In argento e rame dorato, con smalti traslucidi e opachi, con parti lavorate a sbalzo e a fusione, il reliquiario è sormontato dalla statuetta del Santo, fusa.
E’ costituito da un ampio piede a gradini, in rame dorato, sbalzato, fuso e rinettato: il gradino inferiore, a contorno mistilineo, reca sei medaglioni in argento, incisi a bassorilievo, con figure femminili allegoriche reggenti cornucopie, decorate a smalto traslucido verde, blu, rosa, bianco, giallo. Il gradino superiore, esagonale a lati curvilinei, presenta sei medaglioni rotondi, in argento, incisi a bassorilievo e a campitura, col giglio di Firenze, lo stemma dell’Arte della Lana patrona di Santa Maria del Fiore (agnello con vessillo) e quello di Parte Guelfa (aquila su drago), decorati a smalto traslucido e opaco, nei colori arancio, blu, rosa, verde e viola.
Sullo stelo, a vari segmenti fittamente ornati a sbalzo e cesello, si eleva il reliquiario, in forma di tempietto esagonale, ad arcate e contrafforti, fusi, rinettati e dorati, con tre finestrelle, in vetro originale, da cui si vedono le reliquie e l’iscrizione su carta.
Lo sormonta su base esagonale, una cupoletta a spicchi e costole crestate.
Al di sopra di un nodo terminale, bloccata mediante l’uso di tre viti in ottone, è la statuetta di S. Antonio Abate, in piedi con bastone, in atto di leggere un libro aperto, realizzata per fusione cava, rinettata e dorata, come anche il piccolo cinghiale ai piedi del santo.
Gli smalti del tempietto rappresentano:
– (nello zoccolo, a mezza figura entro compassi polilobati a traforo) S. Vittore martire, S. Barnaba, S. Sebastiano, S. Ludovico re di Francia, i SS. Pietro e Paolo, incisi a bassorilievo, smaltati con i colori blu, turchese, giallo, arancio, incarnato rosa, rosso porpora, verde brillante.
– (su tre facce dell’edicola, a figura intera) S. Giovanni, S. Zanobi, S. Vittore papa, realizzati come sopra.
– (sullo zoccolo della cupoletta, a mezzo busto) i Dodici apostoli, realizzati come sopra.
Lo stato di conservazione è pessimo negli smalti, la cui consistenza vetrosa è corrosa e opaca, resa friabile da un vistoso fenomeno ciclico di cristallizzazione salina, al momento dell’intervento in fase non attiva.
La doratura, uniforme e vistosa, sembra rinnovata, forse nel restauro avvenuto nel 1705 ad opera di Bernardo Holzmann. Potrebbe appartenere a quest’epoca la base in legno dorato su cui poggia il piede, in cattivo stato di conservazione anch’essa a causa di vistose abrasioni e fratture con lacune, oltre che a causa di un evidente attacco di insetti xilofagi, testimoniato dai fori di sfarfallamento.
L’oggetto possiede una stabilità statica abbastanza precaria, dato che poggia sul piano della base non perfettamente piano, oscillando vistosamente, mentre possiede senz’altro una coerenza strutturale, priva di aggiunte o rifacimenti sostanziali, ad eccezione della base in legno sopra menzionata. Tutta la superficie, in modo continuo, è coperta da un consistente spessore di polvere ambientale, resa vischiosa e attaccata in superficie dal materiale inquinante, derivante dall’inquinamento ambientale prodotto dalla combustione degli idrocarburi.
Oltre al restauro avvenuto nel 1705 ad opera di Bernardo Holzmann, non abbiamo testimonianza scritta di interventi precedenti di manutenzione e restauro, ma alcuni indizi, come la presenza di sali nell’interfaccia fra gli smalti e la base in argento, fanno supporre che l’opera sia stata oggetto di lavori databili agli anni Sessanta-Ottanta del Novecento (per le integrazioni in ottone nei supporti) e avvenuti in Italia centro-settentrionale (per la presenza sulla superficie di vernice alla nitrocellulosa Zapon, da sempre utilizzata come protettivo per i metalli in quell’area).
L’intervento è stato articolato nelle seguenti fasi:
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