L’opera fu eseguita dallo scultore fiorentino Carlo Marcellini che, giovanissimo, entrò a far parte del sistema di committenza mediceo a partire dal 1670. Questo inserimento nel circuito di formazione granducale ne determinò la selezione, da parte del granduca Cosimo III de’ Medici, per un fondamentale periodo di perfezionamento a Roma come allievo dell’Accademia Granducale.
Il rilievo fu realizzato proprio in questa occasione ed inviato a Firenze nell’ottobre 1674 per partecipare a un’esposizione nel Chiostro della Santissima Annunziata, come riportato nella lettera datata 13 ottobre 1674: “[…] due bassorilievi, di cui uno del Foggini, rappresentante Niobe con i figli saettati, e l’altro del Marcellini, nel quale è figurata la Caduta dei Giganti”.
Del bassorilievo in terracotta del Marcellini conosciamo dunque la genesi e il contesto culturale entro il quale venne modellato; è noto anche il grande apprezzamento che riscosse presso il granduca, il quale lo preferì all’opera del Foggini, giudicata carente rispetto alla Caduta dei Giganti di Carlo. In effetti, la composizione di Carlo Marcellini mostra un linguaggio maturo e ricco di pathos, sviluppato proprio in occasione dell’apprendistato romano, in seguito allo studio della scultura antica.
La superficie del rilievo era fortemente scurita dai depositi superficiali e dall’alterazione dei protettivi applicati nei precedenti interventi di restauro.
L’opera non è integra, ma è fratturata in più parti, oggi riassermblate nei precedenti interventi di restauro. Il braccio destro di Zeus, che dall’alto interviene per porre fine alla rivolta, è mancante ed è andato perso.
Il rilievo fu oggetto di più interventi di restauro nel corso della sua storia conservativa. Gli ultimi due interventi, a cura dell’Opificio, risalgono al 1977 e al 1993. Le operazioni svolte in entrambe le occasioni riguardarono la pulitura per la rimozione dei consistenti depositi coerenti e incoerenti, la realizzazione di stuccature per la risarcitura delle fratture, un esteso ritocco pittorico volto ad uniformare la disomogeneità cromatiche della terracotta e infine, l’applicazione di un protettivo superficiale.
Le indagini del laboratorio scientifico (Spettroscopia FT-IR, con microscopio ottico, con FT-IR Lumos e SEM) per la caratterizzazione dei materiali impiegati nei precedenti interventi di restauro hanno evidenziato la presenza di cera d’api, cera paraffinica alla quale si aggiungono tracce di silicati e Akeogard Co o prodotti simili, confermando quanto indicato nella scheda di restauro del 1993.
La pulitura della superficie è stata il risultato di un’azione sinergica tra il sistema laser EOS 1000 LQS e la pulitura per via chimica.
Le due metodologie distinte non erano infatti sufficienti a raggiungere un risultato apprezzabile nelle zone più patinate. Al contrario, l’azione combinata di entrambi i sistemi ha permesso di ottenere un ottimo recupero della terracotta originale: una pulitura chimica preliminare, effettuata con soluzioni tamponate a pH 8,5 gelificate con Klucel H e arricchite con DTPA e Shellsol D40, seguita da un’ablazione laser con parametri compresi tra 65 e 130 mJ e fluenze di 0,58–3,14 J/cm².
A causa della persistenza di residui o macchie superficiali localizzate, è stata applicata una soluzione alcalina in gel di agar al fine di garantirne una permanenza controllata e il più possibile superficiale, evitando un’eccessiva penetrazione nelle porosità della matrice ceramica. In alcune zone, l’intervento di pulitura laser è stato ripetuto una seconda volta, operando attraverso il film di agar.
Tale applicazione ha permesso di uniformare e completare la pulitura sull’intera superficie del rilievo, assicurando un risultato omogeneo e una maggiore leggibilità materica e cromatica dell’opera.
Le vecchie integrazioni materiche sono state abbassate e rifinite con Polyfilla da interni e Modostuc. Il ritocco pittorico è stato eseguito mediante una base cromatica (realizzata con colori ai silicati), sulla quale è stato realizzato il tratteggio ad acquerello.
La superficie è stata infine protetta con una stesura di Regal Varnish mat.
Sezione successiva
