La Croce Santa è legata alla donazione, avvenuta nel 1258, di alcune reliquie da parte di san Luigi IX, re di Francia, a fra’ Mansueto, francescano di Castiglion Fiorentino, in segno di riconoscenza per l’importante azione diplomatica operata nell’ambito degli scontri tra Francia e Inghilterra, conclusi con il trattato di Parigi del 1259. Inizialmente attribuita da alcuni studiosi a produzione bizantina o veneziana quattrocentesca, già nel 1971 è stata retrodatata al XIII secolo e accostata alle coeve produzioni orafe francesi. San Luigi potrebbe, quindi, aver donato a fra’ Mansueto non solo le reliquie, ma anche la croce reliquiario. La questione dell’attribuzione dell’opera ha continuato a essere dibattuta, essendo anche stata avanzata da alcuni studiosi la proposta di una produzione senese. Circa la piccola stauroteca in oro, sembra essere certa una sua origine orientale, costantinopolitana, ed è verosimile che in origine fosse un encolpio, da portare al collo.
Da sempre, la Croce Santa è adibita al culto e portata in processione per la festa del patrono di Castiglion Fiorentino. Tale circostanza è in parte responsabile del suo degrado, a causa delle ripetute sollecitazioni meccaniche.
La Croce poggia su un piede circolare in rame dorato, intervallato da tre nodi lievemente schiacciati, non coerente con l’opera, ma certamente aggiunto in un secondo momento. Il piede è stato imperniato tramite elementi in rame al puntale della Croce. Il nodo superiore è inoltre fissato al fusto tramite perni in rame e una saldatura perimetrale nel punto di giunzione.
La Croce è realizzata in argento dorato ricoperto da filigrana ed è caratterizzata da bracci polilobati con punte raggiate. Le lamine delle due facce sono saldate al nastro perimetrale in filigrana, arricchito da perle scaramazze cucite tramite un sottile filo d’argento passante attraverso il traforo. Il fissaggio delle due facce della Croce è garantito da perni passanti attraverso le terminazioni delle punte dei bracci, ribaditi all’interno dei castoni conici in cui sono montate grandi paste vitree. I castoni sono inoltre circondati da una rosa di pietre cabochon in castoni a notte più piccoli. Come ulteriore punto di raccordo sono stati inseriti altri piccoli perni passanti lungo il nastro perimetrale, ribaditi su piccoli supporti conici.
Nella parte centrale del recto si trova la stauroteca in oro traforato, circondata da quattro medaglioni in smalto de plique. Nella parte apicale è stata aggiunta una crocetta in rame dorato, arricchita con una pietra su ogni terminazione dei bracci più una centrale all’incrocio di questi. Sul verso si trovano gli stessi motivi decorativi del recto a differenza della parte centrale, dove figura all’incrocio dei bracci una grossa pietra azzurra circondata da tre placchette a petalo, realizzate in smalto champlevé.
Lo stato di conservazione della croce era discreto, presentando principalmente problemi relativi a restauri precedenti e all’usura del tempo.
Sulla base in rame dorato erano presenti alcune macchie di cera e prodotti di corrosione del metallo. Sul terzo nodo vi era inoltre un consistente strato di piombo, apposto presumibilmente durante un intervento di consolidamento in passato.
Gli alti castoni che caratterizzano la croce erano stati consolidati con saldature a stagno, talvolta con eccessivo apporto di materia, in seguito ricoperte da uno strato di porporina che nel tempo si è ossidata, virando verso tonalità scure o verdastre e alterando la corretta leggibilità dell’opera. L’argento dorato della croce presentava alcune solfurazioni nei punti dove la doratura risultava più sottile o abrasa. Lo stato della filigrana era per lo più discreto, ad eccezione di alcuni punti in corrispondenza dei castoni posti all’incrocio dei bracci del verso, dove risultava basculante o precariamente ancorata. In molti punti, in corrispondenza delle saldature a stagno più invasive, vi erano forti ossidazioni e corrosioni, che coinvolgevano anche la filigrana.
La crocetta apicale in rame dorato aveva perso il suo assetto e risultava molto deformata, così come alcuni castoni che erano completamente piegati, probabilmente a causa di urti avvenuti durante le celebrazioni nelle quali la Croce viene impiegata. L’intera struttura della croce, in realtà, risulta fuori asse e lievemente piegata all’indietro, presumibilmente per i medesimi motivi; questi problemi non sono risolvibili, a causa della presenza della saldatura sul nodo e dei perni passanti che bloccano il puntale alla base, rendendo impossibile qualsiasi operazione di ripristino formale.
Fonti storiche e archivistiche testimoniano vari interventi di restauro o manutenzione susseguiti nei secoli, che hanno visto il ricollocamento e talvolta la sostituzione delle pietre dei castoni andate perdute. La teca quadrilobata contenente la reliquia della sacra spina era probabilmente collocata in posizione centrale sul verso, dove adesso si trova la grande pietra azzurra. La crocetta apicale, differente per tipologia stilistica e tecnica, è anch’essa un’aggiunta successiva. Ad interventi precedenti sono imputabili anche le diffuse saldature a stagno, talvolta molto invasive, successivamente mascherate con porporina. Il piede stesso della Croce risale sicuramente a un’epoca successiva; tale differenza è evidente dalle caratteristiche stilistiche che lo contraddistinguono e dalla differente tipologia di filigrana presente sul nodo.
La particolare tecnica di realizzazione non prevede lo smontaggio dell’opera, a causa dei perni ribaditi al di sotto delle paste vitree, non accessibili. Ogni fase dell’intervento è perciò stata fortemente condizionata da questa situazione, imponendo azioni localizzate e differenziate in base ai fenomeni di degrado da risolvere e alla natura dei materiali. Tramite impacchi di solventi è stata rimossa la porporina alterata e sono state attenuate le solfurazioni dell’argento. Con impacchi di idonee soluzioni complessanti sono stati eliminati i prodotti di corrosione, procedendo ad accurato risciacquo per l’eliminazione di ogni residuo. Con strumenti meccanici sono state alleggerite le invadenti saldature a stagno, riducendole al minimo spessore e uniformandole cromaticamente alle superfici dorate circostanti con oro a conchiglia.
Tramite azioni meccaniche sono state risolte le deformazioni della crocetta apicale e di alcune filigrane, ricorrendo a incollaggi localizzati o alla saldatura a mezzo laser per il consolidamento di alcune fratture.
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