Andrea Appiani, Amore che tempra la freccia, Castello Sforzesco, Civiche raccolte grafiche e fotografiche, Milano

L’intervento di restauro si è reso necessario per salvaguardare l’integrità storica, estetica e strutturale dell’opera, nonché per permetterne la corretta e completa fruizione al pubblico. La principale problematica conservativa riguardava il tipo di montaggio che nel tempo aveva causato danni strutturali, limitando tra l’altro la completa lettura della composizione.

  • : Intervento di restauro
  • Stato attività: concluso

Dati

Informazioni sull’attività

Informazioni sull’opera

Informazioni storico-descrittive

La convinzione che lo studio dei disegni preparatori per grandi decorazioni avesse un ruolo formativo fondamentale nello sviluppo accademico di ogni giovane artista, fece maturare in Appiani la ferma idea di destinare dal 1806 alcuni suoi cartoni all’Accademia di Brera. Fu così che nel corso dell’Ottocento numerosi esemplari, che circolavano in collezioni private, confluirono a Brera e alla Raccolta dei Disegni del museo civico milanese. Gran parte di essi sono oggi riuniti nella Galleria d’Arte Moderna di Villa Reale in un allestimento che prevede l’esposizione permanente delle opere cartacee. Diversamente da queste, Amore che tempra la freccia (mm 1070 x 930, inv. Agg. 770) è rimasto nella raccolta del Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco a documentare un momento cruciale nella storia del disegno tra Sette e Ottocento, segnando tra l’altro la piena affermazione dell’artista tra il 1792 e il 1795.
Come emerso dagli studi di Arnalda Dallaj, il cartone in questione è stato eseguito per un affresco a finto bassorilievo, oggi purtroppo fortemente alterato da ridipinture, dipinto sulla volta di un soffitto di palazzo Corio-Casati in via San Paolo, oggi staccato e conservato nella Collezione d’Arte della Banca Popolare di Milano. Tale cartone è da considerarsi un documento di notevole interesse al fine di comprendere la prassi grafica, funzionale ai dipinti murali nel periodo prenapoleonico, in una fase precoce della carriera dell’artista. L’uso dello ‘spolvero’ in effetti non trova riscontro nei cartoni appianeschi più tardi e anche l’insolita essenzialità del segno grafico e la ripassatura a pennello e pigmento liquido sul carboncino sono chiare indicazioni di come il giovane pittore fosse ancora alla ricerca di una propria cifra stilistica originale.
Il cartone rappresenta il giovane dio in posa plastica mentre, con il braccio destro proteso verso l’alto pronto a scagliarsi sull’incudine, è intento a forgiare il suo infallibile dardo. Accanto Venere, spettatrice attenta ed assorta, si volge verso di lui con il volto appoggiato al braccio, mentre pensosa attende che Amore termini la sua opera. Sia per il soggetto, più volte affrontato dall’Appiani nel corso degli anni Ottanta, sia per l’uso dello spolvero, tecnica utilizzata dall’artista solo negli anni giovanili, anche questo cartone è stato giustamente riferito alla prima produzione del pittore, confermandosi quale documento di notevole interesse per comprendere il suo iter creativo.

Tecnica esecutiva

Amore che tempra la freccia è un cartone preparatorio per affresco eseguito su carta cerulea e composto da 6 fogli incollati lungo il perimetro. La tecnica di realizzazione ha previsto l’impiego di carbone e di un pigmento bruno dato a pennello. Perimetralmente è stata eseguita una riquadratura della composizione realizzata a matita rossa. Lungo le linee di disegno a pennello si possono inoltre rintracciare chiare e precise tracce di foratura, utilizzate per eseguire lo ‘spolvero’ della composizione su una nuova superficie.

Sezione successiva