La Testa di Cristo Redentore fu donata nel 1975 da una nobildonna svizzera ai Frati Minori Osservanti di Firenze, al tempo residenti presso la Chiesa di San Salvatore in Ognissanti. Non si hanno altre notizie circa l’originaria provenienza.
Il dipinto presente le raffinatezze della miniatura unite alla sperimentazione di tecniche assimilabili ad esemplari di area nordica, pur mantenendo i caratteri della pittura fiorentina legati alla cerchia ghirlandaiesca e botticelliana. Anna Maria Giusti prima e Monica Bietti poi lo ricollegano all’ambito della bottega dei Ghirlandaio, in particolare a Domenico.
I contatti dei Ghirlandaio con il mondo d’oltralpe furono diretti, anche se non occorre far riferimento a questi rapporti per comprendere l’interesse di Domenico per la pittura fiamminga, ben documentata a Firenze in ambito mediceo e filo-mediceo dall’ottavo decennio del Quattrocento.
Si suppone per la tela la derivazione diretta da un prototipo, un Volto Santo, presente a Firenze intorno al nono decennio del Quattrocento.
Il supporto tessile è costituito da una tela di lino molto sottile, trattata con una miscela di Bianco di Piombo, silicati, materiale proteico e olio siccativo a formare una sorta di fondo cromatico.
L’utilizzo di una tela così sottile, in combinazione con l’assenza di uno strato preparatorio tradizionale, aveva in un primo momento fatto supporre l’utilizzo di una tecnica a tempera magra, ma le caratteristiche delle stesure pittoriche emerse in corso di restauro e le indagini diagnostiche rimandano all’impiego di una tecnica mista, una tempera addizionata con olio.
Analizzando il dipinto a luce radente e al microscopio è stato possibile ricostruire la successione di esecuzione delle varie campiture: per primo è stato steso l’incarnato, seguito dalla veste rossa e poi dai capelli, infine il tutto è stato scontornato con il blu dello sfondo, mentre l’aureola, ormai frammentaria, è stata eseguita applicando la foglia d’oro su di una traccia a missione oleosa.
L’identificazione dei pigmenti si è ottenuta mediante Fluorescenza a raggi X, mentre analizzando la successione stratigrafica di alcuni campioni prelevati nelle diverse campiture è stato possibile comprendere meglio la tecnica pittorica.
Il dipinto, probabilmente in occasione di un intervento di restauro di cui non abbiamo notizie, ha subito una riduzione dimensionale lungo i quattro lati, che ha irreversibilmente modificato l’immagine dell’opera. I margini presentano infatti un taglio netto che interessa sia il supporto tessile sia lo strato pittorico, interrompendo l’aureola in alto e le spalle sui due lati.
La maggior parte dei fenomeni di degrado risultava a carico del supporto tessile, che appariva frammentario e lacunoso, tanto che decine di piccoli frammenti di tela erano tenuti assieme da strisce di cartoncino incollate sul retro del dipinto. La colla forte utilizzata per fissare il cartoncino ha determinato delle ondulazioni a livello della tela, ma anche un notevole irrigidimento e depolimerizzazione delle fibre tessili.
In corrispondenza del naso vi era un taglio diagonale probabilmente riconducibile ad un evento accidentale. Il dipinto presentava molte lacune soprattutto in corrispondenza del fondo blu. In questa zona troviamo sia mancanze totali che interessano anche il supporto tessile, sia lacune a livello degli strati pittorici, che lasciavano la tela a vista. Dove ancora presente, lo strato pittorico risulta ben adeso alla tela, ne segue e ne asseconda le minime asperità.
La leggibilità della composizione appariva alterata da un materiale molto sottile di colore grigio-bruno, oltre a sgocciolature gialle di un materiale corposo.
Era inoltre presente una stesura filmogena superficiale che ricopriva l’intera superficie ad eccezione della fascia perimetrale, a significare che tale vernice, sicuramente riconducibile ad un precedente intervento di restauro, è stata applicata quando il dipinto si trovava all’interno di una cornice.
L’intervento di restauro si è finalizzato alla più duratura e idonea conservazione della materia dell’opera d’arte, favorendo la corretta lettura dei valori immateriali in essa contenuti.
Come prima fase si è operata la rimozione del cartoncino applicato sul retro con relativa pulitura della tela ed effettuato un recupero della planarità del supporto tessile mediante esposizione a vapori di umidità attraverso tessuto goretex, seguita da asciugatura su tavola a bassa pressione.
Per quanto riguarda la pulitura, si è deciso di intervenire in due fasi, operando dapprima un leggero assottigliamento della spessa vernice alterata, e proseguendo poi selettivamente, andando a riequilibrare la composizione. Tale intervento ha preso avvio da test di pulitura volti ad individuare i parametri di solubilità necessari e sufficienti al graduale e controllato assottigliamento del materiale grigio-bruno presente sulla superficie, ottenendo il ristabilimento dei corretti rapporti cromatici a favore di una migliore leggibilità dell’opera.
Terminata la fase di pulitura ha preso avvio l’intervento di consolidamento strutturale, che ha visto il risanamento dei tagli e la ricollocazione dei vari frammenti di supporto tessile operando a microscopio dapprima dal retro e poi dal fronte, per mezzo di incollaggi filo-filo di testa.
In considerazione dell’estrema fragilità e depolimerizzazione della tela originale, si è ritenuto necessario dotare il dipinto di un nuovo sostegno. Per la nuova foderatura si è utilizzata una tela sintetica in tessuto poliestere, trattata con Beva® e poi applicata sul retro del dipinto ad una temperatura inferiore per garantire una facile reversibilità. È stato così possibile recuperare le deformazioni della tela dovute al cartoncino che era stato applicato sul retro, mantenendo al tempo stesso tutte le asperità, i cretti e le caratteristiche superficiali dello strato pittorico.
Per colmare le lacune a livello del supporto tessile originale si sono eseguiti degli intarsi in TNT, poi stuccati e integrati prima ad acquerello e poi a vernice, con la tecnica della selezione cromatica.
Il dipinto è stato poi tensionato, per mezzo di un sistema elastico da noi progettato, in appoggio su un pannello dotato di un meccanismo elastico capace di controllare autonomamente i movimenti della tela in relazione ad eventuali variazioni termo-igrometriche.
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