Il progetto di restauro dell’olifante mediceo ha previsto una radiografia, che ha permesso di evidenziare la presenza di un lungo pernio interno, la pulitura della superficie, l’integrazione delle lacune con strati di gesso e, infine, la reintegrazione pittorica con il metodo della selezione cromatica.
Il manufatto risulta realizzato da un unico corno in avorio (zanna di elefante), per metà rivestito di cuoio, per metà lasciato a vista ed in parte decorato con incisioni riempite di stucco colorato scuro, in modo da permettere al disegno di emergere dal bianco del materiale di fondo. Sulla parte libera dal rivestimento, al centro è praticato un foro ora chiuso con una sorta di tappo sempre in avorio.
Sulla superficie della parte rivestita di cuoio sono presenti disegni stilizzati ed un grande stemma Medici-Toledo. La presenza di questo stemma ha fatto pensare che l’oggetto sia stato eseguito proprio in occasione delle nozze del Granduca Cosimo I.
Al suo arrivo nei laboratori dell’Opificio, il rivestimento in cuoio risultava fortemente inaridito, annerito e macchiato da precedenti trattamenti a base di cere e olii. La superficie non intagliata dell’avorio era verniciata con gommalacca, in alcune zone stesa in modo non uniforme così da creare delle gocce a rilievo. In corrispondenza del foro centrale si notava una frattura passante, stuccata in maniera grossolana con una resina bianca dall’aspetto gommoso; il corno doveva essersi rotto in due metà ed i lembi delle due parti erano stati riaccostati in maniera non puntuale creando sensibili dislivelli.
Per capire come la rottura centrale fosse stata trattata in occasione dell’intervento precedente, in mancanza di qualsiasi documentazione d’archivio, l’opera è stata sottoposta ad una radiografia, grazie alla quale si è potuto evidenziare la presenza di un lungo pernio interno di circa cm 50.
Considerate le notevoli dimensioni del pernio e quindi il rischio di ripercussioni sull’opera, si è esclusa la possibilità di staccare nuovamente le due parti del corno per poter far combaciare meglio i margini.
Si è quindi proceduto alla pulitura della superficie dell’avorio dagli accumuli di vernice applicata in passato, per mezzo di impacchi di cotone e alcool etilico decolorato.
Sono state poi rimosse le stuccature, esteticamente non idonee per una corretta lettura dell’oggetto, prima meccanicamente con l’ausilio di un bisturi e, successivamente, con acetone applicato a cotoncino. Le lacune sono state quindi integrate con due strati di gesso. Dopo aver livellato la stuccatura per mezzo di bisturi e cartine abrasive, si è proceduto alla reintegrazione pittorica con il metodo della selezione cromatica, stendendovi infine una vernice protettiva.
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