Description of the intervention
All’arrivo in laboratorio, l’opera ha subito un trattamento di disinfestazione anossica della durata di 35 giorni. Successivamente è stato avviato il complesso intervento di rimozione degli strati non originali, il quale ha richiesto una lunga sperimentazione al fine di individuare la metodologia più idonea, efficace e rispettosa della pellicola pittorica originale.
Pulitura degli incarnati
La pulitura ha previsto la rimozione degli strati di entrambe le ridipinture presenti sull’incarnato originale: la prima, più antica, a base di bianco di piombo, bianco di zinco, poche terre e rarissimi grani di vermiglione; la seconda, di colore marroncino, a base di bianco di piombo, bianco di zinco, nero di carbone, terre e ocre. Solo per le parti più tenaci e vista la presenza di un’ulteriore stesura sottostante, si è deciso di rimuovere quella più recente, utilizzando una miscela solvente, gelificata in Klucel® G, applicata e lavorata a pennello per pochi minuti. Dopo la rimozione meccanica a tampone, si è proceduto ad opportuno lavaggio. Nei punti di difficile accesso, come la parte interna del collo della Madonna e i piedi, le dita, la parte interna delle braccia e delle gambe del Bambino, è stato necessario procedere diversamente, optando per l’applicazione di un’emulsione rigida O/W al 5%, mai adoperata negli interventi precedenti svolti all’interno del settore, con fase disperdente (gelificata con AgarArt® al 4%) composta da una soluzione tampone a pH 10 contente il chelante DTPA e fase dispersa costituita da alcol benzilico. L’emulsione è stata applicata e tenuta in posa per 120 minuti, rimossa meccanicamente, procedendo all’asportazione della ridipintura con tampone asciutto. Eliminata la ridipintura più recente, si è proceduto sulla più antica adoperando unicamente il bisturi.
Pulitura delle parti dorate
Dall’analisi dello stato di conservazione è emersa la presenza, sulla superficie dorata, di residui di una sostanza filmogena scarsamente fluorescente e di ritocchi a base di porporina, particolarmente difficili da rimuovere. Nella progettazione dell’intervento si è tenuto conto sia della fragilità della tecnica esecutiva originale (foglia d’oro su bolo), sensibile all’uso di mezzi acquosi, sia della tenacità delle sostanze da rimuovere. Pertanto, per le aree prive di porporina sono state adoperate due emulsioni W/O al 20%, alternate in base alle caratteristiche delle sostanze: la prima con fase disperdente a base di SSG C-12 di White Spirit e fase dispersa a base di una soluzione tampone a pH 7,5; la seconda con la stessa fase disperdente, ma fase dispersa contenente EDTA. Le emulsioni sono state applicate, lavorate a pennello e rimosse meccanicamente a tampone, con successivo lavaggio con ligroina. Per la rimozione della porporina, localizzata soprattutto sui capelli della Madonna e del Bambino, sulle bordature del manto della Madonna e su alcune parti del panno del Bambino, è stato adoperato un SSG a pH 9 contenente EDTA (1g di EDTA, 50 ml di acqua demineralizzata, 5 ml di TEA e 1,5 g di Carbopol). Il gel, applicato con microapplicatori dentistici, è stato lasciato in posa per 1 minuto e rimosso meccanicamente a tampone. Il lavaggio è stato effettuato con microapplicatori e alcol isopropilico, procedendo solo sulle aree trattate.
