L’homme clastique del dottor Auzoux

  • : Intervento di restauro
  • Stato attività: concluso

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Louis Thomas Jérôme Auzoux (1797 Sanit Aubin d’Ecrosville – 1880 Parigi) era un medico naturalista francese che a partire dal 1820, durante i suoi studi, si appassionò talmente all’anatomia da iniziare a realizzare modelli di organi in cartapesta su scheletri naturali. Con la pratica perfezionò la tecnica, liberandosi del supporto osseo e mettendo a punto una personale ricetta per l’impasto di cartapesta, che pressava dentro calchi in legno o metallo realizzati da lui stesso. In questo modo poteva riprodurre i pezzi anatomici innumerevoli volte, ottenendo prodotti più economici e più maneggevoli rispetto ai tradizionali in cera.

Nel 1825 presentò al mondo accademico il suo primo modello completo, un uomo alto 180 cm formato da 66 pezzi con 356 dettagli anatomici, dove solo i denti provenivano da un cadavere. Il suo lavoro fu talmente apprezzato che nel 1828 decise di fondare una piccola fabbrica nel suo paese natale per la realizzazione delle anatomie clastiche (dal greco klao = fare a pezzi), perfezionando il modello dell’uomo scorticato (écorché) che nel 1830 arrivò a contare 129 pezzi e più di 1115 dettagli (fig. 1).

Desideroso di mettere a disposizione le sue conoscenze ad un numero di persone più grande possibile, Auzoux diversificò la sua offerta realizzando, oltre a versioni più piccole del suo homme clastique e all’ingrandimento di particolari anatomici umani, anche anatomie animali, esemplari del regno vegetale e di quello dei funghi.

Il suo lavoro innovativo era particolarmente apprezzato in un momento in cui il gran numero di studenti che si avvicinavano allo studio dell’anatomia non permetteva l’approvvigionamento sufficiente di cadaveri per la dissezione, attività che peraltro metteva a rischio di infezione i praticanti. È facile allora comprendere l’enorme successo dei modelli smontabili di Auzoux, oggi conservati nei musei di molti paesi del mondo, dal momento che offrivano ad una moltitudine di studenti l’osservazione tridimensionale completa in dettaglio di moltissimi organi anatomici, simulando una dissezione. La sua fabbrica, che dava lavoro anche a domicilio per le fasi di rifinitura agli abitanti del paese secondo una impostazione fortemente repubblicana, rimase in funzione fino al 2000, seppur con radicali modifiche al processo produttivo dopo l’introduzione della vetroresina negli anni ‘80 del secolo scorso.

Tecnica esecutiva

Al Musée de l’écorché d’anatomie di Neubourg sono conservati calchi, strumenti e modelli provenienti dalla dismissione degli stabilimenti di Auzoux a Saint Aubin d’Ecrosville e documenti donati dalla Fondazione Auzoux che spiegano in modo chiaro la tecnica esecutiva dei modelli in cartapesta.

Una fonte importante è rappresentata da un video proiettato al museo, e al momento anche on line sul portale turistico di Le Neubourg, che mostra il procedimento: dopo alcuni strati di carta e colla, il calco veniva riempito di un impasto chiamato terre composto da quercia triturata, gesso, polvere di sughero, carta tagliuzzata e colla di farina; l’impasto veniva pressato sulle pareti del calco con l’aiuto di un martello a creare uno spessore compatto e uniforme; successivamente andavano inseriti gli eventuali elementi metallici e le due valve del calco venivano chiuse tra loro e inserite in una pressa per far uscire l’eccesso di impasto. Dopo trenta giorni di essiccazione i pezzi erano pronti per le finiture, prima fra tutte l’eliminazione delle creste che si formavano in corrispondenza dei bordi delle valve. Una volta tagliati, restavano visibili come giunti e venivano quindi mascherati sovrapponendovi pezzetti di carta e colla, dopodiché si passava alla stesura del colore.

Nel caso del modello dello scorticato, la finitura dei muscoli proseguiva con l’apposizione mediante chiodatura del sistema venoso, arterioso e nervoso, realizzati con trefoli di ferro rivestiti da una fibra vegetale (canapa) e poi da diversi strati di colore (fig. 2). Per realizzare le membrane come ad esempio le valvole cardiache (fig. 3), veniva impiegato il peritoneo bovino, rinforzato con strati di colore e vernice.

Per collegare un pezzo all’altro venivano fissati, nello spessore della terre, ancoraggi metallici di diverse forme, a seconda della posizione e della funzione svolta (uncini, occhielli, perni ad incastro maschio-femmina, etc). Su ciascun organo si procedeva quindi ad apporre con colla di storione un’etichetta cartacea che ne riportava il nome e la funzione (fig. 4), ma se le sue dimensioni non lo permettevano si ricorreva a numeri e lettere che rimandavano ad una tavola sinottica di corredo al modello (fig. 5).

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