Agnolo Bronzino, Il nano Morgante, XVI sec., Le Gallerie degli Uffizi, Galleria Palatina, Firenze

  • : Intervento di restauro
  • Stato attività: concluso

Dati

Informazioni sull’attività

Informazioni sull’opera

Informazioni storico-descrittive

La presenza del quadro nell’inventario mediceo della Guardaroba in Palazzo Vecchio del 1553 fissa a questa data il termine ante quem della sua realizzazione: “Un ritratto di Morgante nano in tela a due dritti”, che si trovava “nel terrazzino sopra il ricetto nelle stanze nuove della Guardaroba”.
L’opera è successivamente citata dal Vasari nell’edizione delle Vite del 1568: “Ritrasse poi Bronzino, al duca Cosimo, Morgante nano ed in due modi, cioè da un lato del quadro il dinanzi, e dall’altro il di dietro, con quella stravaganza di membra mostruose che ha quel nano; la qual pittura in genere è bella e meravigliosa”.
Non si conosce l’esatta provenienza del dipinto, ma è possibile ipotizzare la sua collocazione presso la Villa di Poggio Imperiale in base alla presenza sull’esterno della cornice di due numeri riconducibili all’inventario della residenza medicea.
Dopo la sua iniziale sistemazione agli Uffizi, il dipinto è stato spostato in vari depositi delle Gallerie. L’unico periodo moderno in cui è stato esposto al pubblico è stato a partire dal 14 agosto 1926 nella nuova sede del Museo di Antropologia e Etnologia di Firenze nel Palazzo Nonfinito in via del Proconsolo. La tela era stata esposta insieme a diverse altre “curiosità” etno-antropologiche con nani e pigmei per soggetto, in una stanza detta proprio “dei nani”, dove è rimasta fino allo smontaggio dell’allestimento nel 1953. Trasferita nuovamente nei depositi delle Gallerie, l’opera era stata prima agli Uffizi nel Magazzino Uffizi al pian terreno; poi, dal 1967, al Museo di San Marco; infine, dal 28 luglio 1969 fino al 1987 nel Magazzino del Soffittone di Palazzo Pitti.
Attualmente la tela è esposta al centro della Sala di Apollo a Palazzo Pitti.

Tecnica esecutiva

L’opera è dipinta ad olio su entrambi i lati di un’unica tela, quasi certamente lino, con una tramatura di 12×12 con una densità di 144 fili per cm2.
La preparazione è a base di gesso e colla ed è rifinita con una imprimitura a base di biacca e in alcune zone anche con l’aggiunta di una terra che conferisce una tonalità rosata.
Tramite le immagini prodotte dalla Riflettografia NIR è stato possibile analizzare il disegno preparatorio. Esso è stato tracciato a mano libera sopra l’imprimitura con un bastoncino di carboncino o una pietra nera. Inoltre è stato possibile individuare la griglia della quadrettatura, segnata in modo pressoché uguale su entrambi i lati, utilizzata dall’artista per replicare un disegno a mano libera direttamente sulla tela preparata e per posizionare le due vedute del nano in modo concordante e coerente, centrando la porzione centrale, torso e fianchi.
Il tensionamento era garantito da una cornice ottocentesca che fungeva anche da telaio tramite una complessa struttura nascosta all’interno.

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