Il complesso è costituito da un elemento architettonico e da otto personaggi rappresentanti il Cristo morto giacente (modellato a figura intera), Maria, Maria Maddalena, le tre pie donne, Nicodemo e San Giuseppe d’Arimatea (eseguiti a mezzo busto).
Terracotta dipinta a freddo e dorata a missione.
L’intero complesso è ricoperto in maniera disomogenea da uno spesso strato di sporco che, secondo le analisi eseguite dal Laboratorio Scientifico dell’OPD, risulta essere composto da silicati, calcite e quarzo, tipici dei depositi di polvere.
Sotto lo spesso strato di sporco si nota, a occhio nudo, la presenza diffusa di policromia e dorature, ricoperte da almeno uno strato di ridipintura. Lo strato policromo risulta assai precario, addirittura pulverulento in alcune aree. Su quasi tutta la superficie la policromia è sollevata e distaccata dallo strato sottostante. Alcune parti, soprattutto sulla figura del Cristo, sembrano ricoperte o ricostruite da uno spesso strato di stucco. Sul retro le figure sono riempite di pezzi di mattone e cemento.
Dalle porzioni rotte e distaccate del Nicodemo e del S. Giuseppe d’Arimatea è possibile notare come la terracotta abbia subìto un danno durante la fase di cottura, vista la presenza di annerimenti nelle zone interne del modellato. Il biscotto è, in generale, infragilito e facilmente soggetto a rotture.
Il complesso riporta più rotture e mancanze:
– prima pia donna (I): presenta delle grosse fessurazioni nella cavità interna. Questa prima figura risulta notevolmente più bassa delle altre, il che fa supporre – anche per la presenza di uno strato di cemento alla base – che potesse avere un basamento, andato perduto. Un taglio di cottura corre lungo il polso destro.
– Maria (II): presenza di cemento e fessurazioni interne. Piccole fessurazioni sono presenti anche sulla superficie esterna sul retro. Il taglio di cottura corre lungo il dorso della mano destra e l’avambraccio sinistro che è appoggiato sul ventre del Cristo.
– seconda pia donna (III): presenza di cemento e fessurazioni sul retro. Una porzione superiore della testa è rotta e completamente distaccata, come il braccio sinistro a partire dalla spalla fino al risvolto della manica; questa porzione è fratturata in quattro pezzi.
– terza pia donna (IV): presenza di cemento e fessurazioni sul retro. Il cemento è esteso fino al lato destro della figura, lungo il taglio di cottura, con lo scopo di farla aderire a quella precedente, oggi distaccata.
– S. Giuseppe d’Arimatea (V): la situazione è analoga a quella della figura descritta sopra. Inoltre la testa è staccata all’altezza del colletto della veste e fratturata. Sono mancanti la porzione superiore della testa e la parte sinistra del naso. Il taglio di cottura corre lungo il polso sinistro.
– Nicodemo (VI): presenza di cemento e fessurazioni sul retro. Il taglio di cottura corre lungo il braccio destro dalla spalla al risvolto della manica. La testa è rotta all’altezza del collo e fratturata in due porzioni ricongiunte con una malta.
– Maria Maddalena (VII): è l’unica figura eseguita a tutto tondo, presenta un consistente strato di cemento e di mattoni al suo interno. Il taglio di cottura corre lungo gli avambracci. In corrispondenza del taglio si è rotta e distaccata una porzione della scultura, divisa in due pezzi. Un secondo taglio di cottura è presente all’altezza della vita e divide la Maddalena in due parti. La parte inferiore è riempita di cemento e mancante di una piega del panneggio sul lato destro.
– Cristo giacente (VIII – a/b/c/d/e): è diviso in cinque parti da quattro tagli di cottura. L’intera figura è riempita di cemento e laterizi dal retro. I tagli di cottura passano dal collo sopra le spalle, lungo la vita tagliando gli avambracci, sopra il ginocchio, alle caviglie. Manca una porzione di basamento fra il terzo e il quarto elemento (VIIIc e VIIId). Entrambi i piedi sono mancanti delle dita.
Sembra che l’opera possa aver subìto un alluvionamento o che gli strati di sporco, accumulati nel luogo di conservazione, siano stati soggetti a forte umidità.
Successivamente a uno sbalzo ambientale o di temperatura, gli strati di sporco si sono disidratati con il conseguente distaccamento dalla superficie, che ha portato al sollevamento degli strati pittorici.