Pulitura del manto blu
Sulla pellicola pittorica originale è stata individuata una riammannitura grigia, a base di gesso e colla ani-male. Su di essa erano presenti tre strati successivi, in ordine dal più antico: stesura di azzurrite; stesura brunastra a base di terre, ocre, carbonato di calcio e bianco di zinco; infine una stesura, eseguita in due volte successive, a base di blu oltremare artificiale, verde di Scheele, litopone, bianco di zinco. Dall’accurata valutazione dello strato pittorico originale, a base di azzurrite e pochissime tracce di blu oltremare, era emerso come quest’ultimo presentasse uno stato di conservazione compromesso: la cromia era ormai alterata, in numerosi punti era lacunosa e difficilmente recuperabile. Alla luce di queste con-siderazioni e appurata la somiglianza compositiva e cromatica tra la pellicola pittorica originale e la ridipintura a base di azzurrite, si è scelto di recuperare quest’ultima, rimuovendo solo le due ridipinture soprastanti. Quella più recente ottocentesca è stata rimossa con la stessa modalità adottata per gli incarnati; per lo strato brunastro non originale, invece, è stato necessario valutare la difficoltà di adoperare mezzi meccanici, come il bisturi, e la natura dell’azzurrite sottostante, un carbonato basico di rame sensibile agli acidi, alle basi e agli agenti chelanti. Di conseguenza, sono state condotte prove con gel a differenti valori di pH, soluzioni tampone ed emulsioni W/O gelificate. Nonostante alcune formulazioni risultassero efficaci, un’attenta osservazione al microscopio ha fatto emergere dei dubbi su una possibile interazione con il substrato sottostante. Per tale motivo e per una maggiore cautela, si è optato per l’uso di un ablatore a ultrasuoni .
Pulitura del risvolto interno del manto blu
Per quanto riguarda il risvolto interno del manto della Madonna, oltre all’ultima ridipintura a base di blu oltremare artificiale, verde di Scheele, litopone, bian-co di zinco, erano presenti altri quattro strati successivi all’originale. Se la ridipintura più recente è stata rimossa con la stessa miscela adoperata sugli incarnati, diversamente, sui due strati sottostanti si è proceduto a testare diverse emulsioni:
1) emulsione rigida O/W al 10% con fase disperdente una soluzione acquosa a pH 12 contenente DTPA, gelificata con Agar, e fase dispersa costituita da Alcol Benzilico;
2) emulsione rigida O/W al 10% con fase disperdente una soluzione acquosa a pH 11 contenente DTPA, gelificata con Agar, e fase dispersa costituita da Alcol Benzilico;
3) emulsione rigida O/W al 10% con fase disperdente una soluzione acquosa a pH 10 contenente DTPA, gelificata con Agar, e fase dispersa costituita da Alcol Benzilico;
4) emulsione rigida O/W al 10% con fase disperdente una soluzione acquosa a pH 8,5 contenente DTPA, gelificata con Agar, e fase dispersa costituita da Alcol Benzilico.
L’emulsione contenente la fase disperdente a pH 10 è stata quella più efficace. Dunque, si è proceduto al suo utilizzo con tempi di applicazione di 120 minuti.
In seguito alla rimozione meccanica tramite spatola, si è proceduto al risciacquo con soluzione acquosa a pH 8,5 e conducibilità 1000 μS.
La rimozione della ridipintura a base di bianco di piombo è stata problematica. Tale strato era particolarmente tenace, pertanto è stato impossibile adoperare mezzi meccanici come il bisturi. Volendo adoperare dei mezzi chimici, è stato necessario valutare la composizione degli strati sottostanti, onde evitare un loro danneggiamento. Infatti, la malachite e il verderame della pellicola pittorica originale sono sensibili all’uso di acidi e basi, oltre che all’uso dei chelanti.
Per tale motivo, si è deciso di adoperare una soluzione a pH 7,5 contenente chelante DTPA, avendo la cura di applicare la soluzione sottoforma di gel rigido (gelificante Agar al 4%), al fine di limitare l’azione chimica al solo strato di Biacca.
Il gel rigido è stato applicato per 180 minuti, successivamente è stato rimosso meccanicamente e dopo si è proceduto alla rimozione dello strato rigonfiato mediante tampone asciutto o leggermente bagnato di soluzione di risciacquo a pH 7,5 e conducibilità 1000 µS. Nonostante l’efficacia del metodo adoperato, è stato necessario procedere ad una lunga rifinitura a bisturi, ancora in corso d’opera, e resa più complicata dal modellato delle pieghe.
