Il prezioso Ostensorio si distingue non solo per la pregevole esecuzione, ma anche per il significato storico, in quanto commissionato e offerto da Cristina di Lorena il 6 settembre 1619, in occasione dell’incoronazione del fratello della granduchessa Maria Maddalena d’Austria, Ferdinando II d’Asburgo, a re e imperatore del Sacro Romano Impero. L’avvenimento era di particolare importanza per la Toscana, poichè la poneva sotto la protezione del nuovo sovrano, di fronte alle ambizioni territoriali delle altre potenze europee. Sui tre piedini è distribuita la dedica dell’opera alla SS. Annunziata “cristiana lotharin[gia] magna/ dux etruriae d. virgini/ annun[tiatae] dedicavit a. mdcxix”. È probabile che l’oggetto sia nato con la duplice funzione di ostensorio e di reliquiario, dove le reliquie sarebbero state contenute nella base le cui tre facce sono coperte da simboli della Passione.
L’Ostensorio è realizzato interamente in argento, sia in lamina che per fusione, in larga parte dorato ad amalgama di mercurio. Sulle due facce della mostra sono saldate quattro placchette smaltate in blu con la scritta “CHRISTI PASSIO RECOLITUR”. Sulla superficie sono diffusi un gran numero di granati, incastonati ‘a notte’, sia entro castoni singoli sia multipli, bloccati dall’interno con resina negli elementi più difficilmente accessibili, mentre gli altri sono fissati con piccoli dadi.
Lo stato di conservazione dell’opera era discreto: il principale problema era costituito dall’offuscamento delle superfici, legato alla deposizione di materiale estraneo, pulverulento e di natura grassa. Le parti non dorate erano interessate dal naturale processo di solfurazione dell’argento. Pochi composti salini di alterazione erano presenti in focolai molto localizzati. Alcuni castoni erano mobili per l’allentamento dei giunti meccanici, come anche le tre testine angeliche aggettanti al culmine della base.
Alcuni elementi e alcuni castoni sono stati consolidati in passato per mezzo di saldature a stagno.
L’opera è stata sottoposta a smontaggio parziale, consistito nella separazione degli elementi principali, mentre non sono stati smontati i castoni, se non quelli posti al di sotto della base, saldati a stagno. La pulitura è iniziata con lo sgrassaggio a mezzo solvente, seguita dalla rimozione meccanica delle corrosioni, con punte di argento e ablatore a ultrasuoni. L’alleggerimento delle solfurazioni delle parti in argento non dorato è avvenuta per mezzo di una lieve azione abrasiva, effettuata con tamponature localizzate di bicarbonato di sodio e carbonato di calcio, seguite da accurato risciacquo in acqua corrente e acqua deionizzata. Le saldature a stagno, con cui in passato erano stati consolidati alcuni elementi, sono state rimosse a bisturi e sostituite da nuovi giunti meccanici, con la ricostruzione di perni e dadi filettati. Le superfici metalliche sono state sottoposte a protezione con la stesura di vernice nitrocellulosica.
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