Il tuffo di Ernesto Thayaht

  • : Intervento di restauro
  • Stato attività: concluso

Dati

Informazioni sull’attività

Informazioni sull’opera

Informazioni storico-descrittive

Realizzata nel 1932 in occasione della XVIII Biennale di Venezia, l’opera venne esposta nelle sale della Mostra dell’aeropittura e della pittura dei futuristi italiani, organizzata da Filippo Tommaso Marinetti. Pare che Thayaht non avesse fatto in tempo a realizzare la fusione in “thayahttite” per l’inaugurazione, quindi presentò il modello in gesso, dipinto con una vernice a base di polvere di alluminio che doveva simulare la superficie metallica. Successivamente, la scultura partecipò alla Prima mostra nazionale d’arte sportiva a Roma, per la selezione delle opere da esporre nel 1936 a Berlino in occasione delle XI Olimpiadi. Il Tuffo, tuttavia, non fu selezionato a causa delle eccessive dimensioni, quindi Thayaht ne realizzò una versione più piccola, alta 160 cm, da cui trasse il bronzo che fu accettato dalla commissione.
Il modello in gesso de Il Tuffo, alto 289 cm, rimase per alcuni anni ricoverato presso la fonderia Vignali di Firenze, dove venne tratta una controforma, ma mai gettata la fusione. Passato agli eredi di Thayaht, il modello fu conservato per molto tempo in un giardino, fino a quando nel 2005 fu affidato in prestito permanente al MART dalla sig.ra Elisabetta Seeber, figlia di Cristina Michahelles, sorella di Ernesto. Dal 2005 a oggi la scultura è entrata e uscita dai depositi del MART solo a seguito di alcuni prestiti:
• da ottobre 2009 a gennaio 2010 al Martin Gropius Bau di Berlino, nell’ambito della mostra Sprachen des Futurismus;
• da settembre 2012 a gennaio 2013 a Palazzo Strozzi, Firenze, per l’esposizione Anni 30 in Italia oltre il fascismo;
• da maggio 2017 a maggio 2018 al Museo Ferragamo di Firenze, in occasione della mostra 1927. Il ritorno in Italia.

Tecnica esecutiva

Il gesso è stato ottenuto mediante calco da un modello originale, presumibilmente realizzato in argilla. Il calco è formato da due elementi: le gambe del tuffatore, che rappresentano la parte superiore dell’opera, e il busto con testa e braccia. Il colore originale è composto da scagliette di alluminio disperse in un legante organico.
Con ogni probabilità all’interno dell’opera risiede un’armatura metallica, della cui esistenza tuttavia non abbiamo documentazione. Le due parti sono unite tra loro mediante un incastro maschio-femmina a forma di tronco di piramide, sul quale è leggibile l’incisione “E. Thayaht, Firenze, XI, 1932, Benedetto da Foiano”. Sul braccio destro si ritrova un’altra incisione, “.THAYAHT.XI.”.

All’interno della sommità delle braccia è alloggiato un cilindro cavo, atto ad accogliere il perno in acciaio saldato sulla piastra che fa da base dell’opera. Quest’ultima, metallica, è rivestita da cerchi concentrici in alluminio che rimandano al movimento dell’acqua, sostenuti da una struttura in legno. Sia la struttura della base che i suoi rivestimenti non sono originali, ma sono stati realizzati seguendo i disegni di Thayaht nel corso dell’intervento di restauro eseguito nel 2005 dalla cooperativa CBC di Roma.

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