Lo stemma mediceo è realizzato in un blocco sagomato in lapislazzuli, su cui sono apposti tre gigli intagliati in quarzo citrino.
Al suo arrivo nei laboratori dell’Opificio, l’opera si presentava frammentata in due pezzi di grandi dimensioni, mentre da uno dei tre gigli si erano distaccati due piccoli pezzi; la frammentazione del manufatto era da imputare a cause accidentali. Inoltre si evidenziavano alcune zone lacunose in corrispondenza delle linee di rottura e tutte le superfici, in particolare quelle dei gigli, risultavano notevolmente offuscate dalla presenza di depositi superficiali.
Previo accurato intervento di pulitura, i frammenti sono stati riassemblati provvisoriamente per mezzo di ponticelli metallici, posti a cavallo delle fratture, e quindi incollati con resina epossidica, che è stata fatta penetrare nei giunti per capillarità. Le parti lacunose sono state reintegrate sempre in resina epossidica, caricata con pigmenti intonati al colore del materiale originale; la resina, una volta indurita, è stata lucidata mediante cartine abrasive ed appositi gommini. L’intervento, volto a ricostituire l’integrità dell’opera, ne ha valorizzato le qualità estetiche e percettive.
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