Ex voto di Anichino Corso, 1447, Museo dell’Opera del Duomo, Firenze

  • : Intervento di restauro
  • Stato attività: concluso

Dati

Informazioni sull’attività

Informazioni sull’opera

Informazioni storico-descrittive

La famiglia orafa Ghini era certamente una delle più importanti del Quattrocento, giungendo a lavorare anche presso la corte papale di Eugenio IV, Niccolò V e Pio II. Poche sono le opere attribuibili con certezza a qualche membro di questa famiglia, tra cui l’inusuale Ex voto di Anichino Corso. L’iscrizione posta sulla fascia centrale del nodo recita ANICHINVS CORSVS HOC CORALIVM E SPOLIIS MAVRORVM HVIC TEMPLO DICAVIT (“Anichino Corso donò questo corallo a questo tempio, prendendolo dalle spoglie dei Mori”).

L’identificazione del dedicante ha posto numerosi problemi: il nome Anichino non appartiene alla tradizione fiorentina, ma può forse essere inteso come la trasposizione del tedesco Johannes; Corso dovrebbe essere inteso come “originario della Corsica”. Esiste documentazione attestante l’ingaggio, negli anni di realizzazione dell’opera, di un corsaro di nome Anichino da parte della Signoria fiorentina in funzione antiaragonese. Si può quindi pensare che il corsaro si sia salvato la vita durante una battaglia navale e che abbia deciso di donare al Battistero di San Giovanni (di cui egli stesso portava il nome) un ex voto contenente un grande ramo di corallo, che nella tradizione marinara proteggeva da pericoli del mare.

Tecnica esecutiva

L’opera è costituita principalmente da cinque parti: l’alto piede a base circolare, il nodo sferico traforato, il fusto superiore, un elemento di raccordo e il ramo di corallo. Il piede rappresenta da solo un’opera di notevole qualità tecnica, in quanto realizzato da un’unica lamina di rame mediante sbalzo e cesello. Il bordo del piede è coronato da 12 petali a punta decorati con motivi floreali, realizzati mediante incisione a bulino e a ciappola. Lo zoccolo (a gradino) traforato a losanghe, invece, è molto probabilmente stato ottenuto per godronatura. La lamina costituente il piede-fusto inferiore e lo zoccolo traforato sono stati uniti mediante saldatura a fuoco; il tutto è stato infine dorato ad amalgama di mercurio. Il nodo sferico traforato in argento è costituito da due mezze sfere finemente traforate mediante scalpelli ed è munito di una fascia centrale con iscrizione niellata. Il fusto superiore è anch’esso realizzato in lamina di rame, sbalzata, cesellata e dorata. L’elemento di raccordo tra il fusto superiore e il corallo è costituito da un cespo di foglie sovrapposte, realizzate in lamina di argento e finemente incise. Il ramo di corallo è fissato mediante materiale riempitivo resinoso (probabilmente costituito da misto inerte, cera e colofonia) all’interno del cespo di foglie. Tutti i componenti dell’opera sono montati su un tirante interno in tubo di rame, la cui estremità inferiore è filettata in modo da accogliere una sorta di chiave di fissaggio speculare.

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