Le tre opere, raffiguranti “Torre in fiamme”, “Santa Maria Maddalena penitente” e “San Francesco in estasi”, fanno parte della collezione di proprietà dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, in deposito presso l’Opificio delle Pietre Dure dal 2001.
Il litotipo alberese, sia nella tipologia della Paesina, con il suo caratteristico aspetto simile ad un paesaggio in rovina, sia nella tipologia del Lineato, con le sue striature parallele e ondulate che si prestano a suggerire distese marine o cieli striati, diventò protagonista della pittura su pietra. Tale genere ebbe grande fioritura nella prima metà del Seicento, in cui le lastre di pietra vennero utilizzate come fantasiosi e bizzarri fondali su cui dipingere con la tecnica della pittura ad olio.
Il quadro “Torre in fiamme” è dipinto ad olio senza preparazione intermedia ed è composto da 5 sezioni di pietra paesina assemblate e foderate con un supporto in lavagna.
I due dipinti con “San Francesco in estasi” e “Santa Maria Maddalena penitente” sono realizzati invece su un’unica lastra in pietra paesina, allettata su un supporto di lavagna mediante stucco a caldo.
L’opera Torre in fiamme appariva in grave stato conservativo, a causa di un pregresso restauro, privo di documentazione; si presume che l’intervento si rese necessario a seguito di un evento accidentale, che provocò la rottura del supporto in lavagna e di conseguenza il distacco e la frammentazione delle sezioni di paesina. In quell’occasione furono incollate, in modo non perfettamente complanare, le parti frammentate con resina poliestere, mentre per la foderatura fu riutilizzata la lavagna originale fissandola con poliuretano espanso al retro del dipinto.
Oltre a tali criticità, l’opera si presentava alcune lacune e sollevamenti del film pittorico, mentre la vernice di protezione sull’intera superficie appariva ingiallita, tanto da oscurare vari elementi della figurazione.
I due dipinti con “San Francesco in estasi” e “Santa Maria Maddalena penitente” sono realizzati invece su un’unica lastra in pietra paesina, allettata su un supporto di lavagna mediante stucco a caldo. In entrambe le opere erano presenti piccole lacune, ritocchi pittorici e la superficie era opacizzata dall’ingiallimento della vernice di protezione. Inoltre, mentre nel primo l’intera lastra lapidea era integra, il quadro di “Santa Maria Maddalena penitente” presentava una frattura che divideva la pietra in due grandi sezioni senza interessare il supporto in lavagna, non compromettendone quindi la stabilità. In questo caso, la tenuta strutturale era garantita dall’efficacia dello stucco di allettamento, che si conservava in buone condizioni seppur con piccole perdite perimetrali.
Il prioritario obiettivo dell’intervento per Torre in fiamme è stato il recupero della planarità del quadro e del corretto accostamento delle sezioni. Dopo aver protetto la pellicola pittorica, l’opera è stata capovolta per rimuovere lo strato di poliuretano espanso che fungeva da allettamento, separando così la lastra della pietra dal supporto in lavagna rotto in più sezioni. Il verso della paesina è stato quindi liberato da tutti i residui del vecchio collante, prima meccanicamente e successivamente con miscele di solventi. Si è proceduto poi con il fissaggio in posizione corretta delle sezioni lapidee mediante applicazione sul tergo della paesina di una nuova lastra in lavagna.
Una volta rigirato, è sto effettuato l’intervento di pulitura sulla superficie dipinta. Successivamente, sono state stuccate le mancanze di piccola entità della pietra con un impasto di gesso e colla di coniglio, su cui è stata eseguita la selezione cromatica. Infine, a protezione dell’opera, è stato applicato un sottile strato di vernice mastice in white spirit.
Per il dipinto con Santa Maria Maddalena penitente, è stato possibile consolidare la lastra, senza dover ristaccare il supporto in lavagna, agendo con iniezioni di alcol etilico per riattivare il potere adesivo dello stucco. Laddove lungo il perimetro esso era assente, è stato integrato con colla a caldo tradizionale. Per la pulitura, così come per l’integrazione delle piccole lacune e la protezione finale, si è proceduto anche per il San Francesco in estasi secondo la metodologia messa a punto per la lastra con la Torre in fiamme.
M. Betti, S. Guarducci, L. Rocchi, F. Toso, L’intervento di restauro su alcuni quadri di pietra della collezione dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, in “OPD Restauro”, 29/2017, (2018), pp. 309-316.
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