Lo Specchio è riconducibile a una tipica produzione del XV-XVI secolo (tra il 1480 e la metà del secolo successivo), quella cosiddetta dei ‘rami smaltati alla veneziana’, che comprende oggetti d’uso quotidiano e liturgici, realizzati in lastra di rame interamente ricoperta da smalti, traslucidi e opachi, secondo una precisa successione legata a motivazioni prettamente tecniche. Tipica è la decorazione applicata in foglia d’oro stampigliata e inglobata dalla superficie smaltata a seguito di una breve ricottura. Questa produzione aveva probabilmente un carattere semi-seriale, venendo infine personalizzata con l’applicazione di insegne o stemmi al momento dell’acquisto. Circa il luogo di produzione, non vi sono ancora certezze assolute, dal momento che gli studiosi si dividono essenzialmente in due gruppi: i sostenitori dell’origine veneziana e quelli dell’origine fiorentina.
Lo Specchio è stato realizzato in lamina di rame sbalzata e cesellata in forma di corona di piume, in numero di ventidue, intervallate da altrettanti fori. Entrambe le facce dell’opera sono ricoperte da smalti, bianco, blu e verde quella anteriore e viola, bianco e blu quella posteriore. Entrambe le facce sono impreziosite da applicazioni in foglia d’oro. Al centro del lato anteriore, entro una cornicetta dorata, è incassato il disco riflettente, realizzato con una lega formata da circa due parti e mezzo di rame e una parte di stagno e contenente arsenico. Leghe di questo genere, definite speculum, sono state utilizzate nel passato soprattutto per la produzione di specchi utilizzati in apparecchi scientifici. Il disco è stato malamente fissato sulla struttura smaltata tramite quattro perni in piombo, ribaditi sulla faccia posteriore, con grave danneggiamento dello smalto. Questo potrebbe lasciar intendere che in origine l’opera non fosse uno specchio, ma lo sia diventato a un certo punto della sua storia. I fori presenti lungo il perimetro potrebbero essere stati funzionali al fissaggio su un qualche tipo di supporto o come parte integrante di un altro oggetto.
L’oggetto si presentava in pessimo stato di conservazione, in quanto era ricoperto da preoccupanti composti salini di alterazione di colore verde-blu, attivi soprattutto in prossimità delle cadute e rotture degli smalti, queste ultime diffuse su gran parte delle superfici. Il supporto in rame stesso era largamente deformato, specialmente in corrispondenza delle estremità delle piume.
È possibile che l’oggetto originale sia stato trasformato in uno specchio in un momento imprecisato della sua esistenza. L’opera era già stata sottoposta a intervento conservativo nel 1984 per le medesime forme di degrado legate a corrosione attiva, probabilmente favorita dal microclima umido e ricco di aerosol marino, tipico della laguna.
Caratterizzazione dei materiali costitutivi e dei prodotti di degrado. Indagine radiografica.
L’intervento è stato limitato all’eliminazione, per quanto possibile, dei prodotti di alterazione, per mezzo di una azione combinata chimica e meccanica, condotta in modo localizzato. Tamponature di idonei solventi hanno permesso di solubilizzare gli adesivi con cui in passato sono stati consolidati gli smalti, consentendo la rimozione dei sali di corrosione che vi si erano inglobati. Laddove necessario, sono stati condotti nuovi consolidamenti con micro-infiltrazioni di adesivo contestualmente alle operazioni di pulitura.
F. Barbe, L. Caselli e I. Biron (a cura di), I Rami smaltati detti Veneziani del Rinascimento italiano. Les Cuivres émaillés dits Vénitiens de la Renaissance italienne, Vol I. Atti del convegno internazionale di studi – Vol II. Corpus delle opere nelle collezioni pubbliche e private; Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2019.
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