Museo Galileo di Firenze, INO-CNR , Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa.
La ricerca, condotta nell’ambito della tesi dell’allieva Matilde Ticci, trae origine dalle necessità di restauro di un corpus di settantasette pellicole fotografiche su supporto in gelatina indurita, riproduzioni del manoscritto Dell’Anatomia B di Leonardo da Vinci, commissionate dagli artisti e studiosi Giovanni Piumati (1850-1915) e Theodor Sabachnikoff (1869-1927) a fine Ottocento, in seguito acquisiti dalla Regia Commissione Vinciana.
L’analisi della letteratura di settore, integrata con i risultati delle indagini diagnostiche, ha consentito di ascrivere i negativi ai cosiddetti ‘processi pellicolari’, ossia negativi ottenuti mediante il distacco (stripping) dell’emulsione dalla lastra originale in vetro, con lo scopo di ribaltare il verso dell’immagine. In questo modo si ottenevano intermedi usati per impressionare matrici fotomeccaniche. Le pellicole oggetto di tesi, parte di un fondo di circa seimila negativi, sono state utilizzate per realizzare una delle edizioni facsimilari dei manoscritti di Leonardo promosse dalla Regia Commissione Vinciana, fondamentali per lo studio del maestro lungo tutto il Novecento. La distinzione fra negativi fotografici convenzionali e intermedi negativi è semplice: sui primi, l’immagine osservata dal lato dell’emulsione risulta specchiata, mentre negli intermedi per fotomeccanica l’immagine mantiene il corretto senso di lettura. La limitata diffusione cronologica e le difficoltà di identificazione materiale ne hanno finora ostacolato un adeguato approfondimento critico.
I negativi per uso fotomeccanico venivano ottenuti tramite tecniche di stripping, ossia il distacco e il ribaltamento dell’emulsione su un nuovo supporto in vetro o gelatina o nitrato di cellulosa. Nel caso delle pellicole oggetto di tesi, l’emulsione alla gelatina e sali d’argento è stata rovesciata su supporti in gelatina indurita. Sono inoltre presenti uno strato superficiale di collodio, necessario per le operazioni di stripping, oltre a mascherature a inchiostro e pigmento, funzionali alla resa dell’immagine finale. Le cartelle in carta sono manoscritte con inchiostro e matita nera, e presentano timbri.
Le pellicole avevano subito danni da contatto acquoso in seguito a un allagamento verificatosi nel 1921 presso la sede di conservazione. Presentavano inoltre depositi coerenti e incoerenti, graffi e impronte digitali. Ventitré negativi, caratterizzati dal più grave stato di conservazione, risultavano parzialmente adesi alle cartelle originali in carta e mostravano deformazioni planari di diversa entità, frammentazioni e lacune. Su tutti gli esemplari era infine diffusa una proliferazione fungina, seppur con livelli di intensità variabili.
La stratigrafia è stata verificata tramite una sezione lucida effettuata su un microprelievo. L’analisi FT-IR in modalità micro ATR, ha invece permesso di analizzare separatamente gli strati supporto ed emulsione, confermandone la natura proteica (gelatina), come messo in evidenza anche dall’indagine istochimica con AB3. SEM ed EDS della sezione lucida ha confermato la presenza di argento nello strato immagine. L’analisi in gascromatografia-spettrometria di massa (GC-MS) ha confermato la natura proteica del supporto primario
L’intervento conservativo ha consentito non solo di stabilizzare i materiali e di definire un protocollo operativo poi esteso all’intero archivio, ma anche di migliorarne significativamente la leggibilità ai fini della consultazione e della digitalizzazione. I risultati sono apparsi particolarmente evidenti in luce trasmessa, grazie alla combinazione di pulitura, spianamento, montaggio e fermatura delle parti fragili e dei frammenti ricollocabili.
Dopo una fase preliminare di test, il trattamento è iniziato con la rimozione del particolato incoerente mediante soffiatore ad aria e spugne poliuretaniche, evitando azioni abrasive; le cartelle originali sono state invece trattate tramite microaspirazione, gomme Staedtler e PU sponge. Nei casi di adesione tra pellicole e cartelle, la pulitura è stata eseguita solo dove possibile prima del distacco, completando successivamente le operazioni residue.
Per il distacco delle pellicole aderenti è stato utilizzato Nanorestore Gel® MWR, caricato con soluzione idroalcolica al 30% di etanolo e applicato sul verso della cartella originale per tempi controllati. La pulitura a umido è stata condotta localmente con soluzioni idroalcoliche veicolate tramite PU sponge. Sul supporto in gelatina si è privilegiato inizialmente l’uso di etanolo al 70%, aumentando gradualmente la componente acquosa solo in presenza di depositi coerenti idrosolubili. Sul lato emulsione, caratterizzato dalla presenza di collodio sensibile all’etanolo, è stato invece favorito l’impiego di acqua, seguito da un passaggio finale con soluzione idroalcolica al 50% per agevolare l’asciugatura e svolgere un’azione fungistatica.
L’efficacia fungistatica delle soluzioni idroalcoliche è stata verificata sperimentalmente mediante misurazioni ATP in bioluminescenza, che hanno evidenziato una progressiva riduzione della proliferazione fungina nel tempo. Le deformazioni planari sono state corrette tramite umidificazione graduale con membrana Sympatex® e successiva asciugatura sotto leggero peso.
Le pellicole frammentarie sono state montate su supporti trasparenti in PETG, fissando i frammenti tramite angoli in JLAR TAPE® autoprodotti, senza contatto diretto tra adesivo e pellicola; le rotture sono state consolidate mediante ponticelli applicati sul lato supporto. In seguito a test di invecchiamento artificiale su mock-up, sono state realizzate nuove cartelle conservative in carta Chronos da 80 g/m² e due scatole in Foam Board con ante ribaltabili, progettate per facilitare l’estrazione e la consultazione del materiale. Le cartelle originali sono state conservate accanto alle rispettive pellicole.
M. Ticci, Il restauro del primo fondo di pellicole fotografiche appartenente alla Commissione Vinciana relative al manoscritto di Leonardo da Vinci “Dell’Anatomia”, tesi di laurea, Scuola di Alta Formazione e Studio dell’Opificio delle Pietre Dure, 2024.
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