Le due preziose coppe pervennero all’Opificio nel 2013, contestualmente alla campagna di manutenzione e restauro condotta dall’istituto su oltre venti vasi della collezione laurenziana del Museo degli Argenti.
Nel quadro della campagna di manutenzione e restauro condotta dall’Opificio su oltre venti vasi della collezione laurenziana del Museo degli Argenti, nel 2013 pervennero presso l’Istituto i manufatti che necessitavano delle operazioni più complesse; fra questi vi erano le due preziose coppe appartenute a Lorenzo il Magnifico, realizzate una in agata sardonica e l’altra in quarzo ametista.
La coppa in agata sardonica presentava numerose fratture ed una deturpante integrazione, eseguita verosimilmente nel secolo scorso mediante una spessa foglia d’argento con rivestimento vetroso. Dalle ispezioni compiute è risultato che l’opera, a seguito di un pregresso evento traumatico, aveva già subito un intervento di riassemblaggio.
Anche la coppa in quarzo ametista in passato era stata oggetto di un intervento d’incollaggio in seguito alla rottura in vari frammenti; in questo caso, però, l’insieme era stato ricomposto senza ritrovare i corretti livelli di giunzione tra le parti, mediante l’uso di un collante a base di gesso, cera d’api e colofonia, che era stato successivamente colato anche all’interno del vaso a garanzia di una migliore tenuta.
Le condizioni della coppa in agata sardonica erano tali da non richiedere un ulteriore intervento consolidante, per cui si è scelto di attutire l’antiestetica ragnatela di fratture applicando la resina epossidica Hxtal NYL-1 in corrispondenza del quadro fessurativo. A seguito di attente considerazioni si è optato per la rimozione della vecchia integrazione, ritenuta non più rispondente ai requisiti conservativi ed estetici; tale asportazione è stata effettuata mediante l’ausilio di piccoli dischi diamantati, dopodiché la lacuna è stata ricostruita in gesso R41 all’interno di una doppia parete contenitiva modellata in cera. Una volta smontate le pareti in cera, il livello del gesso è stato ribassato e reso scabro per accogliere il nuovo strato di finitura in Gesso Bologna e colla di coniglio; esso è stato poi raccordato al prezioso litotipo con la selezione cromatica e protetto con una vernice finale.
Nella coppa in quarzo ametista, alcune stuccature avevano perso il loro potere adesivo e perciò è stato necessario rimuoverle, mantenendo invece gli incollaggi ancora funzionali; dopo aver steso all’interno del corpo del vaso uno strato di cera, sono state eseguite lungo i margini delle rotture iniezioni di resina epossidica Hxtal NYL-1 in più passaggi. Per la seconda serie d’iniezioni, la resina è stata additivata con polvere di quarzo ametista setacciata in varia granulometria, al fine di conferire alle stuccature le idonee caratteristiche estetiche e di resistenza. In tal modo, grazie alla predisposizione di tasche in pasta sintetica da modello (DAS), la resina è andata prima a consolidare l’intero corpo del vaso e poi a sigillare le varie lacune, livellandosi allo spessore dell’ametista originale. Ciò ha consentito al tempo stesso di ottenere una superficie già lucida e di raccordare, laddove necessario, le diverse altezze fra i frammenti.
C. Innocenti, F. Toso, L’intervento su due vasi appartenuti a Lorenzo il Magnifico dal Museo degli Argenti di Firenze: l’approdo a nuovi criteri e a nuove tecniche di applicazione in “OPD Restauro”, n. 26/2014, (2015), pp. 141-150.
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