Ostensorio di Sant’Ignazio Martire, 1640-1641, Galleria Regionale della Sicilia, Palermo

Una straordinaria opera ritenuta perduta e il suo recupero, punto di svolta tecnologico e metodologico nel restauro delle oreficerie

  • : Intervento di restauro
  • Stato attività: concluso

Dati

Informazioni sull’attività

Informazioni sull’opera

Informazioni storico-descrittive

L’Ostensorio, risalente agli anni 1640-1641, è opera di due orafi palermitani, Leonardo Montalbano e Michele Castellani, autori anche della corona della Madonna della Visitazione del Tesoro di Enna. Già celebre nel Seicento per la sua preziosità con il nome di “sfera d’oro”, l’opera fu fortemente voluta dalla contessa donna Anna del Majno e Graffeo, che a seguito di gravissimi lutti familiari si ritirò in clausura nel monastero francescano di San Vito, donando tutti i suoi gioielli alla chiesa palermitana di Sant’Ignazio Martire all’Olivella per la realizzazione di uno straordinario ostensorio. Dal punto di vista compositivo e delle forme, l’opera non si discosta dalla tipologia diffusa nella prima metà del Seicento, legata a stilemi ancora tardo-manieristi, pur introducendo alcune peculiarità, come l’assenza della tradizionale statua di serafino a sostegno della mostra (l’elemento apicale con raggiera).

L’opera, trafugata assieme ad altre preziose suppellettili nella notte tra il 25 e il 26 dicembre 1870, venne recuperata pochi mesi dopo, purtroppo ridotta in tale stato di frantumazione da farla considerare irrecuperabile. Gli oltre trecento frammenti furono comunque conservati nei depositi di Palazzo Abatellis fino al 1999, quando la direzione della Galleria contattò l’Opificio per proporre la grande sfida del recupero dell’opera.

Tecnica esecutiva

L’Ostensorio è un’oreficeria complessa, composta da numerosi elementi realizzati per fusione (con la tecnica della cera persa) e in lamina, uniti tra loro tramite saldatura a fuoco e ancoraggi meccanici. Alcuni elementi sono smaltati, secondo la tecnica champlevé, ovvero scavando il supporto metallico e fondendo negli incavi lo smalto colorato (verde e blu traslucidi, giallo e verde opachi sulle parti in argento; blu, rosso e verde traslucidi e bianco opaco sulle parti in oro). L’incastonatura dei diamanti (oltre ottocentocinquanta, di altissima qualità e purezza) è stata predisposta già in fase di realizzazione del modello in cera, con incavi entro cui alloggiare le pietre e fissarle tramite la ribaditura dei lembi del castone dopo la fusione. Le parti in argento sono state dorate con la tecnica dell’amalgama di mercurio

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