Le vicende storiche relative al cartone con l’Annunciazione sono note solo attraverso alcune note inedite stilate da Enzo Settesoldi conservate presso l’archivio dell’Opera del Duomo.
Nel 1828 un fulmine colpì e distrusse la vetrata Quattrocentesca con l’Annuciazione realizzata su disegno di Paolo Uccello e situata nel lato dell’ottagono della cupola corrispondente alla navata centrale della chiesa. In seguito a tale evento l’Opera del Duomo bandì un concorso per la realizzazione di una nuova vetrata in stile rinascimentale che riproducesse il soggetto perduto completando il ciclo delle “Storie di Cristo” rimasto privo del suo episodio iniziale. Il concorso venne vinto da Ulisse Forni, il celebre restauratore senese autore de “Il manuale del pittore restauratore”. Purtroppo l’alluvione del 1966 ha danneggiato i documenti relativi al concorso e distrutto il bozzetto che precedeva la realizzazione del cartone, che oggi rimane l’unica testimonianza della composizione ideata dal Forni; in seguito agli eventi politici del 1848 infatti il progetto per la vetrata venne accantonato e mai realizzato.
Il cartone si compone di 24 fogli (un venticinquesimo è andato perduto) che uniti raggiungono un diametro di quasi 5 metri, corrispondente a quello degli occhi del tamburo della cupola di Brunelleschi. Il disegno è stato realizzato a matita nera mediante quadrettatura, di cui si intravedono ancora le tracce, mentre i motivi geometrici sono tracciati a compasso. Ciascun foglio presenta un doppio bordo acquerellato per evidenziare anche nel disegno la struttura della griglia che avrebbe dovuto sorreggere la vetrata.
La principale causa di degrado del cartone è da individuare nell’alluvione di Firenze del 1966. Colpito dall’ondata di fango, dopo l’alluvione il cartone fu sommariamente pulito, fatto asciugare negli essiccatoi di tabacco della Val di Chiana e poi immagazzinato nei locali del Museo dell’Opera del Duomo con i fogli impilati uno sull’altro e legati con dello spago. Ritrovato casualmente nel 1989, il cartone si presentava molto deteriorato. I fogli erano ricoperti da un massiccio strato di polvere e fango, con numerosi strappi e lacune lungo i margini, vistose piegature dei fogli e perdita di frammenti. La sovrapposizione dei fogli aveva causato il trasferimento di parte del medium da una carta all’altra per cui la lettura del disegno risultava a volte assai compromessa.
In particolare il recto dei fogli, interessato direttamente dall’ondata di fango, presentava evidenti macchie di umidità e di sostanze oleose e mostrava i segni di un attacco fungino ormai inattivo; il verso invece era coperto da uno strato sottile di colla, residuo di una precedente intelatura dei fogli, i cui frammenti erano presenti solo su uno di pezzi.
Dal momento che il Museo preferiva mantenere i fogli divisi, il restauro è stato condotto secondo le seguenti fasi di lavoro:
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