Entrato alla Biblioteca Marucelliana con il lascito di Francesco di Ruberto Marucelli (1783), montato sul Tomo III, ora Volume E, con una cornicetta prestampata e acquarellata che ne ha nascosto i margini originali per almeno mezzo centimetro, il disegno ha iniziato a risvegliare l’interesse della critica storico artistica solo nel XX secolo.
Lo studio del Cristo crocifisso, come altri disegni del periodo giovanile di Raffaello, è eseguito a penna, con un inchiostro bruno, ripassato in alcune zone con lo stesso tipo di medium ma di una tonalità più scura e di una diversa pastosità. Del verso, che contiene in basso a sinistra tracce di studi architettonici, eseguiti a carbone, non si hanno molte notizie, come pure del supporto su cui il disegno era incollato, tuttora conservato alla Biblioteca Marucelliana, dopo lo stacco dal volume E. Allo stereo-microscopio i due livelli stratigrafici dell’inchiostro sono chiaramente visibili: un segno leggero e continuo, che ben si percepisce nel contorno del corpo, nella testa e nelle ciocche dei capelli, nelle braccia e nella definizione dei muscoli del torace e del bacino, e un segno più marcato e scuro, con cui l’artista è ritornato sui lineamenti del volto, nel collo, sotto il braccio sinistro, sul fianco destro e negli arti inferiori. Si intravedono altresì, al di sotto dell’inchiostro, tracce di altri due media grafici, risultati essere una punta di piombo e un materiale carbonioso. Il supporto del disegno è costituito da una carta di color naturale, di buona qualità, vergata e filigranata. Rifilata lungo tutti e quattro i margini, essa presenta misure differenti: la parte superiore è di 240 mm, la base di 231 mm e i lati di 357 mm, con una grammatura media di circa 22g/m². Considerando le misure del foglio e la posizione della filigrana, una di scala a 4 pioli, quasi al centro del disegno, si ipotizza che in origine il foglio provenisse da una carta di formato maggiore, forse reale, di fabbricazione fabrianese.
il disegno è in uno stato di conservazione precario a causa di vari fattori concomitanti: il deperimento dei materiali costitutivi, alcuni danni di natura accidentale ma anche numerosi interventi legati al collezionismo storico che hanno profondamente inciso sul suo aspetto. Probabilmente l’opera entrò nella collezione della biblioteca fiorentina già danneggiato, visto che nella prima catalogazione analitica della raccolta, Pasquale Nerino Ferri lo descrive come «consunto, macchiato e frammentato», a testimonianza di uno stato conservativo precario che può averne anche compromesso a lungo la corretta attribuzione a Raffaello. La conferma di ciò è suggerita dal raffronto fra il disegno e il suo controfondo, mantenutosi in migliori condizioni e senza alcuno dei danni presenti sull’originale.
Il foglio presenta due grandi pieghe che segnano in orizzontale il corpo del Cristo nella zona del bacino e in verticale la testa e il volto, interessando l’occhio destro e una vistosa e ampia gora di materiale scuro, assorbito dal foglio per contatto dal verso, ben visibile a sinistra soprattutto in Fluorescenza UV.
Nel 1963 è documentato lo stacco del disegno con il suo controfondo dal volume E voluto dalla Direzione della biblioteca «per consultazione a tergo». Più interventi finalizzati a esporre il foglio sono databili tra il 1984 e il 1994: lo stacco dal controfondo, la pulitura della carta e il montaggio in passe-partout.
L’esame autoptico del foglio a luce visibile, trasmessa, radente e al microscopio stereoscopico – definibile come procedura standard per ogni tipo di lavoro – ha preceduto il confronto con i dati ottenuti attraverso indagini non invasive di imaging (Riflettografia in infrarosso, Riflettografia in Falso Colore, Fluorescenza UV) che hanno restituito una immagine fedele dell’oggetto a varie bande luminose. Contemporaneamente sono state eseguite analisi chimiche più specifiche atte a riconoscere il tipo di colle presenti sul verso del foglio e, come ultima fase, maggiormente complessa, una serie di indagini chimico-fisiche come l’Analisi multispettrale VIS-NIR, il Rilievo 3D mediante microprofilometro a scansione, la Spettroscopia Raman e l’analisi OCT (Optical Coherence Tomography) atte a analizzare le tipologie e i singoli livelli stratigrafici dei media grafici e a rappresentare in modo oggettivo le distorsioni quantitative del supporto e del tratto, tramite mappe e spettri molto dettagliati.
Un’analisi tecnica dettagliata del disegno raffigurante il Cristo crocifisso della Biblioteca Marucelliana di Firenze è stata richiesta all’Opificio delle Pietre Dure a seguito di alcune indagini eseguite per la biblioteca stessa nel luglio del 2019 dalla rete CHNet dell’INFN.
Il riscontro puntuale di alcuni elementi propri della tecnica grafica di Raffaello ha infatti indotto l’esigenza di una interpretazione più ampia di tutto il disegno che ha permesso di far luce su alcune particolarità di questo celebre foglio. Nel breve tempo a disposizione la ricerca si è incentrata più che altro sulle caratteristiche tecniche e morfologiche del foglio e sul suo stato di conservazione, che, nel caso specifico, risulta essere un elemento fondamentale per ricostruire, compatibilmente con le informazioni in nostro possesso, anche le vicende collezionistiche delle quali l’opera è stata protagonista. In questo come in altri tipi di ricerche, l’analisi tecnica, ponendosi ad uno stadio intermedio tra quella propriamente storico-artistica e quella scientifica, ha svolto un ruolo molto importante per l’interpretazione di una particolare vicenda collezionistica e di una storia conservativa che non può essere tralasciata per comprendere appieno l’opera, oltre che come scrigno di valori imprescindibili, come materia e dunque messaggio di determinati fenomeni.
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