Peter Paul Rubens, Storie di Enrico IV: Ingresso trionfale di Enrico IV a Parigi e Battaglia d’Ivry, 1627-1640 ca., Le Gallerie degli Uffizi, Firenze

  • : Intervento di restauro
  • Stato attività: concluso

Dati

Informazioni sull’attività

Informazioni sull’opera

Informazioni storico-descrittive

I due grandi dipinti Ingresso trionfale di Enrico IV a Parigi e Battaglia d’Ivry sono oggi conservati alle Gallerie degli Uffizi di Firenze.
I dipinti furono commissionati a Rubens nel 1627 da Maria de’ Medici per celebrare la vita del defunto sovrano Enrico IV di Francia ed erano destinati alla decorazione della galleria del Palazzo di Lussemburgo a Parigi.
Del ciclo pittorico, che non fu terminato per l’allontanamento dal potere della committente nel 1631 e per la morte del pittore nel 1641, rimangono le due grandi tele degli Uffizi e alcuni schizzi al Museo di Bayonne e alla Wallace Collection di Londra.
La Battaglia e il Trionfo vennero ceduti dal canonico Federico Lancelot di Anversa all’Abbazia del Santo Sepolcro di Cambray. Nel 1685 il canonico Alessio Lambert li segnalò per l’acquisto a Cosimo III. Dopo trattative condotte da Apollonio Bassetti, segretario del Granduca, l’acquisto fu definito. Le tele furono spedite ad Amsterdam e da lì via mare a Livorno, dove arrivarono arrotolate e protette da una cassa il 30 agosto 1686. A Firenze le due tele furono sottoposte a restauro. Nel 1773 furono trasferite da Palazzo Pitti agli Uffizi, dove furono collocate nella Sala della Niobe. A cavallo tra XIX e XX secolo, dopo il terremoto del 1895, furono sottoposte ad un ulteriore intervento a opera dei restauratori Luigi Grassi e Otto Vermeheren. Dopo un probabile spostamento negli anni della seconda guerra mondiale, le tele sembrano rientrare agli Uffizi nel 1951. Nel maggio del 1993 sono state gravemente danneggiate nel tragico attentato di via dei Georgofili.

Tecnica esecutiva

Dipinti ad olio su tela.
I due dipinti hanno le dimensioni eccezionali di 383×696 cm. Risultano eseguiti entrambi su un’unica pezza di tela di lino spinata, senza cuciture. La misura quasi identica a quella delle tele del ciclo rubensiano del Louvre e l’assenza sul mercato di tessuti di tali dimensioni fanno ipotizzare che si possa trattare di una produzione apposita.
Le tele potrebbero aver ricevuto un’apprettatura a base di colla anche se la grande quantità di materiale introdotto nei passati interventi di restauro non permette un riconoscimento certo di questo materiale. Lo strato preparatorio segue i canoni della tecnica dell’epoca; è di colore giallino, è composto da legante oleoso e da granuli di carbonato di calcio, rari granuli di nero di carbone e di terre gialle e rosse. La stesura di tale preparazione è avvenuta quasi certamente con un coltello lungo circa 30 cm, usato come una sorta di spatola, simile a quello descritto dal de Mayerne nel suo manuale. Questo metodo di stesura ha lasciato tracce di forma semicircolare visibili sia in radiografia che, in parte, in luce naturale.
Anche l’imprimitura rispecchia la tecnica rubensiana: è stata stesa a pennello su tutta la superficie, è di colore grigio chiaro, composta da bianco di piombo e granuli di nero di carbone in legante oleoso. Dato lo stato di incompiutezza dell’esecuzione, la preparazione risulta ben visibile in diverse zone dei dipinti. Si riscontra anche la presenza di imprimiture localizzate, come ad esempio una stesura rosa al di sotto del cielo, probabilmente applicata per riscaldare la base grigia e far risaltare l’azzurro.
L’indagine riflettografica non ha rilevato particolari tracce di disegno, ma ha solo evidenziato maggiormente le pennellate scure dell’abbozzo. Vista però la corrispondenza precisa tra le due opere e i relativi schizzi preparatori, si può ipotizzare che per lo meno i tratti fondamentali della composizione siano stati riportati in qualche modo sulla tela, forse con un materiale successivamente rimosso o non rilevabile con l’indagine in infrarosso.
In entrambi i dipinti è ben visibile l’abbozzo monocromo che serviva a Rubens per definire ogni dettaglio della composizione e per creare una base plastica su cui stendere gli strati pittorici. L’abbozzo è eseguito con pennellate rapide di colore scuro molto diluito, come testimoniano le numerose sgocciolature presenti. In questa fase si riscontrano anche molte modifiche e aggiunte; si tratta di una fase probabilmente attribuibile alla sola mano di Rubens.
Nella costruzione delle figure viene usato il grigio dell’imprimitura come mezzo tono, le zone in ombra sono definite con pennellate scure e trasparenti, mentre le luci vengono ottenute con un colore molto corposo e tirato sulla superficie. Segue la stesura degli strati pittorici veri e propri.
I pigmenti riscontrati nel film pittorico sono: bianco di piombo, nero di carbone, ocra gialla, terra d’ombra, giallo di piombo e stagno, ocra rossa, vermiglione, lacca kermes, smaltino, indaco, malachite e resinato di rame.
Il legante è costituito da un olio siccativo, probabilmente composto principalmente da olio di lino. Trattandosi di dipinti incompiuti ed essendo solito Rubens dare le ultime rifiniture alle sue opere sul luogo di destinazione, si può ragionevolmente affermare che sulle tele degli Uffizi manchino le velature e le rifiniture finali.

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