Il ciclo di terrecotte policrome invetriate raffiguranti putti in fasce su fondo blu cobalto fu commissionato ad Andrea della Robbia nel 1487 per decorare il loggiato dell’Ospedale degli Innocenti di Firenze. Ai dieci putti, nel 1845 se ne aggiunsero quattro realizzati in porcellana dalla Manifattura Ginori, come decorazione dell’ampliamento alle due estremità del loggiato brunelleschiano.
L’occasione per il restauro (maggio 2015 – giugno 2016) è stata la ristrutturazione del Museo degli Innocenti, resa possibile grazie a vari finanziamenti e donazioni, che ha coinvolto anche la facciata dell’Istituto.
I rilievi sono realizzati con la tecnica di foggiatura, in parte a calco e in parte a modellazione diretta. Inizialmente sono stati creati i tondi con uno spessore di circa 4 cm, sui quali sono stati applicati i putti realizzati mediante calco. Successivamente, l’opera è stata svuotata sul retro in corrispondenza dei bambini, al fine di ottenere uno spessore il più possibile uniforme, e infine è stata sezionata in pezzi. Prima della cottura, i pezzi di ciascun tondo sono stati contrassegnati con un simbolo graffito nell’argilla per facilitarne il riconoscimento durante la ricomposizione. La cottura dei pezzi che compongono il fondo blu è avvenuta posizionandoli di coltello sul piano del forno, in modo da occupare il minor spazio possibile. Questa informazione si deduce dal fatto che su uno dei tondi è presente una lacuna nello smalto, corrispondente a un doppio strato di smalto visibile su un altro tondo, sul quale lo smalto si è trasferito a causa di un contatto fortuito tra i due pezzi prima della cottura.
Il degrado dei rilievi robbiani e causato dall’esposizione diretta agli agenti atmosferici, cui sono soggetti per il posizionamento in facciata e per l’assenza di una copertura a protezione delle opere che limiti l’irraggiamento solare diretto e la pioggia battente. Tali fenomeni hanno provocato un indebolimento generale della materia, sia a livello macroscopico, con la presenza di fratture che interessano il corpo ceramico, sia microscopico, con la presenza di un diffuso craquelé a tela di ragno sullo smalto e di piccoli crateri rotondi che denunciano la migrazione dei sali interni alla terracotta verso la superficie.
Le numerose mancanze di invetriatura, unitamente al craquelé dello smalto, hanno creato un canale diretto con la terracotta, veicolando l’acqua all’interno dell’opera e innescando quei processi di degrado irreversibili tipici dei manufatti conservati in esterno.
Il degrado riscontrato è simile in tutti e dieci i tondi robbiani, ad eccezione dei quattro rilievi ottocenteschi Ginori che sono in ottimo stato di conservazione.
I tondi sono stati oggetto di uno smontaggio documentato avvenuto in occasione della seconda guerra mondiale, per il ricovero e la messa in sicurezza durante i bombardamenti della città.
A termine della guerra i rilievi sono stati ricollocati in facciata mediante un ancoraggio del tutto approssimativo, che consiste nell’inserimento di sottili staffe di ferro di collegamento tra il retro dei tondi e la muratura della facciata, mediante malta cementizia con la funzione di collante.
La superficie invetriata presenta precedenti stuccature lungo le numerose fratture, ormai di colore bianco, a causa del dilavamento del ritocco pittorico.
Il restauro dei tondi è stato eseguito in laboratorio dopo lo smontaggio avvenuto per mano di due operatori su cestello elevatore. I pezzi sono stati liberati per quanto possibile dal cemento retrostante e dalle staffe metalliche inserite durante un restauro risalente al secondo dopoguerra. Dopo la pulitura, le superfici sono state consolidate con prodotti reversibili a base di fluoelastomeri di ultima generazione e gli incollaggi degli elementi frammentati sono stati eseguiti con resine epossidiche che garantiscono la dovuta tenuta in esterno.
Non sono state realizzate ricostruzioni del modellato lacunoso, ma solo stuccature necessarie a proteggere lo smalto dalle infiltrazioni, mediante stucco acrilico resistente agli agenti atmosferici. Il ritocco pittorico eseguito ad acquerello è stato protetto con uno strato di resina alifatica e una successiva stesura di fluoelastomero antidilavamento.
I tondi sono stati ricomposti montandoli su supporti sagomati, realizzati mediante sottovuoto con tessuto in fibra di carbonio e resina epossidica. Ogni singolo pezzo è fissato meccanicamente al supporto dal retro mediante imbullonatura, e le fughe tra i vari elementi sono state colmate con stucco per esterni colorato in pasta.
Dei dieci tondi robbiani, due sono conservati nelle sale del Museo degli Innocenti, mentre gli altri otto sono stati rimontati in facciata tramite ganci in acciaio inox. La fuga perimetrale a ciascun tondo è stata colmata con malta pigmentata a base di calce.
Lo stucco, i colori, l’antidilavamento e la vernice sono stati sottoposti a test di invecchiamento in ambiente esterno che hanno dato ottimi risultati: assenza di ingiallimenti, colori inalterati, resistenza della materia.
La scelta dei prodotti è stata effettuata di concerto con i professionisti del laboratorio scientifico dell’Opificio e con la consulenza dei tecnici della CTS, privilegiando prodotti dei quali è noto il comportamento nel tempo ed escludendo quelli che non offrono sufficienti garanzie di tenuta o di reversibilità, come i nanosilicati. Questi ultimi godono di una certa fama tra i professionisti del restauro architettonico, che scelgono di impiegarli sulle superfici fittili in esterno, ma sono prodotti troppo giovani per poter essere utilizzati sulle robbiane, soprattutto in termini di reversibilità.
Con la ricollocazione in esterno, decisa dalla Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale per la Toscana riunitasi il 10 marzo 2016, le opere saranno nuovamente sottoposte agli agenti atmosferici che in passato hanno creato un forte degrado nel corpo ceramico, pertanto saranno di fondamentale importanza il monitoraggio dello stato di conservazione e la manutenzione periodica degli strati protettivi.
Laura Speranza, I dieci Putti in fasce di Andrea della Robbia nel loggiato dell’Ospedale degli Innocenti a Firenze. Anticipazioni sul restauro, in OPD Restauro n.28, 2016, Firenze.
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