo) presente solo in alcune zone. L’esame allo stereo-microscopio distingue bene i due inchiostri e la loro stratigrafia, compresa la presenza di un tratto sottostante, visibile in alcune zone ed eseguito con una punta di piombo. L’inchiostro più scuro è concentrato solo su alcune parti del paesaggio, steso sopra l’altro per evidenziare singole zone o elementi: il profilo del promontorio sulla destra, la vegetazione al centro e, a sinistra, il declivio più morbido con la fortificazione, nonché segni, sparsi in lontananza, usati forse per caratterizzare varianti morfologiche del paesaggio.
L’abbozzo sottostante a piombo è ancora presente in numerosi punti e visibile in particolare con l’ l’XRF a scansione, al di sotto della roccia a strapiombo a sinistra della cascata come pure nella zona della fortificazione.
Sul verso invece il disegno principale, costituito da un paesaggio collinare e centro un ruscello ben definito da un ponte, è condotto con una tecnica a secco, risultata essere una sorta di “pastello” a base di nerofumo, ripassata solo parzialmente a penna con inchiostro bruno. Nella parte alta del foglio sono poi presenti due studi di figure, eseguiti entrambi a penna con inchiostro ferro-gallico bruno, con tracce sottostanti a pietra rossa, ormai quasi sparita e tracce molto sommarie, eseguite sempre a pietra rossa e a punta di piombo.
Il supporto del disegno è costituito da una carta vergata e non presenta filigrana ma, sulla base dell’ esame autoptico e delle misure, possiamo ipotizzare si tratti di ¼ di una carta reale (608x440mm).
La mancanza della filigrana non ci permette di capire il bacino cartario di provenienza. L’esame allo stereo-microscopio evidenzia una distribuzione dell’impasto regolare, con fibre presumibilmente di canapa e lino; piccole e rare fibre azzurre, forse di lana, sono visibili negli interstizi fra quelle chiare più lunghe. Il foglio è stato rifilato ed è mancante dei quattro angoli, integrati oggi con carte dello stesso colore.
Gran parte del lato destro e del lato inferiore sinistro del foglio sono sbiaditi e i tratti parzialmente solubilizzati a causa di alcune gore, oggi poco visibili, ma chiaramente e drammaticamente evidenti in fluorescenza UV. L’effetto è quello di un generale appiattimento, visibile allo stereo-microscopio come perdita di definizione dei tratti, dato che l’inchiostro, in queste zone, è sbiadito e maggiormente penetrato nelle fibre. Alcuni particolari risultano purtroppo poco leggibili: la parte centrale della cascata è appesantita da una macchia scura, come pure appare confusa la morfologia del suo punto di confluenza; lo stesso accade per la vegetazione a sinistra del foglio, forse ripassata fino a coprire parte della fortificazione.
L’Opificio delle Pietre Dure, con una rete di istituzioni di ricerca ad affiancarlo ha potuto eseguire una diagnostica assolutamente non invasiva, ma più completa possibile dei materiali costitutivi e delle fasi di esecuzione dell’opera. Le indagini sono state le seguenti:
– osservazione allo stereomicroscopio ottico.
– fotografia nodale in luce diffusa e in luce radente;
– fotografia nodale in fluorescenza UV;
– fotografia nodale in luce trasmessa;
– riflettografia con Scanner Multispettrale VIS-NIR;
– rilievo 3D mediante microprofilometria laser a scansione;
– analisi tomografica (OCT, Optical Coherence Tomography) nel dominio spettrale (SD-OCT; spettrofotometria;
– RAMAN; Fluorescenza X (XRF) a scansione.
Il lavoro di equipe svolto dall’Opificio delle Pietre Dure sul foglio fiorentino, pur nel tempo limitato a disposizione, ha fornito interessanti informazioni sulla tecnica grafica di Leonardo. La ricerca si è concentrata, come richiestoci, sull’identificazione delle tecniche grafiche presenti sul recto e sul verso del celebre disegno, il che ha comportato alcune considerazioni a latere, sulle caratteristiche del supporto cartaceo e sul suo stato di conservazione. Le scritte presenti, oltre quella considerata autografa, sono state analizzate solo dal punto di vista della composizione degli inchiostri.
Le prime analisi sono state di tipo autoptico: l’illuminazione a luce radente, la transilluminazione e l’esame con lo stereo-microscopio sono servite ad avere informazioni sulla carta di supporto (per cercare di definire il tipo di manifattura, la presenza o meno di filigrane, la raffinatezza del prodotto) e sulla tipologia dei tratti grafici (l’andamento dei segni, anche quelli ormai presenti a livello di flebile traccia, le stesure a secco e liquide, la loro sovrapposizione e eventuali correzioni).
Le successive indagini di imaging multispettrali nel Visibile, nell’UV, nell’Infrarosso e l’elaborazione per via elettronica del Falso Colore IR, hanno permesso di diversificare maggiormente la natura dei materiali grafici e mappare la loro distribuzione.
Per completare quanto rilevato, sono state condotte analisi ancor più complesse come l’XRF a scansione, la spettroscopia Raman, la Microprofilometria ad alta risoluzione e l’Optical Coherent Tomography (OCT), che arrivano all’identificazione dei materiali e alla rappresentazione oggettiva delle distorsioni quantitative del supporto o del tratto, tramite mappe e spettri molto dettagliati. Tutte le indagini usate hanno dato, a vari livelli, anche indicazioni sulla tipologia dei danni presenti e su interventi che il foglio ha subito nel corso delle sue molteplici vicende collezionistiche.
Le analisi, effettuate in occasione della sua esposizione a Vinci nel 2019, alla mostra celebrativa delle onoranze per il Quinto Centenario della morte di Leonardo, sono state un’occasione conoscitiva eccezionale, difficilmente ripetibile in tempi brevi a causa della fragilità dell’opera e necessariamente, hanno stimolato riflessioni e ripensamenti sul prezioso esordio leonardesco, talvolta confermando ipotesi che erano già state avanzate grazie alla sola osservazione da parte dei conoscitori2; talaltra, come e naturale che sia, hanno condotto a precisare termini, materiali, tecniche di esecuzione e, di conseguenza, hanno stimolato una riflessione più generale sul contesto storico e sugli elementi contenutistici.
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