L’opera, lasciata incompiuta a causa della morte dell’artista avvenuta il 28 settembre 1899, è la replica in forma di ventaglio, del dipinto L’amore alla fonte della vita, realizzato nel 1896 su committenza del principe russo Jussopoff e oggi conservato presso la Galleria d’Arte Moderna di Milano.
Il tema dell’amore dei giovani, giocato all’interno di un paesaggio carico di valori simbolisti, è un tema su cui Giovanni Segantini si cimentò più volte tra il 1896 ed il 1899. Nel ventaglio la scena è rappresentata in notturna, con il cielo di un blu intenso striato d’oro, nel quale il pittore aveva inizialmente dipinto una mezzaluna, poi coperta dal successive stesure di colore.
La composizione è tutta giocata attorno al gruppo dei due amanti che avanzano, stretti in un abbraccio, con le vesti bianche vaporose. Il lato sinistro è occupato interamente dalla figura dell’angelo, mentre il lato destro è lasciato alla natura, alberi e arbusti i cui tronchi sono tracciati con densi tocchi di oro a pennello per darne consistenza materica.
Eseguito come dono alla duchessa Pavoschieri, per il Patronato dei Figli del Popolo di Napoli, il ventaglio L’amore alla fonte della vita è probabilmente l’ultima opera firmata dell’artista che il 18 settembre del 1899 partiva per le montagne dello Schafberg dove moriva dieci giorni dopo, precocemente, all’età di 41 anni. Venduta nel 1903 a Saint Moritz in occasione della mostra “Pro Museo Segantini”, il ventaglio entrò a far parte della Collezioni Benzoni di Milano; nel 1932 passò al conte Paolo Grassi che nel 1954 lo donò alle Civiche Raccolte d’Arte di Milano, dove si trova tuttora.
Il ventaglio è l’unica opera di Segantini fino a oggi conosciuta eseguita su pergamena, supporto molto utilizzato nel XVIII secolo e tornato in auge successivamente, soprattutto in ambito preraffaellita, per manufatti particolarmente raffinati e preziosi. Il disegno è interamente eseguito a pietra rossa con leggeri tratti a matita dura, colorata in verde, viola e blu, ora parzialmente sbiadita, su un’unica pergamena rettangolare poi sagomata a forma di ventaglio.
Alcuni particolari sono realizzati a pennello, con l’oro a conchiglia la testa dell’angelo, i tronchi degli alberi e il finto timbro, con il bianco le vesti dei due giovani amanti che avanzano dal fondo, e con il blu il cielo, lumeggiato con striature dorate.
Il restauro, cui l’opera è stata sottoposta nel 2000 dal Laboratorio Restauro Disegni e Stampe dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, ha permesso di approfondire lo studio della tecnica e del modus operandi dell’artista.
Il ventaglio era conservato all’interno di una cornice in plexiglass, montato su un cartone a legno a cui era stato incollato e fissato con due chiodi applicati direttamente sulla pergamena. Dopo lo smontaggio del ventaglio dalla cornice si è potuto constatare che il foglio membranaceo era rettangolare, molto più grande della parte disegnata, con un ampio bordo, lasciato volutamente bianco e leggermente inciso, forse per facilitare la piegatura della pergamena e la sua applicazione su un controfondo.
Lo stato di conservazione risultava assai precario: il montaggio aveva creato lacerazioni e tensioni in vari punti e la deformazioni della pergamena.
Nella parte sinistra in basso del disegno erano presenti alcune macchioline grigio-gialle, ben visibili a luce radente, segno di un attacco batterico fortunatamente non più attivo.
La Riflettografia IR ha permesso di avere maggiori informazioni sulla natura dei tratti grafici a secco, più leggeri e quasi invisibili ad occhio nudo, come le matite colorate che definiscono alcuni dettagli del disegno; la PIXE (Particle Induced XRay-Emission) ha permesso di individuare i pigmenti liquidi utilizzati dall’artista: il bianco di zinco, l’oro puro a conchiglia mescolato all’argento in quantità anche cospicue e il blu di lapislazzuli.
I dipinti di Giovanni Segantini esposti alla Galleria d’Arte Moderna di Milano sono conservati nelle loro cornici originali. Per questo motivo, in accordo con la Direzione del Museo, si è deciso di mantenere il montaggio espositivo attuale (non originale) sostituendo solo il supporto di cartone con uno di Carton–plume (Ditta Canson).
Il restauro ha comportato le seguenti fasi di lavoro:
Bibliografia specifica sull’intervento di restauro
Principale bibliografia di riferimento
Al termine del restauro il disegno è stato esposto alla mostra Giovanni Segantini. Luce e Simboloa, a cura di A. Quinsac, tenutasi presso la Fondazione Peggy Guggenheim di Venezia dal 10 febbraio al 29 aprile 2001.
Sezione successiva