E’ evidente, però, che prima di questo evento particolarmente dannoso per l’opera, la superficie doveva già essere lacunosa di cromia, in quanto sono visibili una o più mani di ridipintura sotto gli accumuli di sporco.
La fragilità del biscotto può essere in parte dovuta a una cottura non ottimale dell’argilla, che potrebbe aver subito un innalzamento troppo rapido della temperatura, fenomeno che generalmente causa l’annerimento della terracotta dovuto alla mancata fuoriuscita dei gas di reazione dall’interno della forma e che a volte possono addirittura provocare fenditure e crepe.
Le varie rotture e mancanze, se non causate da una cottura errata, sono dovute a danni accidentali.
Utilizzo di cemento o malte per la congiunzione dei vari pezzi del complesso e stesura di strati di ridipintura.
Prima di procedere alla rimozione dei materiali di riempimento e alla pulitura è stato indispensabile eliminare i consistenti accumuli di polvere (fango?) presenti su tutta la superficie.
A causa dello stato assai precario della policromia, in molta parte completamente staccata dal supporto, la spolveratura è stata condotta contemporaneamente ad un massiccio pre-consolidamento. La superficie è stata spolverata con l’ausilio di pennelli a setola morbida e aspirazione controllata, mentre la fermatura di tutti gli strati con resina polivinilbutirrale al 2% in fase alcolica e con Fluormet CP per imbibizione e iniezione.
Una volta assicurati gli strati pittorici ed eliminati gli accumuli di polvere, si è proceduto alla rimozione del gesso e della malta con mezzi meccanici quali martelletto pneumatico, scalpelli e lame di bisturi; successivamente la pulitura dei residui di gesso è stata condotta con impacchi di carbonato d’ammonio supportato, successivamente sciacquati con acqua deionizzata.
La pulitura della superficie pittorica è avvenuta in tre fasi di intervento: A) rimozione dello sporco pulverulento superficiale per mezzo di cotoncini imbevuti di alcool etilico denaturato, in modo da facilitare la soluzione del consolidante applicato inizialmente e rimasto in superficie; B) abbassamento e riadesione, laddove necessario, delle scaglie di colore per mezzo di infiltrazioni di resina Fluormet CP e spatola calda; C) pulitura e rimozione delle ridipinture con solven-gel acido a base di EDTA, applicazione di MEA in purezza, solven-gel neutro a base di acetone.
Laddove necessario, si è alternata l’azione dei gel e della mono-anatol-ammina con l’uso dell’ablatore dentistico ad ultrasuoni e del bisturi chirurgico.
Tutti gli interventi di spolveratura, preconsolidamento e pulitura sono stati condotti attraverso l’uso di un microscopio ottico di tecnologia Zeiss OPMI 1FC.
Il consolidamento dello strato pittorico pulito, così come quello delle dorature e della terracotta (in alcune zone in stato assai danneggiato o addirittura pulverulento) è avvenuto per imbibizione con Fluormet CP steso a pennello.
Tutti gli incollaggi delle porzioni rotte sono stati eseguiti con resina epossidica bi-componente UHU-PLUS.
Le fenditure e fratture sono state consolidate e, dove necessario, colmate con resina epossidica bi-componente EPO 150 caricata con coccio pesto.
Le integrazioni e stuccature della terracotta, come le ricostruzioni formali, eseguite laddove il modellato non lasciava spazio a libera interpretazione, sono state eseguite con uno stucco vinilico a base di cellulosa (Polyfilla per interni) reversibile meccanicamente, con acqua o acetone. Dove necessario, le ricostruzioni sono state fornite di supporti in garza di vetro o di ottone applicata e ancorata con resina epossidica bi-componente EPO 150.
Successivamente le ricostruzioni, come le lacune pittoriche, sono state preparate ad accogliere l’integrazione cromatica con stucco di finitura a base di cellulosa MODOSTUC di colore bianco ed il ritocco pittorico è stato eseguito con colori ad acquerello WINSOR & NEWTON secondo il metodo del puntinato.
La scelta del puntinato rispetto alla selezione cromatica è stata dettata dalle condizioni assai frammentarie e lacunose della pellicola pittorica, che altrimenti sarebbe stata troppo appesantita da integrazioni più invasive.
In ultimo, la stesura del protettivo finale ha previsto l’uso di una cera microcristallina in White Spirit al 5%.
Si consiglia la conservazione in luogo fresco e asciutto, sotto esposizione luminosa adeguata e al riparo dalla polvere. Si sollecitano, inoltre, periodici e adeguati interventi di manutenzione e spolveratura.
Sezione successiva
