Una straordinaria opera ritenuta perduta e il suo recupero, punto di svolta tecnologico e metodologico nel restauro delle oreficerie
L’Ostensorio, risalente agli anni 1640-1641, è opera di due orafi palermitani, Leonardo Montalbano e Michele Castellani, autori anche della corona della Madonna della Visitazione del Tesoro di Enna. Già celebre nel Seicento per la sua preziosità con il nome di “sfera d’oro”, l’opera fu fortemente voluta dalla contessa donna Anna del Majno e Graffeo, che a seguito di gravissimi lutti familiari si ritirò in clausura nel monastero francescano di San Vito, donando tutti i suoi gioielli alla chiesa palermitana di Sant’Ignazio Martire all’Olivella per la realizzazione di uno straordinario ostensorio. Dal punto di vista compositivo e delle forme, l’opera non si discosta dalla tipologia diffusa nella prima metà del Seicento, legata a stilemi ancora tardo-manieristi, pur introducendo alcune peculiarità, come l’assenza della tradizionale statua di serafino a sostegno della mostra (l’elemento apicale con raggiera).
L’opera, trafugata assieme ad altre preziose suppellettili nella notte tra il 25 e il 26 dicembre 1870, venne recuperata pochi mesi dopo, purtroppo ridotta in tale stato di frantumazione da farla considerare irrecuperabile. Gli oltre trecento frammenti furono comunque conservati nei depositi di Palazzo Abatellis fino al 1999, quando la direzione della Galleria contattò l’Opificio per proporre la grande sfida del recupero dell’opera.
L’Ostensorio è un’oreficeria complessa, composta da numerosi elementi realizzati per fusione (con la tecnica della cera persa) e in lamina, uniti tra loro tramite saldatura a fuoco e ancoraggi meccanici. Alcuni elementi sono smaltati, secondo la tecnica champlevé, ovvero scavando il supporto metallico e fondendo negli incavi lo smalto colorato (verde e blu traslucidi, giallo e verde opachi sulle parti in argento; blu, rosso e verde traslucidi e bianco opaco sulle parti in oro). L’incastonatura dei diamanti (oltre ottocentocinquanta, di altissima qualità e purezza) è stata predisposta già in fase di realizzazione del modello in cera, con incavi entro cui alloggiare le pietre e fissarle tramite la ribaditura dei lembi del castone dopo la fusione. Le parti in argento sono state dorate con la tecnica dell’amalgama di mercurio
Il principale problema era rappresentato dall’estremo stato di frantumazione dell’opera, consistente in più di trecento pezzi, divenuti oltre ottocento a seguito dello smontaggio. Alcuni erano talmente piccoli da essere stati catalogati come “minutaglie”. I frammenti erano lacerati e gravemente deformati; numerosi i pezzi andati perduti, tra cui porzioni di smalto e alcuni diamanti, oltre a svariati elementi di connessione, come dadi e viti. La presenza di alcune corrosioni degli elementi metallici era limitata alle zone di saldatura.
Da sottolineare come non esistesse, al momento della presa in carico da parte del Settore Oreficeria, alcuna documentazione grafica, pittorica o fotografica dell’aspetto originario dell’Ostensorio, che restava un assoluto mistero, nonostante la fama che lo aveva accompagnato dalla sua creazione
L’opera era stata sottoposta a piccoli interventi di riparazione in passato, con l’inserimento di elementi di connessione in ottone, rame e ferro. Tracce di saldatura a stagno testimoniano pregresse operazioni di consolidamento di zone fratturate o instabili
La prima operazione svolta è stata la catalogazione e lo studio tecnologico di ogni singolo frammento, prendendo nota di ogni aspetto utile: forma, dimensioni, tecnica di realizzazione, distanza tra i fori o i punti di ancoraggio, linee di frattura. È stato così possibile suddividere il materiale in vari gruppi, corrispondenti a diverse parti dell’opera, giungendo alla ricostruzione virtuale dell’aspetto originario, basandosi esclusivamente sui dati tecnici desunti dall’attenta osservazione e studio dei singoli frammenti.
Solo a questo punto è avvenuto lo smontaggio integrale dei frammenti, in modo da rendere possibile il ripristino formale degli elementi deformati, attraverso operazioni meccaniche graduali, anche con l’apporto di calore tramite lampada a infrarossi, che ha restituito al metallo una malleabilità sufficiente a sopportare le trazioni indispensabili per il recupero di forme e volumi.
La ricomposizione degli elementi fratturati e combacianti rappresentava la reale sfida, poiché le tecniche metallurgiche a conoscenza apparivano tutte insufficienti o inadatte allo scopo. Sono state via via scartate la saldatura a fuoco e quella a stagno, troppo invasiva la prima e troppo debole la seconda. Anche l’utilizzo di resine sintetiche per unire gli elementi era da escludere, dato l’incredibile numero di punti di incollaggio da affrontare e il grande peso che questi materiali avrebbero dovuto sostenere. La ricerca si è quindi indirizzata verso nuove strade, finora inesplorate nel restauro delle oreficerie: la saldatura a mezzo laser, già nota all’epoca in campo odontotecnico e orafo industriale. Questa tecnologia consente l’irraggiamento di un’area circoscritta con altissima energia, tale da fondere il metallo, senza alcuna interazione significativa con le zone circostanti. Questo ha reso possibile il ricongiungimento fisico dei frammenti originariamente unitari, consentendo l’operazione anche in prossimità degli smalti o dei diamanti. È importante sottolineare come non sia stata minimamente alterata la tecnica di assemblaggio originaria dell’Ostensorio, che risulta ancor oggi smontabile nelle sue parti, così come concepite dagli autori. Ogni elemento ripristinato nella sua unità è fissato agli altri tramite sistemi meccanici reversibili. È evidente come la saldatura a mezzo laser sia una forma irreversibile di consolidamento, andando a fondere il metallo di due frammenti combacianti senza possibilità di tornare alla condizione precedente e in questo senso deve essere ogni volta attentamente valutata. Nel caso dell’Ostensorio palermitano, l’irreversibilità dell’operazione è stata giudicata irrilevante, non essendo in alcun modo auspicabile il ritorno alla condizione di frammentarietà precedente.
Grazie a questo lavoro pioneristico, oggi la saldatura a mezzo laser è uno degli strumenti fondamentali nella nostra attività di restauro
Sezione successiva