Pulitura della veste rossa
Lo studio diretto della scultura, con l’apertura di diversi tasselli mediante l’uso di bisturi e microscopio, unitamente alle indagini diagnostiche, ha confermato la presenza della cromia originale in più punti, tranne sulla macrolacuna del seno della Madonna, sul suo braccio destro e sulla zona frontale (tra due pieghe) attraversata da uno spacco radiale. Sulla parte inferiore la pellicola originale risultava abrasa. In seguito a questa fase preliminare, è seguito un lungo iter decisionale sul procedere o meno alla rimozione delle ridipinture: i decori gialli a base di terre, ocre e bianco di zinco e lo strato di lacca rossa e bianco di zinco, applicato su un ulteriore strato a base di minio. Infatti, nonostante la presenza certa della pellicola pittorica originale, dalle prove eseguite è emersa con evidenza la fragilità di quest’ultima, con la conseguente impossibilità a procedere con mezzi meccanici senza comprometterla e danneggiarla irrimediabilmente. È stata svolta una approfondita sperimentazione di diversi sistemi di pulitura al fine di individuare quello più idoneo. Sono stati testati:
- miscele solventi a differente polarità, gelificate a diverso grado di viscosità e applicate a intervalli di tempo crescenti;
- soluzioni tampone a differente pH (da 7,5 a 11), con o senza l’aggiunta di chelante DTPA, in forma di gel a media viscosità o gel rigidi, applicati a pennello, la-vorati o lasciati a impacco, a differenti intervalli di tempo;
- emulsioni O/W con fase disperdente composta da soluzioni tampone a differente pH, con o senza chelante (DTPA), e la fase dispersa costituita da alcol benzilico a differente percentuale (da 2 al 20%); tali emulsioni sono state realizzate in forma gelificata, polimerica e rigida, applicate con intervalli di tempo crescenti;
- emulsioni W/O con la fase disperdente composta da SSG C-12 di ligroina e la fase dispersa costituita da soluzioni tampone a differente pH (da 7,5 a 11) a percentuale crescente (10-20%) contenenti DTPA, a cui è seguita la modifica della fase disperdente con aggiunta di alcol benzilico a differente concentrazione. Le emulsioni preparate sono state applicate a pennello e lasciate in posa a intervalli di tempo crescenti;
- uso dell’ablatore a ultrasuoni impostato alla minima potenza. Alcune prove sono risultate valide nella rimozione degli strati di vernice e della ridipintura a base di lacca rossa e bianco di binco, ma inefficaci per la rimozione del minio sottostante. Infatti, vi era un parziale rigonfiamento dello strato, ma anche una pericolosa apertura del cretto, con conseguente interazione tra i materiali di pulitura e l’originale. In seguito all’esecuzione delle prove descritte, in accordo con la Direzione dei Lavori, si è optato per il mantenimento della ridipintura e la sola rimozione degli strati di vernice superficiale e del nero fumo, che alteravano la cromia generale. Quindi si è proceduto alla loro rimozione eseguendo ulteriori prove, tra le quali:
- miscele solventi;
- gel di Pemulen® a pH 7,5-8,5 con aggiunta di soluzione chelante (acido citrico);
- emulsione siliconica W/O al 20% con fase disperdente costituita da gel siliconico (Velvesil Plus®) e fase dispersa a base di una soluzione tampone a pH 8,5;
- emulsione gelificata polimerica W/O al 20% con fase disperdente composta da un SSG C-12 di ligroina e fase dispersa a base di una soluzione tampone a pH 7,5 con aggiunta di chelante (acido citrico);
- emulsione O/W al 10% con fase disperdente costituita da una soluzione tampone a pH 7,5 con aggiunta di chelante (acido citrico) gelificata con xantano e fase dispersa a base di alcol benzilico.
Quest’ultima prova è risultata la più idonea, dunque si è proceduto alla sua applicazione e lavorazione a pennello, con successiva rimozione meccanica a tampone e risciacquo con una soluzione acquosa di lavaggio a pH 7,5 e conducibilità 1000 µS.
Pulitura del panneggio del Bambino
Il panneggio del Bambino è interamente dorato16 con risvolti interni policromi. Dalle analisi è emersa la presenza di una ridipintura a base di bianco di zinco, sotto la quale si estendono diverse stesure a base di bianco di piombo. In alcuni campioni, tuttavia, sono presenti tracce di blu oltremare, indaco e alcuni grani di vermiglione. La pulitura ha previsto la rimozione della ridipintura a base di bianco di zinco con la stessa metodologia impiegata per la rimozione delle ridipinture più re-centi presenti sugli incarnati e sul manto blu.
