I due manufatti sono costituiti da lastre in ferro sbalzato, punzonato e damascato con leghe di rame, argento e oro. Il complesso intervento di pulitura è stato condotto con tecniche differenziate fra cui l’ablazione laser. Uno dei due manufatti è stato oggetto di tesi SAFS (Elisa Pucci).
Firenze, Museo Stibbert: Dominique Charles Fuchs
Firenze, Sesto Fiorentino, Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara”: Salvatore Siano
Le due formelle, di ca. (34×25) cm, dalla superficie interamente lavorata, si inseriscono perfettamente nella produzione milanese delle festose armature da parata italiane del periodo manierista, appena oltre la metà del Cinquecento. Forse destinate ad uno stipo, hanno una fonte iconografica oggi identificata in due tavole della serie di dieci incisioni della storia di David e Saul, realizzate da Maarten van Heemskerck.
Le due formelle sono realizzate in lamina metallica (ferro acciaioso) sbalzato, cesellato e inciso. La tecnica di decorazione comune è denominata in letteratura storico-artistica damaschinatura (o tausia). Tale tecnica consiste nell’applicazione per martellatura o brunitura di un metallo duttile (come ritagli di lamine o fili di oro, argento e loro leghe) sulla superficie di un metallo meno nobile, dove preventivamente venivano eseguiti mediante bulini solchi incrociati dal profilo tagliente. L’adesione dei decori in metallo alla superficie così “graffiata” è esclusivamente di tipo meccanico. Le damaschinature si diversificano per materia, colore e lavorazione come ad imitare un quadro pittorico.
Le lamine in oro ed argento ribattute in sito sono state ulteriormente decorate mediante punzonatura. A riguardo sono state individuate tre tipologie di punzoni: motivo a mezza luna, motivo a cerchietto vuoto, motivo a cerchietto pieno.
Sul cielo si trovano tracce di una tecnica specifica per rendere il ferro di tonalità azzurra (cd. azzurratura).
Le due formelle presentavano un avanzato stato di degrado caratterizzato in prevalenza da una patina opaca di aspetto nero/bluastro diffusa su tutta la superficie, mista a ossidi di ferro. La causa principale di questo profondo annerimento e offuscamento delle intere superfici, dove erano solo parzialmente visibili alcune dorature, è stata la presenza di sostanze organiche degradate sensibili all’umidità (resina naturale probabilmente gomma lacca o una gomma naturale) e l’elevata solfurazione delle lamine in argento e loro leghe.
Le decorazioni damaschinate, in relazione agli spessori e alla purezza del metallo impiegato, risultavano in parte sollevate, micro-fratturate, altamente ossidate e lacunose.
La compresenza di tre metalli di diversa natura ha dato origine ad una profonda alterazione di tipo galvanico, contribuendo ulteriormente a indebolire l’adesione meccanica delle damaschinature, soprattutto per quanto riguarda l’argento oramai fortemente mineralizzato.
Le analisi scientifiche preliminari all’intervento hanno delineato le problematiche conservative strettamente connesse ad una non corretta esposizione ambientale e a precedenti interventi manutentivi non documentati, durante i quali sono state adottate soluzioni inadeguate rispetto alla fragilità dell’opera. Sul retro della formella David che sfida Golia si osserva una brasatura dolce a risarcire un danno di tipo strutturale, probabilmente una frattura.
Per mezzo di un’ampia campagna diagnostica, propedeutica al restauro, è stato possibile individuare e definire una particolare tecnica artistica per la decorazione di questi bassorilievi, denominata damaschinatura, che prevede decorazioni in oro, argento e loro leghe. Si è inoltre rilevato l’uso di diversi tipi di punzoni, utilizzati per definire ulteriormente il disegno.
Inoltre, è stato possibile caratterizzare lo stato di conservazione per indirizzare l’intervento di restauro.
Analisi eseguite: Fluorescenza Ultravioletta, XRF, FTIRp, MO, SEM-EDS e FTIR su micro prelievi.
L’esemplare restauro, diretto da Annamaria Giusti ed eseguito da Elisa Pucci in occasione dello studio di Tesi di Alta Formazione, ha utilizzato le più moderne tecnologie d’intervento ed è durato un anno circa, tra il 2007 e il 2008.
Nel valutare i più adeguati metodi d’intervento per la particolare tipologia di opera è stata scelta la metodologia di pulitura a mezzo laser, basata sul principio fisico dell’ablazione. Questa si è dimostrata più idonea e rapida rispetto ai metodi di pulitura di tipo convenzionale (chimico-meccanici) con i quali si sarebbero raggiunti effetti meno efficaci.
Rilevante è stata la scelta della tipologia laser (Laser Nd:YAG di tipo Q-Switched, 25ns), tale da soddisfare le diverse caratteristiche ed esigenze conservative dei metalli compresenti nelle due opere. A tal fine sono state messe a punto tre fluenze operative impiegate gradualmente, tra 0,8/1 J/cm2 e utilizzando come mezzo bagnante alcol etilico a 96°, piuttosto che acqua demineralizzata.
Si è così recuperata la leggibilità decorativa dell’opera e soprattutto la conservazione delle lamine d’argento, oramai quasi ridotte a foglia per l’avanzata solfurazione.
L’intero intervento di restauro è stato eseguito combinando l’ablazione laser con una attenta rifinitura meccanica a bisturi condotta sotto il controllo di uno stereomicroscopio.
I campi di applicazione dell’ablazione laser sono stati estesi anche al supporto in ferro.
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