Morto da Feltre, Grottesche, XVI sec., Istituto Geografico Militare, Firenze

  • : Intervento di restauro
  • Stato attività: concluso

Dati

Informazioni sull’attività

Informazioni sull’opera

Informazioni storico-descrittive

In quelli che furono gli ambienti del Convento della SS. Annunziata di Firenze, attualmente sede dell’Istituto Geografico Militare, sono state riscoperte diverse pitture, che rappresentano un esempio inedito della pittura a grottesca del primo Cinquecento.
Questi affreschi sono stati attribuiti a Morto da Feltre, il quale, come apprendiamo dal Vasari, apparteneva a quel gruppo di artisti che, soprattutto negli anni a cavallo tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, erano soliti introdursi, attraverso stretti cunicoli, nelle stanze della Domus Aurea, la reggia che Nerone si era costruito nel cuore di Roma e grazie ai quali questi ambienti ingombri di terra e detriti, rivelarono mirabili dipinti, che offrirono agli artisti del tempo originali suggerimenti decorativi.
Le pitture di Morto da Feltre sono state realizzate su una parete, oggi appartenente ad un vano-soffitta sopra l’attuale biblioteca, nel braccio nord del secondo chiostro del convento della SS. Annunziata, annesso all’Istituto Geografico Militare già dal primo Ottocento.
La decorazione è costituita da due grottesche raffiguranti il medesimo soggetto, che si differenziano solo per le diverse specie di uccelli e di insetti rappresentati entro specchiature. L’iconografia risulta molto particolare e sono ben distinguibili elementi riferibili alla celebrazione mortuaria.
Sono state ipotizzate varie letture iconologiche rispetto a tali pitture, ma la più coerente sembra essere quella della celebrazione del Vecchio e del Nuovo Mondo, ossia del continente europeo e dell’America appena scoperta.
Le fonti testimoniano inoltre che Morto da Feltre, al ritorno da Roma, si stabilì per un periodo nella Foresteria dell’Annunziata, attratto sia dalla presenza di Leonardo da Vinci, il quale si stava dedicando a studi sulla biologia, che dal laboratorio di ceroplastica del convento dove venivano modellate maschere funebri per gli ex-voto.
[Il recente ritrovamento ed il restauro riaprono il dibattito critico e consentono di esaminare le particolarità stilistiche dell’artista e la tecnica esecutiva di quest’opera.]

Tecnica esecutiva

Le due specchiature, realizzate sulla stessa parete di una soffitta ricavata sopra al grande salone della biblioteca, sono separate da una sorta di finestra, che appare contornata da una fascia grigia, dipinta a simulare una cornice in pietra serena.
A seguito di attente analisi sulla pittura si è arrivati alla conclusione che le due specchiature dipinte sono state realizzate sulla tamponatura di due finestre o aperture preesistenti. Risulta, infatti, presente una sovrammettitura tra gli intonaci, in corrispondenza della porzione di intonaco di forma rettangolare che sormonta quello della parete, in corrispondenza di entrambe le grottesche.
Tutto ciò viene confermato anche dall’analisi, a luce radente, della muratura sul retro, che ha dimostrato una discontinuità tra gli intonaci, determinata dalla loro messa in opera in momenti diversi.
In entrambe le grottesche, in prossimità della giornata centrale, sono stati riscontrati residui di paglia, materiale impiegato per rallentare la reazione di presa e i tempi di asciugatura. L’intonaco presenta inoltre una diversa lavorazione della superficie a seconda della zone: più liscio e compatto sulle fasce laterali e più rugoso nelle zone centrali. Inoltre la giornata centrale è l’unica zona sulla quale il pittore ha lavorato su di un intonaco fresco, almeno per quanto riguarda il disegno.
Le ombre sono ottenute giustapponendo gli scuri ai chiari e le campiture del colore sono costituite da stesure cromatiche omogenee e coprenti. Le zone in migliore stato di conservazione ci forniscono preziose informazioni sulla tecnica esecutiva. Si susseguono stesure cromatiche di notevole spessore a velature di colore che, probabilmente, erano stemperate in un legante di cui non si conosce ancora la natura.

Sezione successiva