Il restauro del Perseo trionfante in gesso di Antonio Canova è avvenuto in occasione della mostra Il Culto del Bello, Antonio Canova, Giovanni degli Alessandri e l’Accademia di Belle Arti di Firenze, ospitata dal 30 giugno all’8 ottobre 2022 all’Accademia di Belle Arti. La mostra, curata da Sandro Bellesi, ha ripercorso uno dei momenti più gloriosi nella storia dell’istituzione fondata nel 1784 per volontà del granduca Pietro Leopoldo. Il Perseo fu donato personalmente all’Accademia da Canova, che lo inviò a Firenze da Roma nel 1803. Il getto, così come il gesso preparatorio che si trova alla Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno (Treviso), anticipa la scultura in marmo conservata presso i Musei Vaticani. In una lettera del 21 gennaio 1803 indirizzata a Giovanni degli Alessandri, Canova ne consigliò anche l’alloggiamento: “credo inutile ogni premurosa raccomandazione perché questo gesso possa venire convenientemente situato sopra d’un Bilico onde girandosi abbia a vedersi per ogni punto”, in modo che gli allievi e gli artisti potessero studiarne il tuttotondo.
L’opera è realizzata secondo i caratteri esecutivi tipici canoviani: il getto è un impasto di solfato di calcio misto a carbonato, con inerti più grossolani al suo interno e una camicia più raffinata in superficie, sorretto da un’armatura in ferro. Le braccia si ancorano al busto grazie a due sistemi che vedono l’uso di chiavi d’acciaio a cuneo che si inseriscono nei rispettivi occhielli in ferro: tratto distintivo della tecnica di montaggio realizzata da Canova per agganciare le parti aggettanti realizzate separatamente. Un ulteriore tratto caratteristico è la patinatura superficiale: una ormai nota miscela di oli, pigmenti e cere applicati dall’artista per imitare la brillantezza del marmo.
Sulla statua insistevano fratture passanti e crettature. La superficie era coperta da uno spesso strato di polvere e sporco ed erano evidenti graffi e segni apportati dagli studenti negli anni. Inoltre il busto e il panneggio erano disassati rispetto alla superficie di appoggio.
L’opera è stata smontata nei suoi elementi per essere trasportata nei laboratori per il restauro.
Per prima cosa il gesso è stato spolverato e ne è stata eseguita la pulitura superficiale. A seguito di un primo intervento con sistema dry, l’intera opera è stata trattata con gel di agar-agar al 4%, applicato a una temperatura di 60 °C e rimosso dopo completa gelificazione, trascorse 2 ore dall’applicazione. In alcune zone l’impacco è stato ripetuto due volte.
Le fratture e le fessurazioni sono state consolidate con elastomero fluorurato Fluoline A, a cui si è aggiunto carbonato di calcio nelle spaccature profonde. Laddove era necessario colmare i cretti, è stato impiegato un composto tixotropico extrafluido per il consolidamento,
la riadesione e riaggregazione di manufatti in gesso, il Ledan Gyp/In.
Tutte le lacune sono state ricostruite con Polyfilla pigmentata, e le ricostruzioni più estese sono state modellate grazie ai confronti diretti con la versione marmorea dei Musei Vaticani.
Il confronto con la versione in marmo e con il gesso gemello del Museo di Possagno ha permesso anche di ripristinare la corretta inclinazione della scultura, modificando la pendenza della base in legno, mediante un sistema di ancoraggio della base ad una piastra di acciaio appositamente realizzata.
A termine del montaggio, le discromie dovute alla storia conservativa dell’opera e le stuccature sono state patinate con pigmenti e gomma arabica; la superficie della scultura è stata protetta con un film di Klucel G in alcool etilico al 3%. Su questo strato protettivo che funge da barriera è stata applicata una finitura realizzata, secondo la tecnica tradizionale, con sapone molle potassico in acqua, applicato con aerografo.
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