Il dipinto Ninfe e satiri, pervenuto nella collezione del Gran Principe Ferdinando nel 1698, è ancora oggi conservato nella Galleria Palatina di Firenze.
Ninfe e satiri è una replica parziale di un dipinto con analogo soggetto oggi conservato a Madrid.
La replica è stata arricchita e modificata da Rubens stesso in un secondo momento, probabilmente a seguito della richiesta di un acquirente. Ai contatti con l’acquirente e al lavoro della bottega di Rubens sono probabilmente riconducibili anche i numerosi ampliamenti del supporto e i relativi brani pittorici.
Dipinto ad olio su tela.
Il supporto è costituito complessivamente da sette pezze di tela di lino cucite insieme, con tessitura del tipo “armatura tela”.
La porzione centrale, quella in cui si concentra la scena, risulta essere la più grande ed è stata ripiegata sul retro lungo i lati, per una piccola porzione funzionale alla cucitura delle altre pezze aggiunte. Altre due pezze, una delle quali costituita da una piccola striscia di tessuto, costituiscono l’aggiunta al lato superiore fissata alla tela centrale tramite cucitura a sopraggitto. Le due aggiunte laterali presentano una densità molto maggiore rispetto alle tele descritte in precedenza, sono costituite ciascuna da due pezze cucite a sopraggitto e sono fissate alla grande tela centrale tramite filza nascosta all’interno dei risvolti.
Si presume che tutte le tele che costituiscono il supporto siano state apprettate con una o più mani di colla animale prima di ricevere gli strati preparatori. La preparazione, di colore bruno chiaro e composta da carbonato di calcio e poco nero di carbone in legante oleoso, è stata probabilmente stesa con un coltello usato in funzione di spatola e applicata con movimenti circolari, come evidenzia l’indagine radiografica. L’imprimitura è di colore grigio, come tipico della pittura rubensiana, ed è a base di bianco di piombo e nero di vite in legante oleoso.
Le analisi hanno evidenziato un’omogeneità dei materiali utilizzati nel film pittorico steso sulle varie tele che costituiscono il supporto, per quanto riguarda sia i pigmenti che le impurità ad essi associate. La tavolozza risulta essere costituita da bianco di piombo, giallo di stagno e piombo, smaltino (per il cielo), azzurrite (nello sfondo), lapislazzuli, verderame trasparente, terra verde, cinabro, lacca rossa, ocra rossa, nero di carbone, nero di vite. Si riscontra molto frequentemente la presenza di frammenti di vetro come da uso comune nella bottega di Rubens.
Gran parte del bordo della tela originale era mancante. In generale, però, il filato si presentava in buono stato di conservazione, come anche le cuciture tra le pezze di tela che costituiscono il supporto originale. Quest’ultimo era stato foderato con una tela costituita da due pezzi uniti nel senso della lunghezza; tale cucitura si era rimarcata in maniera evidente sugli strati pittorici.
Erano presenti ampie ed evidenti imborsature che si erano formate in seguito alla perdita di tensionamento.
Il colore era interessato da sollevamenti degli strati pittorici e preparatori, con fenomeni di compressione. Erano presenti anche strati sovrapposti al colore originale, fortemente alterati. Le lacune di colore, localizzate principalmente lungo il bordo e presso il cielo, erano state stuccate nel corso di un intervento di restauro passato.
L’unica parte figurativa ad aver subito danni importanti era il satiro sulla destra, che presentava ridipinture ad olio. In generale il colore mostrava abrasioni diffuse, imputabili in parte alla natura del pigmento, lo smaltino, ma provocate anche da puliture aggressive.
Visto il buono stato del filato e delle cuciture, si è deciso di non foderare il dipinto per evitare l’appesantimento dello stesso ed il rimarcarsi delle cuciture. Si è proceduto innanzitutto con la messa in sicurezza degli strati pittorici, eseguendo la fermatura localizzata con colla animale. Dopo aver protetto il colore con una velinatura, si è proceduto alla rimozione della vecchia tela da rifodero ed alla pulizia del retro della tela originale dai residui di adesivo.
Le fasi di recupero di planarità del supporto e di fermatura generale degli strati pittorici hanno necessitato di diverse operazioni propedeutiche. Innanzitutto, le cuciture sono state protette in previsione delle sollecitazioni a cui il supporto viene inevitabilmente sottoposto. Le cuciture a sopraggitto sono state protette con ponticelli, mentre le cuciture a filza sono state rinforzate con tele applicate a cavallo della cucitura stessa, dopo che i lembi ripiegati erano stati fatti aderire al supporto con pasta fiorentina modificata. E’ stata poi eseguita, con colla animale, la fermatura dei bordi e delle parti interessate dalle cuciture. Sono state applicate con adesivo Beva delle doppie strisce perimetrali, utilizzate sia per il tensionamento provvisorio che per quello definitivo.
Una volta tensionato sul telaio interinale, il dipinto è stato esposto a umidità, tramite membrana di Goretex, e sottoposto a leggera tensione utile al recupero della planarità.
Si è proceduto poi alla fermatura generale degli strati pittorici, tramite applicazione di colla animale ad iniezione con l’ausilio del sottovuoto, che ha garantito un miglior passaggio dell’adesivo attraverso la tela.
I ponticelli di rinforzo, precedentemente applicati sulle cuciture a sopraggitto della tela centrale, sono stati mantenuti, mentre gli altri sono stati sostituiti con strisce continue di tela poliestere sottile fatta aderire al retro del supporto con colla pasta modificata.
Per ridurre la sensibilità della tela alle variazioni igrometriche, il supporto è stato trattato con un blando appretto di resina sintetica ed è stata predisposta una parziale camera climatica, realizzata recuperando la vecchia tela di rifodero applicata con velcro sul retro del nuovo telaio. Il nuovo tensionamento è avvenuto su telaio ligneo ad espansione bidirezionale.
L’intervento di pulitura è consistito nell’assottigliamento graduale degli spessi strati di vernice alterati e nella rimozione dei vari strati sovrapposti. La pulitura è stata eseguita con miscele di solventi, differenziate a seconda della zona e dei materiali presenti, applicate addensate o con emulsione cerosa neutra.
La stuccatura è stata eseguita con gesso e colla animale e la superficie degli stucchi è stata lavorata per accordarsi all’andamento della superficie circostante.
La reintegrazione pittorica è stata eseguita con acquerello con tecnica della selezione cromatica; solo nelle zone molto scure, prima dell’uso dell’acquerello, è stata stesa una base con colori a tempera. La fase finale dell’integrazione è stata eseguita con colori a vernice. Durante la lavorazione sono state applicate diverse mani di vernice mastice stesa a pennello, sciolta in essenza di trementina con aggiunta di prodotto per evitare l’ingiallimento della vernice stessa. La vernice finale, una resina chetonica sciolta in White Spirit, è stata applicata a spruzzo sempre con l’aggiunta di prodotto per evitare l’ingiallimento.
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