{"id":18132,"date":"2025-07-24T20:22:56","date_gmt":"2025-07-24T18:22:56","guid":{"rendered":"https:\/\/opificiodellepietredure.cultura.gov.it\/?post_type=tribe_events&#038;p=18132"},"modified":"2025-10-31T12:54:55","modified_gmt":"2025-10-31T11:54:55","slug":"sulle-tracce-di-giotto-a-roma-il-frammento-vaticano","status":"publish","type":"tribe_events","link":"https:\/\/opificiodellepietredure.cultura.gov.it\/en\/event\/sulle-tracce-di-giotto-a-roma-il-frammento-vaticano\/","title":{"rendered":"Sulle tracce di Giotto a Roma: il Frammento Vaticano"},"content":{"rendered":"<p>Dal <strong>29 luglio<\/strong> al <strong>1 novembre 2025<\/strong> il Museo dell\u2019Opificio delle Pietre Dure di Firenze accoglier\u00e0, nell\u2019ambito del ciclo <em><strong>Caring for Art. Restauri in mostra<\/strong><\/em>, un ospite di importanza straordinaria per il mondo dell\u2019arte e della ricerca: il cosiddetto <em><strong>Frammento Vaticano<\/strong><\/em>, unico resto del ciclo di pitture murali che <strong>Giotto<\/strong> e la sua \u00e9quipe realizzarono nel primo quarto del XIV secolo nell\u2019<strong>antica<\/strong> <strong>Basilica di San Pietro in Vaticano<\/strong>. Un\u2019opera di eccezionale valore storico e artistico, ora godibile pienamente dopo un complesso intervento di <strong>restauro condotto dall\u2019Opificio delle Pietre Dure<\/strong> tra il 2016 e il 2019.<\/p>\n<p>Il <em>Frammento Vaticano<\/em> rappresenta una rara testimonianza dell\u2019attivit\u00e0 romana di Giotto: si tratta di una porzione di pittura murale staccata, attualmente inglobata in un letto di gesso che ne costituisce il supporto, raffigurante due sobrie e potenti figure di santi a lungo identificate, \u00a0a torto, con San Pietro e San Paolo.<\/p>\n<p>La storia di questo lacerto \u00e8 affascinante e segnata da una complessa stratificazione di materie e memorie. L\u2019<strong>antica Basilica di San Pietro<\/strong>, eretta nei <strong>primi secoli del Cristianesim<\/strong>o, fu progressivamente demolita a partire dal XVI secolo per far posto al progetto di Bramante e Michelangelo. Della <strong>decorazione murale trecentesca<\/strong> affidata al pi\u00f9 importante pittore del tempo e \u00a0la cui memoria \u00e8 tramandata nelle fonti, questo frammento \u00e8 <strong>l\u2019unica testimonianza<\/strong> materiale, sopravvissuto per il suo valore testimoniale e devozionale e perci\u00f2 conservato nel tempo con grande cura.<\/p>\n<p>Un\u2019<strong>iscrizione sul retro<\/strong> ricorda come, nel <strong>1610<\/strong>, l\u2019opera fu donata da <strong>Pietro Strozzi<\/strong>, canonico della basilica vaticana e segretario di Papa Paolo V, a <strong>Matteo Caccini<\/strong>. Quest\u2019ultimo, riconoscendone l\u2019importanza, provvide a farlo ornare e a <strong>esporlo al culto<\/strong>, non sappiamo in che luogo, nel <strong>1625<\/strong>.<\/p>\n<p>Poco visto e poco studiato, il dipinto \u00e8 stato <strong>esposto \u00a0nel 2015<\/strong> in occasione della <strong>mostra <em>Giotto, l\u2019Italia<\/em><\/strong> (Milano, Palazzo Reale), durante la quale emerse con chiarezza l\u2019<strong>urgenza di un restauro<\/strong> che potesse \u00a0aiutare a comprenderne gli \u00a0aspetti tecnici e stilistici.