Nel 1846 il contadino Francesco Giampedrone, durante lavori agricoli, rinvenne una tomba nella zona occidentale del territorio di Ameglia con alcuni reperti, tra cui una lamina aurea in frammenti, posta dentro un vaso. L’oggetto ebbe vari passaggi di proprietà, fino a confluire nelle raccolte del Museo Civico di La Spezia.
L’opera è costituita da una lamina d’oro dello spessore di circa 0,2 mm, per un peso complessivo di 6,8 grammi. La lamina è stata incisa nel senso della larghezza in file parallele di triangoli (speculari rispetto all’asse mediano), i cui lembi in origine erano sollevati, conferendo tridimensionalità e movimento. Come riportato in una descrizione dell’opera prima del restauro del 1952, alle estremità (oggi non perfettamente conservate) erano presenti due fori per parte, con l’evidente funzione di aggancio: la Lamina poteva essere un gioiello da collo, un ornamento cucito sulla scollatura di una veste o parte di un diadema. Nella medesima descrizione viene detto che il manufatto “è pieghettato in tutta la sua lunghezza in minutissime pieghe”, disposte in modo da determinarne un andamento semicircolare, oggi perduto. Non è sicuro se questa pieghettatura facesse parte della tecnica di realizzazione o se sia l’esito di un danneggiamento.
La Lamina è spezzata in sette frammenti, riuniti in occasione del restauro del 1952 in modo efficace ma molto invasivo ed esteticamente inaccettabile, rendendo impossibile la corretta osservazione delle superfici su uno dei due lati, largamente occupato da una serie di sei ‘cerotti’ in piombo. L’originaria tridimensionalità dei triangoli incisi è stata completamente cancellata nel corso del suddetto restauro, che ha appiattito tutti i frammenti. Gli adesivi e la porporina utilizzati in quella occasione erano ormai fortemente alterati.
La Lamina è stata oggetto di un infelice restauro nel 1952, che ne ha alterato l’aspetto originario: i frammenti sono stati completamente spianati, perdendo sia la pieghettatura che la tridimensionalità dei triangoli incisi, e uniti tra loro tramite l’applicazione a caldo di sei fascette di piombo a cavallo delle linee di frattura con una miscela di adesivi organici e inerti, seguita da mascheratura estetica a porporina. Nel corso del tempo, sul reperto è anche stato impiegato un adesivo vinilico e una vernice alla nitrocellulosa, le cui tracce sono state individuate dalle indagini diagnostiche.
Caratterizzazione dei materiali costitutivi e degli interventi pregressi.
Scopo principale del nuovo intervento di restauro era la rimozione dei vecchi consolidamenti alterati e la restituzione di una corretta percezione dell’opera e del prezioso materiale di cui è composta. Data l’estrema fragilità della sottile lamina d’oro, si è proceduto con azioni le più lievi possibili, limitando al massimo le operazioni meccaniche dirette svolte sull’opera. La prima operazione svolta è stato il bloccaggio preliminare dei frammenti con cerotti medicali Steri-Strip, applicati sul lato privo di fascette di piombo, per evitare ogni movimento improprio e conseguente danneggiamento della materia. Per solubilizzare i vecchi adesivi, sono state impiegate miscele di solventi supportate; in altri punti, dove la quantità di materiale era particolarmente copiosa, è stata usata con grande attenzione una lama di bisturi riscaldata a circa 50°C, in grado di penetrare attraverso lo spessore degli adesivi, fino al distacco dei vecchi consolidamenti. Sempre a mezzo solvente supportato, sono stati rimossi i residui di porporina alterata, restituendo ai frammenti d’oro la tipica luminosità.
Per quanto tecnicamente possibile, entro certi limiti, si è deciso di non procedere al sollevamento dei triangoli incisi per evitare l’ennesimo stress meccanico alla sottile lamina aurea prima del completamento di un più approfondito studio sull’originaria foggia e destinazione del reperto. Un secondo intervento di ripristino formale sarà sempre possibile in futuro, quando saranno sciolti i dubbi riguardanti il contesto culturale di produzione dell’oggetto (ancora ignoto) e la sua effettiva funzione d’uso.
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