Description of the intervention
L’intervento di restauro è iniziato con il delicato smontaggio delle sculture dalla parete, a seguito del quale è stato possibile procedere con lo stacco, per mano di Fabrizio Bandini, dell’intonaco dipinto.
Successivamente, il muro retrostante in mattoni pieni, irrimediabilmente danneggiato dall’umidità, è stato demolito dall’esterno della chiesa e ricostruito in pietra con la tecnica del “cuci-scuci”. La nuova parete è ventilata, perché dal lato interno della chiesa è stata costruita una muratura in mattoni, lasciando un’intercapedine con il paramento lapideo. Le operazioni sono state eseguite dagli studenti della Scuola Edile di Poix Terron delle Ardenne coordinati dai tecnici della Scuola Edile di Arezzo.
La pittura murale seicentesca è stata restaurata da Philip Kron Morelli e da lui montata su un pannello indeformabile di materiale inerte (resina, fibre di vetro e struttura interna alveolare in alluminio), fissato alla nuova parete in mattoni per mezzo di lunghi tasselli. Questo pannello, insieme alla parete ventilata, isola completamente sia la pittura murale che il gruppo in terracotta policroma dall’eventuale umidità trasmessa dalle murature. Grazie al restauro, oggi è possibile apprezzare dettagli finora nascosti, come la casa in riva al corso d’acqua a sinistra della figura di San Nicola (porzione eseguita “a buon fresco”), oppure le stelle sullo sfondo (pittura murale). Della parte alta dell’intonaco originale non è rimasto più nulla, ed è stata quindi integrata con un colore monocromo che riprende i toni verdi delle porzioni adiacenti.
Le sculture, spostate nella chiesa dopo il 1583, sono state liberate dalle ricostruzioni in malta e dalle numerose ridipinture, portando alla luce i colori originali grazie al paziente lavoro di Stefania Bracci e Francesca Rossi. Le figure di San Nicola e di San Pietro sono divise ciascuna in tre pezzi di cottura, oggi sottolineati dall’inserimento di giunti sagomati che migliorano la stabilità reciproca tra i pezzi. Anche la Madonna con Bambino è foggiata in tre pezzi: la parte inferiore della Vergine infatti è separata dal busto, mentre le mani sono attaccate alla figura del Bambino, fissato sulle gambe della Madonna tramite un perno in fibra di vetro e resina che va a sostituire un lungo ferro arrugginito.
Sul retro delle sculture sono stati realizzati dei diaframmi orizzontali in pasta epossidica, sui quali sono state fissate le staffe che ancorano i pezzi ceramici al pannello retrostante. Ulteriori viti, inserite dal fronte sulle ricostruzioni in pasta epossidica, assicurano le porzioni superiori delle tre sculture al pannello di supporto. Questo sistema di montaggio è stato progettato e realizzato dal funzionario restauratore dell’Opificio delle Pietre Dure Chiara Fornari.
Indispensabile è stato il supporto tecnico e logistico ai lavori di restauro offerto in più fasi di cantiere da Giovanni e Michelangelo Rotella. Tutti i materiali impiegati per il restauro sono reversibili e le superfici ritrattabili, nel completo rispetto dell’integrità dell’opera.