<\/p>\n<p>A partire <strong>dal 2016<\/strong> l\u2019Opificio delle Pietre Dure ha intrapreso una minuziosa campagna di <strong>indagini diagnostiche<\/strong>, seguita da un attento <strong>restauro<\/strong>. L\u2019intervento ha avuto come fulcro la rimozione di ridipinture e patine sovrapposte nel corso dei secoli, che avevano progressivamente compromesso la leggibilit\u00e0 del pezzo, oscurando la raffinatezza della pittura originaria.<\/p>\n<p>La pulitura ha riportato alla luce stesure delicate e finissime. Le indagini all\u2019infrarosso hanno evidenziato la costruzione delle figure, caratterizzata da ombreggiature nette e profonde. Gli incarnati sono modellati con piccoli tocchi di pigmento \u2013 ocre e ossidi \u2013 su una base verdaccio, mentre i tratti dei volti, come nasi e labbra, sono marcati da decisi segni neri e rossi. Questa <strong>modalit\u00e0 esecutiva<\/strong>, riconoscibile e coerente con le tecniche giottesche, ha permesso di <strong>confermare l\u2019attribuzione<\/strong> diretta al maestro stesso, dissipando i dubbi emersi nei decenni precedenti.<\/p>\n<p>L\u2019accurato recupero di questa pittura, oggi leggibile nella sua autenticit\u00e0, consente di inserirla con maggiore certezza nel corpus delle opere giottesche, stimolando nuove riflessioni cronologiche e stilistiche, nonch\u00e9 confronti con altre prove della sua attivit\u00e0, dalla basilica inferiore di Assisi al Polittico Stefaneschi, fino al Santo Stefano oggi conservato al Museo Horne di Firenze.<\/p>\n<p>Come ebbe a scrivere <strong>Serena Romano<\/strong> nello studio di presentazione dell\u2019intervento:<\/p>\n<p>\u201c<em>Nella storia dell\u2019arte medievale le certezze sono rare, le datazioni delle opere viaggiano di decenni se non di secoli, le attribuzioni sono difficili e i nomi d\u2019artista, quando esistono, spesso nebbiosi. Quello che presentiamo oggi, dopo il magistrale restauro effettuato dall\u2019Opificio, \u00e8 invece un miracolo di storia, di conservazione, di tradizione: un miracolo che restituisce alla conoscenza pubblica quello che senza troppe cautele si pu\u00f2 definire un grande inedito pittorico di Giotto e, per altri versi, un concentrato di vicende storiche eccezionali, ed eccezionalmente documentate<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Questa prolungata esposizione offre quindi l\u2019<strong>opportunit\u00e0 unica<\/strong> per il pubblico, tanto di studiosi come di semplici appassionati, di \u00a0ammirare un <strong>frammento giottesco quasi inedito<\/strong>, ma anche di conoscere da vicino i risultati di un progetto di studio, conservazione e valorizzazione condotto con rigore scientifico.<\/p>\n<p>Si tratta di un evento eccezionale, reso possibile dalla <strong>generosa disponibilit\u00e0 dei proprietari dell\u2019opera<\/strong> e dall\u2019impegno costante dell\u2019Opificio delle Pietre Dure per il patrimonio artistico italiano. In questo contesto, il ciclo <em>\u201cCaring for Art. Restauri in mostra\u201d<\/em> si conferma uno spazio di riflessione privilegiato sul valore della cura per l\u2019arte, come atto conoscitivo e civile, che consente di riscoprire capolavori dimenticati e restituirli alla collettivit\u00e0.