Consolidamento della pellicola pittorica del manto blu
Dopo la pulitura, la pellicola pittorica del manto blu della Madonna risultava parzialmente decoesa, rendendo necessario un intervento di consolidamento. Dopo una fase sperimentale, si è optato per l’uso della resina alifatica Regalrez® 1126 al 5% in White Spirit D40, applicata a pennello. Un secondo intervento di consolidamento si è reso necessario al completamento dell’operazione di chiusura dei fori di tarlo. Durante tale intervento, infatti, è emerso come la superficie fosse sensibile alla ligroina. Pertanto, si è optato per l’uso di un adesivo organico in soluzione acquosa, Funori all’1%.
Chiusura dei fori di tarlo e integrazione strutturale
La chiusura dei fori di tarlo è stata realizzata in due modi: sul manto rosso, sulla doratura e sugli incarnati è stato adoperato uno stucco a base di Balsite®; sul manto blu, invece, si è proceduto adoperando ovatta intrisa di soluzione di Funori allo 0,5%. Tale differenziazione si è resa necessaria a causa dello stato di conservazione del manto della Madonna, sensibile ai solventi dello stucco a base di Balsite®.
Integrazione strutturale
Le fessurazioni dovute al processo di stagionatura del legno e all’utilizzo del tronco pieno sono state integra-te con inserti di balsa, opportunatamente intagliati e fatti aderire con colla di pesce.
Stuccature delle lacune
L’intervento è stato realizzato con uno stucco a base di gesso e colla, applicato a pennello e/o spatola secondo l’estensione e localizzazione delle lacune. Sulla guancia destra, sulle mani e sul retro del manto della Madonna e sul braccio del Bambino, lo stucco è stato applicato prestando attenzione al modellato e alla morfologia della superficie. I capelli del Bambino hanno richiesto un intervento più esteso al fine di ricreare i volumi corretti. Alcune parti sono state ricostruite con resina bicomponente (Balsite®). Successivamente è stata eseguita la rasatura con bisturi a diversa lama e raschietti di differente dimensione.
Presentazione estetica
La policromia è stata integrata con la tecnica della selezione cromatica ad acquerello. Le piccole lacune sono state trattate con integrazione mimetica, mentre sulle abrasioni sono state applicate velature così da uniformare il tessuto pittorico e migliorarne la leggibilità. Per l’integrazione della doratura si è intervenuti con metodi differenti in base all’estensione delle lacune: per quelle di piccole dimensioni, dopo aver riproposto il bolo, si è proceduto con oro in conchiglia; per quelle di dimensioni maggiori, invece, è stata adoperata la foglia d’oro.
Intervento sulla base
Il basamento, frutto di un intervento pregresso non originale, presentava parti ‘dorate’ realizzate con la stesura di una tempera, ricoperta poi da porporina, ormai alterata. Dopo l’intervento di pulitura, le parti lignee sono state stuccate a pennello, curando il seguente intervento di rasatura con raschietti e bisturi a lama fissa. In seguito, sono state applicate quattro mani di bolo rosso, poi brunito con delle PU Sponges. Successivamente, si è proceduto a dorare con la tecnica a guazzo. La superficie, infine, è stata abrasa e patinata con l’obbiettivo di riproporre una doratura simile a quella nelle parti originali.
Verniciatura
L’intervento di verniciatura ha richiesto, come per la pulitura, una fase di sperimentazione. Sono state preparate quattro formulazioni di resina urea-aldeide (Laropal® A81) disciolta in Shellsol® T (35%) e Shellsol® A (65%), con rapporti 1:4, 1:5, 1:6 e 1:7, testate su diverse campiture (fig. 13). Valutati i risultati della sperimentazione, è stata adoperata la formulazione 1:6 per il manto blu della Madonna, per le campiture verdi, per il risvolto interno del perizoma del Bambino e per i capelli; la formulazione 1:7 per gli incarnati e quella 1:5 per la veste rossa. Dopo la verniciatura, si è eseguita la revisione del ritocco con i colori a vernice Gamblin®, ponendo particolare attenzione al manto blu, che sin dall’inizio è risultato essere più problematico. Solo su quest’ultima campitura si è deciso di proseguire con un’ulteriore verniciatura finale, realizzata a pennello, a base di resina alifatica (Regalrez® 1094) disciolta in Shellsol® D40 con l’aggiunta del 2,5% di cera microcristallina, in concentrazione 1:6.