La Stauroteca è realizzata in argento dorato e si compone di più elementi assemblati tramite giunti meccanici. È singolare come nella costruzione dell’opera sia stata inserita l’elsa di una spada, in lamina d’argento a sezione ottagonale, come tratto inferiore del montante, subito al di sopra del piede. Quest’ultimo è di forma mistilinea, a doppio registro, decorati con motivi vegetali e araldici. Un tirante in ferro e argento attraversa verticalmente la Stauroteca, consentendo il montaggio di tutti gli elementi. Sui terminali dei bracci orizzontali e superiore della croce sono poste le figure sbalzate degli evangelisti Marco, Luca e Giovanni. All’incrocio dei bracci, sul verso dell’opera, è posta una piccola teca quadrangolare con la preziosa reliquia della Croce. Ciò che più colpisce nella Stauroteca è certo la presenza di numerose perle in cristallo di rocca, che costituiscono la maggior parte del montante e dei bracci. La statuetta del Cristo è realizzata in argento dorato, tramite fusione
L’opera era offuscata da depositi di particellato atmosferico, inglobati in resina e cera, applicate nel tempo come protettivi. Ulteriori oscuramenti della doratura erano dovuti al fenomeno di solfurazione dell’argento sottostante. Alcune perle in cristallo di rocca presentavano fratture, anche molto estese, rese più visibili dalla penetrazione dello sporco, a volte accompagnate dalla perdita di porzioni di materia; qualche perla sui terminali dei bracci sono state sostituite con elementi in vetro, evidentemente a seguito dello smarrimento delle originali in cristallo di rocca. Un’altra piccola mancanza è quella di una pigna metallica decorativa sulla terminazione apicale.
La Stauroteca presentava una accentuata instabilità della struttura, a causa del cedimento degli ancoraggi meccanici, con conseguente pendenza dell’asse verticale e libertà di rotazione degli elementi intorno al perno del montante.
L’opera, come spesso accade nelle oreficerie sacre, è stata oggetto in passato di manutenzioni e riparazioni, che hanno cercato di porre rimedio a problemi strutturali con i mezzi a disposizione, divenuti spesso in seguito motivo di ulteriore degrado. In questo caso, al fine di fissare il crocifisso, era stata aggiunta all’incrocio dei bracci, sul verso della Stauroteca, una placca quadrata di ottone, sovradimensionata e inappropriata come materiale e dal punto di vista estetico, che copriva parzialmente la teca della reliquia.
Un altro intervento aveva cercato di stabilizzare la Stauroteca sulla base tramite il prolungamento del perno in ferro che attraversa il montante con la saldatura a stagno di un altro perno d’argento, filettato all’estremità inferiore, che accoglieva una rondella di rame dorato. Saldature a stagno erano presenti anche in diversi punti dell’opera, a riparazione di zone di rottura.
Il piede è stato evidentemente manomesso in passato, mostrando due sistemi di ancoraggio oggi incompleti: all’estremità inferiore del montante della Stauroteca, l’elsa, e su quella superiore del piede si vedono, infatti, quattro fori per l’inserimento di ribattini, in mancanza dei quali l’elsa è libera di ruotare intorno all’asse. Inoltre, nell’apertura del piede è presente una calettatura che dovrebbe corrispondere a una forma sul perno, che però manca. Sembra evidente che un terzo elemento di connessione sia andato perduto nel corso del tempo.
Per poter effettuare in sicurezza ed efficacia tutte le operazioni previste, si è reso necessario procedere allo smontaggio parziale dell’opera, preliminare alla pulitura degli elementi, avvenuta con metodi e sostanze specifiche a seconda della natura dei materiali costitutivi. Durante lo smontaggio, è stata rimossa la struttura in ferro posta all’interno del montante, in quanto incompatibile con la corretta conservazione del manufatto, sostituita con un idoneo elemento in acciaio lavorato al tornio e fissato con un piccolo dado all’interno della teca. Lo smontaggio ha previsto anche la rimozione meccanica delle saldature a stagno per mezzo di bisturi e fresino montato su micromotore. Per le medesime ragioni conservative, sono stati eliminati tutti gli elementi di metallo estranei aggiunti nel corso dei precedenti interventi, in attesa di sostituirli, laddove necessario, con analoghi elementi in materiali compatibili. Sono così stati rimossi la placca di ottone sul verso della Stauroteca, sostituita con un sistema in argento removibile per il fissaggio del Cristo sul recto dell’opera, e alcune fascette in rame inserite in passato a bloccare le perle del montante inferiore, in seguito sostituite con analoghi cilindri in argento dorato; un ulteriore anello d’argento è stato inserito a consolidamento del braccio destro, tra la perla e il terminale cubico. Un importante momento nel consolidamento dell’opera ha riguardato la connessione tra l’elsa e il piede, tramite l’inserimento di un fermo meccanico, realizzato in argento. Dopo aver ritoccato con oro a conchiglia alcune saldature a stagno non rimosse e aver consolidato le fratture dei cristalli tramite infiltrazione di resina bicomponente specifica HXTAL (con cui sono anche state effettuate le integrazioni di porzioni mancanti), si è concluso l’intervento con la protezione delle superfici in argento con vernice nitrocellulosica, prima di procedere al rimontaggio degli elementi.
A Bon Droyt. Spade di uomini liberi. cavalieri e santi. Catalogo della mostra, Orsanmichele 23 dicembre 2007 – 27 aprile 2008, a cura di M. Scalini, Firenze, Silvana Editore, 2007.
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