L’opera è stata usata fino alla metà del XIX secolo come croce processionale, per accompagnare i defunti del piccolo paese di Trequanda dalla chiesa fino al cimitero. Negli anni Sessanta, la Croce fu oggetto di una operazione di compravendita illegale, mascherata da sparizione durante la grande alluvione di Firenze del 1966, dove sarebbe stata trasferita per ragioni non meglio precisate, secondo il fantasioso racconto degli artefici del misfatto (l’ingenuo parroco di Trequanda e un più astuto monsignore di Cortona, il cui carteggio privato in merito è stato successivamente scoperto). La Croce giunse infine al Cleveland Museum of Art, dove dopo decenni è stata riconosciuta come opera trafugata e consegnata al Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, che l’ha riportata alla Chiesa di Trequanda nel 2009.
La piccola Croce è interamente realizzata in rame, sia nella struttura perimetrale fusa che nelle undici placchette in lamina, sbalzata, incisa e smaltata champlevé. Le superfici non smaltate sono dorate ad amalgama di mercurio. Sul verso è presente una placchetta incisa e smaltata che riporta il nome del committente “MISSER PIETRO PIOVANO IN TREQHUANDA MI FECIE FARE”.
L’opera era in mediocre stato di conservazione, sia dal punto di vista strutturale che da quello estetico. Tutta la superficie della cornice dentellata, che funge da struttura portante, era ricoperta da un diffuso deposito di particellato, cementato con prodotti di corrosione metallica e sostanze organiche alterate. Diverse ed evidenti sono le deformazioni, sia della cornice che di alcune placche smaltate, dove sono intercorsi fenomeni di distacco e perdita dello strato vetroso. Il più grave danno meccanico ha riguardato la placchetta sul verso con iscrizione, largamente lacunosa dello smalto e sfondata su una estremità; altre perdite si sono verificate sui terminali dei bracci, dove in origine dovevano essere presenti elementi decorativi aggettanti, probabilmente simili a quelli superstiti all’incrocio dei bracci. Il fenomeno più deleterio e preoccupante era però la diffusa presenza di attacchi corrosivi del rame, visibili sotto forma di composti salini di colore verde, che interessavano anche tutte le placchette smaltate, con grave pregiudizio della corretta conservazione degli smalti.
È da attribuire a un intervento precedente l’inserimento di numerosi perni passanti in rame e ottone, ulteriormente fissati con resina, che sfondano tutte le placchette in lamina sbalzata e incisa. Forse durante lo stesso intervento, si è provveduto al consolidamento dei quattro elementi decorativi posizionati all’incrocio dei bracci mediante una resina e alla stesura di porporina come ritocco della doratura scomparsa. L’oggetto presentava residui di una sostanza cerosa, stesa certamente in passato come protettivo.
Diversamente da quanto auspicabile nel restauro delle oreficerie, nel caso della Croce di Trequanda non era possibile procedere alla separazione dei materiali tramite smontaggio, operazione che facilita le successive del restauro e le rende massimamente sicure ed efficaci. La presenza di perni passanti attraverso tutte le placchette smaltate ha suggerito di operare a oggetto montato, per il rischio di arrecare danni alle già compromesse smaltature.
Dopo sgrassaggio preliminare a solvente, utile alla eliminazione dei residui cerosi, si è provveduto alla solubilizzazione dei prodotti di corrosione del rame tramite impiego di soluzioni complessanti gelificate, seguite da accurato risciacquo con acqua gelificata. Il trattamento degli smalti è avvenuto contestualmente al loro consolidamento tramite micro-infiltrazioni di adesivo, laddove necessario. La grave lacuna nella placchetta con iscrizione è stata risarcita con una integrazione in rame modellata ad hoc e fermata in modo reversibile con resina. I vecchi ritocchi con porporina sono stati eliminati e sostituiti, dove necessario, con oro a conchiglia. Sulle superfici metalliche è stato infine steso un leggero strato di cera microcristallina come protettivo.
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