La testa di Sant’Erasmo è tutto ciò che si conserva di una grande statua devozionale, interamente realizzata in argento, raffigurante il santo vescovo a figura intera, assiso in trono entro un baldacchino fiorito. L’opera è stata trafugata nel 1981, ad eccezione di qualche pezzo di trono e della testa, abbandonata dai ladri forse perché scambiata per un materiale poco prezioso, a causa del suo aspetto policromo.
La cripta della Cattedrale dei SS. Erasmo e Marciano, fino alla fine del Settecento, conservava uno dei più spettacolari complessi decorativi e figurativi in argento del Regno napoletano. Tra il 1696 e il 1724 vengono realizzate sei imponenti statue argentee a figura intera e a grandezza naturale: S. Marciano e S. Innocenzo, S. Casto, S. Secondino, S. Albina e S. Eupuria, che andavano ad aggiungersi all’antico busto di S. Erasmo, rinnovato e ampliato in figura intera con abiti vescovili nel 1717 dagli argentieri Gattola con un trono e un baldacchino in argento.
La Testa è stata realizzata con lastre d’argento di grande spessore (1 mm), tirate a martello, sbalzate e cesellate. Dall’interno della scultura è possibile vedere le giunture delle lastre con cui la testa è stata costruita: una a formare il collo del santo, una il volto, una la nuca (saldata a quella del viso) e un’ultima lastra a formare la calotta del cranio, saldata con brasatura forte in lega d’argento. Gli spessori dell’argento non sono omogenei, a causa della tecnica di realizzazione; per questo motivo, si ha uno spessore estremamente sottile nelle zone di maggior aggetto del modellato, specialmente nel naso e nelle orecchie. Lo spessore della lastra che modella il collo è ancora maggiore, intorno ai 3 mm, con grande dispendio di metallo prezioso. La calotta della testa non è quasi per nulla modellata, ma risulta schiacciata e priva di volume, presumibilmente perché l’autore aveva previsto il suo completamento con una mitria (i cui fori di aggancio sono presenti ai lati della testa), che rendeva invisibile questa parte anatomica. Il volto del santo si presenta policromo, dipinto con colori a olio, secondo un uso abbastanza diffuso nelle oreficerie della seconda metà del Trecento.
L’opera è arrivata in laboratorio in condizioni conservative precarie, legate ad alcune deformazioni delle lamine, ma soprattutto alle pesanti ridipinture sovrapposte nel tempo, unite a stesure di stuccature gessose, anche di notevole spessore, che avevano alterato completamente l’originario aspetto e la fisionomia del santo. Gli strati pittorici, inoltre, mostravano profonde craquelure e punti di distacco, alcuni riempiti in passato con resine e materiali organici. Alcune porzioni di policromia erano completamente sollevate, a rischio di caduta o già distaccate.
L’opera è stata sottoposta ad almeno tre ridipinture nel corso del tempo, per aggiornamento di gusto o per ravvivare una policromia ormai spenta e usurata.
L’intervento di restauro, lungamente meditato per la definizione di un punto di accordo che mediasse esigenze conservative ed espositive, è stato finalizzato al recupero di un livello di lettura della superficie di maggiore coerenza con l’antichità del manufatto (non necessariamente quello più antico, presumibilmente molto degradato), mettendo in sicurezza gli strati pittorici, gravemente instabili. L’ultima ridipintura è stata probabilmente eseguita nel corso del XIX secolo, di mediocre livello artistico e svilente la preziosità dell’opera, trasformata in una sorta di fantoccio.
I primi saggi di rimozione sui capelli, pesantemente ridipinti di nero, hanno rivelato una doratura originale ad amalgama di mercurio, ancora largamente intatta. Attraverso l’impiego di soluzioni reagenti, addensate in gel rigidi, è stato possibile rimuovere la ridipintura, svelando un S. Erasmo biondo. Contemporaneamente, sono state effettuate indagini stratigrafiche e prove di pulitura sul volto e sul collo, tramite azione meccanica a bisturi, risultata più controllabile rispetto all’applicazione di soluzioni addensate. Già al di sotto di quello più esterno, appariva uno strato pittorico dai colori più tenui, praticamente integro. Ulteriori prove di rimozione hanno individuato una maggiore discontinuità nello strato più profondo, motivo per il quale presumibilmente si era resa necessaria la ridipintura dell’opera. Si è pertanto deciso di limitare la rimozione allo strato più esterno, di pessima qualità, rivelando quello immediatamente sottostante, più integro e di migliore fattura, provvedendo contestualmente al consolidamento della policromia instabile e all’integrazione delle lacune.
Sezione successiva