<\/p>\n<h3><strong>Dove e quando<\/strong><\/h3>\n<p><em>Caring for Art. Restauri in mostra<\/em> \u2013 Esposizioni temporanee al Museo dell\u2019OPD<strong><br \/>\nSulle tracce di Giotto a Roma: il <em>Frammento Vaticano<\/em><br \/>\n<\/strong>Dal 29 luglio al 1 novembre 2025 &#8211; <strong>Prorogata fino al 6 dicembre 2025<\/strong><\/p>\n<p>Museo dell\u2019Opificio delle Pietre Dure<br \/>\nVia degli Alfani 78 &#8211; Firenze<br \/>\nOrari di apertura: luned\u00ec-sabato 8.15-14.00<br \/>\nL\u2019accesso \u00e8 compreso nel costo del biglietto di ingresso al Museo (intero 6,00 \u20ac, ridotto 2,00 \u20ac)<\/p>\n<p>Aperture straordinarie serali: 1 e 29 agosto, 5 settembre con orario 19:00-23:00<\/p>\n<p>Aperture straordinarie pomeridiane: 4, 11, 18, 25 settembre, 2, 9, 16, 23, 30 ottobre con orario 14:00-18:00<\/p>\n<h3><strong>Ciclo <\/strong><strong>OPD Caring for Art:<\/strong><\/h3>\n<p>Un progetto di Emanuela Daffra<br \/>\nDirezione del Museo: Laura Speranza, Riccardo Gennaioli con Angela Verdiani<br \/>\nUfficio Tecnico: Lorenza Alcaro con Stefania Cacciatore e Pasquale Ieva<br \/>\nComunicazione: Maria Emilia Masci con Veruska Filipperi<\/p>\n<h3><strong>Restauro e apparati per il pubblico:<\/strong><\/h3>\n<p>Opificio delle Pietre Dure<br \/>\nSettore Pitture murali e stucchi<br \/>\ndirezione: Renata Pintus<br \/>\nProgettazione e direzione lavori per gli aspetti storico-artistici: Cecilia Frosinini<br \/>\nProgettazione e direzione lavori per gli aspetti tecnici: Alberto Felici<br \/>\nEsecuzione del restauro del frammento di pittura murale staccata: Alberto Felici<br \/>\nEsecuzione del restauro della cornice: Alberto Dimuccio, Francesca Brogi<br \/>\nDirezione indagini scientifiche: Giancarlo Lanterna, Carlo Galliano Lalli<br \/>\nIndagini radiogra\ufb01che: Andrea Cagnini (lab. Scientifico OPD), con la collaborazione di Ottavio Ciappi<br \/>\nIndagini chimiche: Carlo Galliano Lalli, Giancarlo Lanterna (lab. Scientifico OPD), con la collaborazione di Federica Innocenti;<br \/>\nStudio spettroscopico non invasivo mediante spettroscopia infrarossa in ri\ufb02essione: Francesca Rosi, Laura Cartechini, Costanza Miliani (CNR-ISTM, Perugia)<br \/>\nFluorescenza X: Pietro Moioli, Claudio Seccaroni (ENEA Roma, La Casaccia)<br \/>\nAnalisi georadar: Massimo Coli, Lorenzo Innocenti (Dipartimento di Scienze della Terra, Universit\u00e0 degli Studi di Firenze), Paolo Papeschi, Fabio Giannino (IDS GeoRadar Srl, Exagon Group, Pisa)<br \/>\nAnalisi a immagine multispettrale VIS-NIR: Raffaella Fontana, Jana Striova, Enrico Pampaloni, Alice Dal Fovo, Marco Raffaelli, Marco Barucci (CNR-INO, Firenze)<br \/>\nDiagnostica per immagini e documentazione<\/p>\n<h3><strong>Per informazioni:<\/strong><\/h3>\n<p>Opificio delle Pietre Dure, Museo<br \/>\nVia degli Alfani 78 \u2013 50121 Firenze<br \/>\nSegreteria del Museo<br \/>\ntel.: 055 2651323<br \/>\n<a href=\"mailto:opd.museo@cultura.gov.it\">opd.museo@cultura.gov.it<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ufficio Stampa<br \/>\nStudio ESSECI di Sergio Campagnolo<br \/>\ntel. 049663499<br \/>\nReferente Simone Raddi:<br \/>\n<a href=\"mailto:simone@studioesseci.net\">simone@studioesseci.net<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 29 luglio al 1 novembre 2025 al Museo dell\u2019Opificio delle Pietre Dure la mostra &#8220;Sulle tracce di Giotto a Roma: il Frammento Vaticano&#8221; per la rassegna: Caring for Art. 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